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La geografia dell’economia creativa italiana

Definizione dell’economia creativa italiana

La mappatura dell’economia creativa è stata una questione sconcertante e provocatoria nell’ultima decade. Criteri di classificazione divergente per tirare linee di confine di questo concetto confuso ha generato una considerevole incertezza della definizione nella comunità polita ed accademica. Le nozioni tradizionali dei prodotti culturali e creativi sono in accordo con i criteri del pregio espressivo, il capitale intellettuale, il significato sociale e trova oggi un contenuto semiotico a controbilanciare con altri argomenti più funzionali ed attività che ciononostante diventi carico di cultura ed investito sempre più di significati simbolici ed estetici(LASH ed URRYT,1994).

Come risultato, la nozione di economia creativa è diventata uno spazio magmatico ed in evoluzione, il quale opera con complesse interazioni tra conoscenza,cultura,economia e tecnologia. In dipendenza dagli approcci, esso copre con diversa intensità una manciata di settori produttivi e distributivi i quali si dispongono dalle industrie audiovisive alle belle arti, dalla pubblicità all’arte ed alle industrie relazionate ad un progetto. Inoltre, la metrica adottata per analizzare la dimensione e la reputazione dell’economia creativa può condurre anche a più confusione.

Gli approcci industriali ed occupazionali possono produrre valutazioni divergenti dell’occupazione creativa – l’unità d’analisi più adottata – e forniscono immagini distorte dei modelli economici ed organizzativi (MARKUSEN et al.,2008). I sistemi di classificazione industriale includono tutti i lavoratori del settore economico,sia producendo direttamente che indirettamente contenuti culturali e creativi,mentre loro sottostimano le attività creative prendendo posto nei settori non creativi. Al contrario, l’analisi occupazionale provvede ad un’immagine trasversale della forza lavoro creativa in tutte le attività commerciali, ma ignora la catena produzione-consumo dei prodotti creativi,nel quale i lavoratori non creativi sono inclusi. E’ cruciale, come proposto da HIGGS e CUNNIGHAM (2008) con “l’Approccio Tridente Creativo”, combinando le due metriche dovrebbe fornire dettagli analitici più profondi, ma tale accuratezza metodologica dipende in gran parte dalla disponibilità dei dati.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La geografia dell’economia creativa italiana

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Martinasso
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Giuseppe Tardivo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 22

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