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Il contratto di mutuo - tipologie negoziali

Il mutuo di scopo e il contratto di mutuo codicistico

Secondo l'opinione prevalente, il contratto di mutuo di scopo o di destinazione non rientra nella figura negoziale prevista dal legislatore agli artt. 1813 ss., poiché le due fattispecie presentano differenze tali da non permettere al contratto di mutuo di scopo di essere ricondotto nella figura negoziale codicistica.
C'erano due filoni di pensiero contrastanti; alcuni autori inquadravano il mutuo di scopo nella fattispecie codicistica mentre altri propendevano per l'autonomia del contratto. I primi ritenevano che la clausola di destinazione, pur specificando l'astratta funzione economico sociale del contratto, non ne modificasse la struttura tipica, provocando unicamente un adeguamento della stessa. Si aveva quindi un adeguamento “forzato” della norma prevista dal codice civile.

I secondi evidenziavano, invece, che il forzato inquadramento di quest'ultimo nella figura codicistica nasceva dalla propensione della dottrina e della giurisprudenza ad analizzare fenomeni nuovi mediante categorie tradizionali e che la ricostruzione tradizionale avesse risentito della mentalità tipizzante della dottrina e della giurisprudenza, ovvero della difficoltà degli operatori del diritto di sganciarsi dalle figure tipiche negoziali nonché dalla scarsa applicazione del citato principio di autonomia contrattuale previsto dall'art 1322 c.c.

Secondo quest'ultimi autori le differenze tra i due contratti esistevano nella causa, nel contenuto della prestazione principale, nel modo di conclusione del contratto, nella forma e nella legittimazione della operazione. Riassumendo, i primi volevano far rientrare la clausola di destinazione nella definizione di mutuo prevista dal codice anche se l’art stesso non la prevedeva, non tenendo in considerazione che l’ultimo articolo sopra citato afferma che: “le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge.
Le parti possono anche concludere contratti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico”, quindi non era necessaria la forzatura che alcuni autori prevedevano di fare. Con la sentenza della Cassazione del 10 giugno 1981 n.3752, la giurisprudenza ha abbandonato le posizioni passate e ha riconosciuto il contratto di mutuo di scopo in modo nuovo, distinguendolo e rendendolo autonomo dallo schema codicistico.

La figura del mutuo di scopo è completamente autonoma e distinta da quella del mutuo in senso proprio; esso è infatti un contratto consensuale, oneroso che in modo analogo all'apertura di credito, assolve una funzione creditizia. La caratteristica principale del mutuo di scopo è individuata nel fatto che, con l'incontro dei consensi delle parte, il contratto si perfeziona e il trasferimento della proprietà delle somme oggetto del finanziamento stesso ha luogo a favore del soggetto finanziato.
Tuttavia, la proprietà della somma oggetto del mutuo di scopo o del finanziamento, si trasferisce dal finanziatore al finanziato al momento in cui egli ne può disporre da solo senza l'intermediazione del mutuante o anche contro la volontà di quest'ultimo. La “traditio” del bene rappresenta un effetto obbligatorio del contratto. A differenza di quanto si verifica nel contratto di mutuo disciplinato nel Codice Civile, in questa tipologia di contratto si rileva che la consegna di una determinata quantità di denaro, costituisce l'oggetto di un'obbligazione del finanziatore, anziché elemento costitutivo del contratto.

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Il contratto di mutuo - tipologie negoziali

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Pellegrin
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Massimo Lembo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

FAQ

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