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Vittimologia penitenziaria: uno studio esplorativo nella Casa Circondariale di Torino

Il significato dell'autolesionismo in carcere

Tradizionalmente suicidio e autolesionismo sono stati trattati come eventi non connessi tra di loro, dimenticando che possono invece essere intesi come tappe diverse collocate però su un medesimo continuum di autodistruzione (Caglio, Piotti, 2007). Si può parlare di comportamenti che sottendono a motivazioni diverse tra loro (Caglio, Piotti, 2007) ma risulta erroneo e riduttivo considerare l'autolesionismo esclusivamente in qualità di gesto manipolativo (Buffa, 2008). Esso è in molti casi un'espressione diversificata di un disagio, tesa a
"interrompere" "stati di morte emotiva" (Caglio, Piotti, 2007) e alla riduzione della tensione (World Health Organization, 2007). "La strategia autolesionistica […] può essere letta anche come astuzia, manipolazione, ma si tratta comunque dell'astuzia e della capacità di manipolazione di un soggetto che è stato totalmente deresponsabilizzato e che reagisce in modo impotente alla sua stessa impotenza […] Chi non ha l'abilità, i mezzi anche economici, la tenacia per muovere le cose strategicamente, in modo calcolato, verso l'ottenimento di benefici, sconti di pena, condizioni di vita più tollerabili, lo fa impulsivamente, senza calcolo o calcolando a sproposito. [...Si] parla di "atteggiamento rivendicativo", come se l'ingerire pezzi di vetro potesse essere considerata una normale azione di tipo sindacale che prevede una contrattazione tra due controparti ben individuabili". (Concato, Rigione, 2005 cit. in Ponti, Merzagora Betsos, 1999)
Tenendo sempre in considerazione che le motivazioni al suicidio sono tante quanti sono gli episodi di suicidio (Manconi, 2003), Ubaldi (1997) ha tracciato una tabella riassuntiva nel tentativo di delineare ciò che la stessa autrice definisce una "mappa generale dei significati del suicidio carcerario". Come precedentemente accennato, i significati in questione vanno a costituire dei modelli indicativi da utilizzare con la massima flessibilità e sempre nel rispetto dell'individualità di ognuno.

La classificazione si rifà al modello di Parsons che distingue tra devianza attiva (nel caso specifico Ubaldi parla di suicidio aggressivo che implica una forma di protesta) e devianza passiva (Ubaldi la traduce in suicidio anaggressivo che implica una rinuncia estrema). E' inoltre sottolineato che non è da escludere il caso in cui suicidio aggressivo e suicidio anaggressivo si alternino rischiando di sfumare l'uno nell'altro; a questo proposito la tipologia dell'atto (ribelle vs. rinunciatario) permette di conferire un'immagine più nettamente distinguibile alla condotta suicidaria in esame (Ubaldi, 1997). Per quanto riguarda i significati specifici che può assumere il suicidio è presentata, a seguire, una breve sintesi delle spiegazioni date da Ubaldi in merito alle diverse categorie:

– suicidi rinunciatari, l'individuo non reagisce all'aggressività proveniente dall'ambiente in cui è inserito e subisce tali eventi ostili;

– suicidi per depressione, l'individuo non reagisce al proprio dolore ponendosi in maniera passiva e rinunciataria;

– suicidi castigo, il detenuto si comporta in senso autopuntivo;

– suicidi lutto e melanconia, l'ingresso in carcere determina la rinuncia a una serie di bisogni quali la libertà individuale e la perdita di importanti punti di riferimento e di ancoraggio, in primis l'immagine sociale che l'individuo ha di sé stesso;

– suicidi fuga, il detenuto si procura la morte, intesa come la forma più estrema di evasione dalle sue problematiche;

– suicidi irrazionali, il detenuto diviene la vittima di una serie di gesti le cui conseguenze non erano previste;

– suicidi razionali, il gesto del detenuto è una scelta razionale messa in atto per fuggire definitivamente dall'ambiente detentivo;

– suicidi appello/protesta, l'individuo strumentalizza il suicidio inteso come veicolo di richieste e contestazioni;

– suicidi minaccia/ricatto, lo scopo è quello di intimorire l'istituzione penitenziaria;

– suicidi delitto/vendetta, l'aggressività raggiunge il massimo grado di espressione ma, non potendo essere indirizzata all'esterno, viene ripiegata verso sé stessi.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Vittimologia penitenziaria: uno studio esplorativo nella Casa Circondariale di Torino

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Sicoli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Georgia Zara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

FAQ

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Parole chiave

carcere
suicidio
autolesionismo
studio esplorativo

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