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Buongiorno Siora Mascara

La maschera a Venezia

“Buongiorno siora mascara” era così d’uso per gli abitanti in maschera scambiarsi il saluto nella città che più di altre conosce la celebrità con travestimenti stravaganti, avventure amorose più o meno lecite, intrighi più o meno onesti: Venezia. Il contatto quotidiano e quasi fisico tra i suoi abitanti nelle calli e nei campi e la dimensione della promiscuità proibiscono ogni vista privata e ciò, assieme ad altri elementi, può spiegare un bisogno fondamentale di ricorso all’anonimato, la cui maschera è evidentemente il complice ideale. La maschera a Venezia è a casa propria.
Questa necessità di anonimato acquista caratteristiche di gioia, piacere e trasgressione collettiva trovando il suo culmine nella festa, un rituale che non cessa di amplificarsi, fino a raggiungere il suo apogeo nel 1700, quando il Carnevale diventa il tempo privilegiato dell’allegria. La maschera si fa allora portavoce dell’evoluzione dell’umanità e il suo ruolo è fondamentale per chiunque si interessi del contesto socio artistico dell’epoca.
Con il Carnevale, le maschere portano alla distruzione delle barriere convenzionali in un eccesso morboso di libertà morale.
Le maschere autorizzano anche le ingerenze illecite nella vita privata; anche le fedeli spie dell’inquisizione, al riparo dietro le maschere di cartone, riportano i dialoghi più sconvenienti. I libertini hanno carta bianca per compiere le loro avventure, le cortigiane più smaliziate si dedicano senza ostacoli ad amori a pagamento, gli omosessuali nascondono al mondo il loro amore illecito e anche gli amanti timidi cercano il conforto di sguardi indiscreti, tutti sperano di passare inosservati in un secolo così libertino. Anche i legislatori non sono esenti dal dedicarsi allo stesso gioco, senza seguire le leggi che essi stessi creano.
Carnevali e mascherate non sono feste qualsiasi, sono dei momenti istituzionali a partire dai quali tutto ricomincia per tutti, anche se per ognuno tutto continua. E’ una specie di disordine ammesso dall’alto. Ogni individuo vive due storie: la sua storia individuale e la sua storia nel seno della società simbolo della divisione delle sue differenze sociali. Il sociale si esprime così con un gioco della dialettica tra l’ordine e il disordine, permettendo di assicurare la continuità di un ordine stabilito.
A Venezia la ricchezza delle mascherate carnevalesche sbalordisce tutti i viaggiatori, diventando il punto d’ incontro di tutti i geni possibili, come ad esempio il francese J. Jérome Lefrançais de Lalande, che, in viaggio a Venezia fra il 1765 e il 1766, aveva sottolineato l’eccessiva docilità del popolo veneziano: “ce peuple n'est ni remuant ni féroce, mais doux, tranquille, et facile à contenir”, questo popolo non è né agitato, né feroce, ma dolce, silenzioso e facile da contenere. E tutto il merito andava certo al saggio governo della Serenissima, che proprio per questa sua prerogativa, incantava anche molti viaggiatori “illuminati”. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Buongiorno Siora Mascara

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Silvestri
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Scenografia e costume
  Corso: Scenografia e costume
  Relatore: Giovanna Fiorentini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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