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Il segreto professionale del giornalista: storia e casi di un diritto equivoco

La Carta dei doveri del giornalista

La Carta dei doveri del giornalista è nata in considerazione dell’articolo 2 della legge professionale 69 del 1963 che istituiva la deontologia giornalistica; già presente in molti paesi europei è stata firmata in Italia nel 1993 dall’Ordine nazionale dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa. La Carta fissa disposizioni che riguardano la responsabilità del giornalista, l’obbligo di rettifica, il diritto di replica, la tutela dei minori ma anche il corretto utilizzo delle fonti. Proprio a proposito di queste si specifica che:
“Il giornalista deve sempre verificare le informazioni ottenute dalle sue fonti, per accertarne l'attendibilità e per controllare l'origine di quanto viene diffuso all'opinione pubblica, salvaguardando sempre la verità sostanziale dei fatti.


Nel caso in cui le fonti chiedano di rimanere riservate, il giornalista deve rispettare il segreto professionale e avrà cura di informare il lettore di tale circostanza.
In qualunque altro caso il giornalista deve sempre rispettare il principio della massima trasparenza delle fonti d'informazione, indicandole ai lettori o agli spettatori con la massima precisione possibile. L'obbligo alla citazione della fonte vale anche quando si usino materiali delle agenzie o di altri mezzi d'informazione, a meno che la notizia non venga corretta o ampliata con mezzi propri, o non se ne modifichi il senso e il contenuto.
In nessun caso il giornalista accetta condizionamenti dalle fonti per la pubblicazione o la soppressione di una informazione”.


Rispetto alle leggi analizzate in precedenza, la Carta dei doveri del giornalista evidenzia sì l’importanza del segreto professionale ma anche la necessità di citare la fonte, quando possibile, per arricchire la comprensione delle informazioni pubblicate, e ciò vale anche per le notizie acquisite da agenzie di stampa.
La Carta si caratterizza dunque per la centralità del rapporto tra fonte e giornalista e per gli obblighi che impone a quest’ultimo al fine di tutelare un giornalismo privo di condizionamenti e sempre alla ricerca di verità ed essenzialità al servizio del pubblico.
Anche la Corte costituzionale e la Corte di cassazione, che spesso nella storia del diritto italiano hanno avuto un ruolo fondamentale, sono intervenute con varie sentenze nella disciplina del segreto professionale del giornalista.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il segreto professionale del giornalista: storia e casi di un diritto equivoco

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Santucci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Maria Romana Allegri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

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