Art. 52 c.p.: l’intento riformista e il prodotto legislativo

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Edmir Lacka Contatta »

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La nuova legittima difesa di Edmir Lacka

L’azione legislativa ha il pregio, talvolta, di mutare uno status quo che sia divenuto insopportabile, inadeguato o inaccettabile, ma anche – frequenter – il difetto di connotarsi come legislazione d’emergenza, frutto di questioni non affrontate e risolte in tempo utile a evitarne la degenerazione. Non si discosta dal solco neppure la modifica dell’art. 52 c.p., intervenuta a sanare gravi deficienze dell’attività di prevenzione e persecuzione dei cri-mini. Ancora, quando l’opera del legislatore è spinta dalla foga del momento, dalla necessità indotta dalle circostanze avverse, dalla troppa attenzione verso l’opinione pubblica – più per necessità di creare consenso che per vera e sincera preoccupazione – spesso porta a risultati non affatto soddisfa-centi, talvolta nocivi e controproducenti.

Il caso della riforma dell’art. 52 c.p. è, a parer mio, un chiaro esempio del-la impellente necessità di estirpare dalla normogenesi tutte le spinte demagogiche e populiste che spesso danno vita a norme destinate ad avere durata breve, a restare inapplicate, a condizionare l’ordinamento negativamente, a intricare l’attività dei giuristi e dei giudici, o a essere interpretate in modo tale da limitarne fortemente l’impatto, diminuendone l’effetto innovativo e creando ulteriori polemiche.

La riforma ha sofferto il clima politico di fine legislatura, e ciò (nella peggior tradizione italiana) ne ha fortemente compromesso il risultato.
Come si è avuto modo di segnalare nel capitolo precedente, il legi-slatore96 ha inteso modificare la disciplina della legittima difesa per porre rimedio a una costante interpretazione e applicazione97 della norma origina-le, ritenute fortemente discriminatorie e punitive verso le vittime ma premianti e protettive verso i criminali.

Benché tali considerazioni possano ritenersi frutto di una lettura alquanto parziale della realtà storica, è però indubbio che l’aumentata recrudescenza delle imprese criminali e la diffusione della microcriminalità, l’aumento generale del numero dei delitti violenti e delle intrusioni nel domicilio a scopo di rapina con commissione contestuale di crimini più gravi (direttamente collegata anche all’aumento di flussi migratori clandestini sul territorio nazionale) abbiano reso improrogabile un intervento teso a tipizzare alcune specifiche circostanze in cui la reazione difensiva possa attuarsi con minor riguardo ai beni dell’aggressore e maggior tutela dell’aggredito.

Così, a poco più di un anno dall’inizio della legislatura, il Parlamento ha affrontato la questione partendo dall’intento di aggiungere un nuovo art. 52bis in cui prevedere una forma speciale di autodifesa, detta domicilia-re, specificando che la reazione avvenuta in determinate circostanze avesse, ex lege, tutti i crismi della legittima difesa come configurata nell’art. 52 c.p.

Numerose critiche sulla scelta dei termini adottati103 hanno portato a una repentina variazione di percorso, abbandonando l’idea di introdurre un nuovo articolo e propendendo per l’introduzione di un nuovo comma all’originario art. 52 c.p. con il medesimo intento di specificare le circo-stanze tipiche di esclusione della responsabilità penale, ancorandole talora al particolare sconvolgimento emotivo dell’aggredito e talaltra alla non punibilità di un eventuale eccesso colposo a causa dello stato di paura che ha causato la reazione spropositata.