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Prodotti tipici e turismo enogastronomico per la valorizzazione del territorio

Nuove forme di turismo

Le caratteristiche del fenomeno
Il progressivo mutamento delle caratteristiche della domanda turistica, meno disposta ad accettare proposte standardizzate e sempre più alla ricerca di viaggi su misura che esulino dalla classica fruizione balneare, ha consentito di guardare da una nuova prospettiva al ricco patrimonio culturale ed ambientale italiano, da sempre considerato unico ma soltanto più recentemente identificato come una risorsa portante per il turismo del Paese. Cultura, ambiente e natura rappresentano, le componenti di base di quello che comunemente viene riconosciuto come “turismo culturale”, fenomeno che si presenta, ricco di sfumature e con un valore connotativo molto forte.

Già il termine “cultura” introduce alla complessa questione dell’identificazione dei suoi confini, dei limiti che possano sancire le sue caratteristiche distintive. Si tratta di una questione di non poco conto in quanto la possibilità di identificare un qualsiasi prodotto come espressione della cultura di una società determina, l’attivazione di una serie di azioni volte a tutelare, conservare ma anche a valorizzare e promuovere non solo l’oggetto di cultura ma anche l’idea stessa di cultura. Passando al concetto di territorio ed ai suoi collegamenti con il turismo, occorre ribadire che esso costituisce oggi una risorsa turistica su cui puntare se non lo si intende soltanto come insieme di caratteristiche fisiche di un’area geografica specifica, ma come “luogo” in cui i fattori di tipo ambientale si integrano, in modo più o meno armonico, con quelli sociali: si identifica, dunque, nel territorio l’interfaccia tra l’ambiente, l’uomo e la sua attività. Si tratta di una prospettiva che giustifica e spiega l’assunto che “il turismo coincide con il territorio” connotando quest’ultimo, con aspetti di tipo naturalistico-ambientali, ma anche con valori storico-artistici, sociali, con tutti quegli aspetti che si definivano con l’espressione “usi e costumi” , legati anche ad attività di produzione agricola ed ai suoi prodotti.

Sempre più spesso le iniziative di sviluppo ricollegabili al turismo culturale puntano su elementi della tradizione locale e, quindi, anche di quella enogastronomica, mentre il turismo enogastronomico identifica il cibo e il vino di una determinata regione come espressione della sua cultura e, quindi, come attrazione turistica. In questo contesto, il cibo non viene visto come necessità nutritiva del turista, ma come attrazione di per sé, collocabile nella “zona grigia” ai margini del turismo culturale, al di fuori delle attrazioni principali di tipo storico e artistico, ma pur sempre come fattore distintivo del territorio. In un’ottica che vede il piacere del viaggio come principale motivazione del turista, l’esperienza del cibo non è un semplice supporto, ma di fondamentale importanza per definirne il grado di soddisfazione: la vacanza, infatti, offre un contesto di consumo inusuale, in cui il consumo dei pasti si carica di speciali significati e offre particolari gratificazioni. I prodotti tipici, quindi, possono essere tradotti in vere e proprie attrazioni turistiche e utilizzati per costruirvi intorno degli eventi: come sagre e festival alimentari. Con numerosi vantaggi che ne conseguono.

Le produzioni tipiche fanno parte della definizione di un’identità locale, la cui salvaguardia è fondamentale al fine di consentirne la valorizzazione, inoltre il cibo rappresenta circa un terzo della spesa complessiva del turista, quindi riuscire ad orientare questa spesa in buona misura verso prodotti locali può generare significativi impatti economici sul territorio. Infine, i consumi turistici possono costituire un’opportunità per gli agricoltori locali per incrementare il valore aggiunto dei loro prodotti agricoli, contribuire a difendere dalle minacce di una crescente globalizzazione alimentare alcune produzioni tipiche, sia agricole che dell’industria di trasformazione e persino fare da volano per una loro distribuzione su vasta scala. In linea generale, i tentativi di dare una definizione al turismo enogastronomico si possono ricondurre a un approccio che comprende al tempo stesso sia l’enogastronomia di per sé, e quindi i prodotti, vini in primis e arte culinaria, sia le modalità che ne valorizzino in maniera specifica i legami con il territorio. In altre parole, si tratta di procedere attraverso una logica integrata di prodotto e una di territorio, dove per la seconda assumono una valenza fondamentale il riferimento ai luoghi di produzione, nonché tutti quegli elementi in grado di connotare il contesto di vita di una comunità locale, cosa quest’ultima che peraltro coincide con il contesto della vacanza. Il turismo enogastronomico può essere definito come “la relazione di domanda e offerta turistica che si basa sul legame tra le aspettative dell’attore (il turista), le fasi del suo percorso di ricerca e i giacimenti gastronomici del territorio, in un contesto di leisure, cioè di partecipazione complessiva agli ambienti di vita delle destinazioni turistiche, attraverso un atto comunicativo forte e bidirezionale”. Tutto ciò con lo scopo di superare la semplice dialettica domanda/offerta turistica e la sua fruizione passiva, per giungere ad una compiuta interazione, la quale dovrebbe essere progettata e gestita consapevolmente dagli operatori del territorio mediante la condivisione del prodotto con i destinatari, non limitandosi alla vendita.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Prodotti tipici e turismo enogastronomico per la valorizzazione del territorio

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Informazioni tesi

  Autore: Dora Dimartino
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Palma Parisi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

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