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I Partnership Frameworks dell'Alleanza Atlantica: Istituzionalismo e Neorealismo a confronto

Il management statunitense dell’Alleanza Atlantica

Nel V secolo a.C., Atene riuscì a costituire attorno a sé una forte coalizione regionale di città-stato per difendersi nella lotta contro il nemico ritenuto più forte e pericoloso in quel periodo, l’Impero Persiano, e per assicurarsi il mantenimento e l’accrescimento del proprio potere e della propria sicurezza nel Peloponneso.
Col passare degli anni e delle numerose sconfitte subite, la Lega Delio-Attica, malgrado fosse stata pensata per raggiungere obiettivi prettamente anti-persiani, venne utilizzata per controbilanciare un ulteriore nuovo ostacolo alla preponderanza di Atene in Grecia, ormai sempre più predominante nella regione, ovvero la coalizione formata da Sparta e dai suoi affiliati, la Lega del Peloponneso.

Tuttavia, nell’affrontare i numerosi e lunghi conflitti che caratterizzarono il periodo della Guerra del Peloponneso, la Lega comandata da Atene divenne in realtà uno strumento di dominio delle polis sotto il suo comando: attraverso l’espressione di principi e di promesse di eguaglianza, libertà e ricchezza, per convincerle a stringersi sempre di più attorno ad essa e per scongiurare così le possibili defezioni, queste ultime venivano invece il più delle volte aggressivamente assediate, saccheggiate e distrutte, soprattutto se alla fine sceglievano di non conformarsi alle richieste politiche ateniesi. La città egemone, dunque, era disposta a ricorrere a tutto pur di garantirsi la fedeltà degli alleati all’interno della coalizione militare da essa creata, spinta da un naturale e sempre più crescente desiderio di espansione e di preponderanza, le uniche variabili che potevano assicurarle la massima sicurezza e il maggior numero di “affiliati” da cui estrarre anche risorse materiali e territoriali, nel difficile contesto regionale greco, in cui anche altre città stavano incrementando la propria potenza in maniera consistente.

Allo stesso modo, anche secondo il filosofo francese Todd, gli Stati Uniti, decidendo per la creazione della NATO e premendo per il suo mantenimento nel dopo Guerra Fredda, si comportarono infatti in maniera molto simile all’egemone ateniese: nata essenzialmente come una coalizione militare per rispondere all’aggressività della minaccia sovietica, come la Lega di Delo rispetto a quella persiana, essa fu appunto forgiata secondo gli interessi primari della potenza-guida, l’unica che aveva, soprattutto inizialmente, le capacità militari e strategiche per renderla operativa ed efficace, e con l’obiettivo primario di difendere il continente europeo, considerato imprescindibile per il mantenimento della sua sicurezza.

E sempre come Atene, cercò di fare leva sulla propria leadership democratica, promuovendo, alla fine dei due conflitti mondiali, l’eccezionalità dei propri principi liberali modernizzatori non solo nei paesi dell’Europa Occidentale, ma anche, e ancora di più, successivamente alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, in quelli centro-orientali: gli Stati Uniti dovevano essere infatti considerati come l’unico esempio, il modello ideologico, sociale ed economico al quale conformarsi, perché risultati vincitori nella più grande sfida militare e politica mai affrontata e perché, solo in questo modo, avrebbero potuto mantenere un equilibrio di potenza principalmente a loro favore. La fine del bipolarismo infatti, oltre a comportare un grande incremento nella loro forza strategica in senso sostanzialmente egemonico, avrebbe potuto sfociare in rischi generali di “defezione” e di “ribellione” degli alleati minori europei, come infatti successe in maniera eclatante nei confronti di Atene da parte di alcune città minori.

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I Partnership Frameworks dell'Alleanza Atlantica: Istituzionalismo e Neorealismo a confronto

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Informazioni tesi

  Autore: Arianna Ronda
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche "Roberto Ruffilli"
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Marco Cesa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

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