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Misura della biomassa e del contenuto di carbonio nel comparto epigeo ed ipogeo in boschi di faggio (Fagus sylvatica L.)

Fine Roots Mean Belowground Standing Crop (biomassa di radici fini)

La biomassa di radici fini è stata stimata attraverso la tecnica del sequential root coring, ossia il campionamento sequenziale di carote di suolo, che permette di ottenere campioni indisturbati di radici tramite l’utilizzo di appositi carotatori (Appendice C e D).
Tale metodologia permette di ottenere valori di biomassa riferiti ad un volume di suolo definito, quindi estrapolabili a scala più ampia (generalmente un ettaro), ma implica alcuni limiti:
- non può essere utilizzata dove il suolo presenta blocchi monolitici che richiedono l’escavazione;
- non è attendibile per determinare la biomassa di radici di diametro maggiore di 2 mm (small e coarse roots);
- la fase di analisi dei campioni (sorting roots) è molto dispendiosa in termini di tempo, limitando sia la frequenza che il numero di campionamenti (Vogt e Persson, 1991).

In questo studio la biomassa di radici fini è stata determinata campionando in corrispondenza di ciascun plot di ogni gestione 2 carote di suolo (soil cores), suddivise per profondità (0-10; 10-20; 20-30 cm). I campionamenti sono stati effettuati all’incirca ogni 20-30 giorni, dal mese di Maggio a Ottobre 2008 (7 date di campionamento) per un totale complessivo di 252 carote. L’utilizzo del carotatore manuale si è rivelato troppo difficoltoso e problematico già dopo il primo campionamento a causa dei terreni piuttosto rocciosi investigati e anche per l’elevato numero di campioni richiesti; si è in tal modo optato per un carotatore a motore.

La metà delle carote di suolo campionate sono state processate separando le radici dal suolo adattando il sistema da Benjamin (2004). Ogni campione è stato inserito in manicotti di reti di nylon (diametro 5 cm, lunghezza 20 cm) con maglia di 300 µm e sottoposto a lavaggio con acqua fredda in lavatrice. Nei manicotti di rete lavati in questo modo rimarranno la componente organica (radici e materiale organico di lettiera) e quella inorganica. Le due componenti sono state quindi separate grazie al diverso peso specifico, con l’ausilio di una vaschetta di plastica, un setaccio di maglia 1 mm e un flusso d’acqua continuo (Godbold et al., 2003). Il procedimento di lavaggio dei campioni sopra descritto è stato preferito all’utilizzo dello strumento Delta-T Root Kasher (Appendice G)

Le radici così ottenute, con l’utilizzo di pinzette, sono state divise dal resto della componente organica e suddivise come vive o morte (biomass/necromass) in base a tre parametri:
- colore (toni accesi, marroni e rossi per le vive, toni spenti e grigiastri per le morte);
- consistenza (resistenza alla trazione, turgidità, forte adesione tra legno e corteccia per le vive; fragilità, debole consistenza, avvizzimento, corteccia mancante o rovinata per le morte);
- forma (le radici vive sono mediamente più lunghe e mantengono la ramificazione, a differenza delle morte che sono suddivise in piccoli frammenti) (Vogt e Persson, 1991).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Misura della biomassa e del contenuto di carbonio nel comparto epigeo ed ipogeo in boschi di faggio (Fagus sylvatica L.)

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Informazioni tesi

  Autore: Samanta Riva
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze ambientali
  Relatore: Donato Chiatante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

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Parole chiave

ambiente
biomassa
anidride carbonica
botanica
turnover
lai
bacini di carbonio

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