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Il teatro contro la guerra: la "Pace" di Aristofane

La condanna della guerra nelle Georgiche

Gli stessi temi presenti nella Pace di Aristofane si ritrovano, a secoli di distanza, in alcuni autori latini di età augustea. Durante il travagliato periodo delle guerre civili di Ottaviano contro Antonio era ovviamente molto sentito l’ideale di una vita sicura in campagna, vissuta in pace e lontano dalle guerre.
Le Georgiche di Virgilio, ad esempio, nascono in un clima di generale preoccupazione per la decadenza del mondo contadino italico, schiacciato dal latifondo; di questi problemi si era fatto portavoce Ottaviano, il quale, fin dall’inizio dello scontro con Antonio, aveva manifestato l’intenzione di risollevare le sorti del contadino italico; bisognava dunque esaltare il lavoro agricolo, ricostruire un’ideologia del ritorno alla terra; e proprio su questa linea si collocano le Georgiche.
Ma un ritorno alla serena vita della campagna è possibile solo quando la guerra, con i suoi lutti, le proscrizioni, le confische, sia ormai conclusa.
Ecco dunque che al desiderio di pace si affianca la condanna della guerra, connessa solo al desiderio di accumulare ricchezze e fortune, anche a prezzo delle stragi di cittadini romani.

Nei vv. 458-474 del II libro delle Georgiche è possibile infatti ritrovare i temi principali già trattati da Aristofane nella Pace:

O fortunatos nimium, sua si bona norint,
agricolas! quibus ipsa procul discordibus armis
fundit humo facilem victum iustissima tellus.
Si non ingentem foribus domus alta superbis
mane salutantum totis vomit aedibus undam
nec varios inhiant pulchra testudine postes
inlusasque auro vestis Ephyreiaque aera,
alba neque Assyrio fucatur lana veneno,
nec casia liquidi corrumpitur usus olivi;
at secura quies et nescia fallere vita,
dives opum variarum, at latis otia fundis,
speluncae vivique lacus et frigida tempe
mugitusque boum mollesque sub arbore somni
non absunt; illic saltus ac lustra ferarum
et patiens operum exiguoque adsueta iuventus,
sacra deum sanctique patres; extrema per illos
Iustitia excedens terris uestigia fecit.


O troppo fortunati, se comprendono i loro beni,
gli agricoltori! Ai quali lontano dalle armi discordi
la terra giustissima produce agevole vitto dal suolo.
Se non vedono un alto palazzo con porte superbe riversare
Da tutti gli atri un’enorme onda di salutanti mattinieri;
se non ammirano a bocca aperta i battenti screziati di bella
testuggine, drappi e fregi d’oro e bronzi efirei,
se non imbellettano la bianca lana con porpora assiria,
né corrompono l’uso del limpido olio mischiandovi la cannella,
hanno una sicura pace, una vita ignara d’inganni,
ricca di vari beni, un riposo in ampi terreni,
grotte e vivi laghi, fresche vallate
e muggiti di buoi e dolci sonni sotto gli alberi;
ivi gole selvose e covili di fiere
e giovani forti al lavoro e contenti del poco,
sacri i riti degli dèi, santi i padri; tra loro
la Giustizia, lasciando la terra, impresse le ultime orme.


Testo e traduzione di Canali 1983

In questi versi il poeta esalta la vita dei contadini, che, vivendo lontano dalle armi, ottengono i prodotti della terra “giustissima”, così detta proprio perché li ripaga delle loro fatiche. Certo i contadini non conoscono l’alto palazzo che “vomita” un’orda di salutanti mattinieri, i clientes, non padroneggiano la porpora e tutti i lussi orientali, tipici della città. Ma in cambio essi hanno una pace sicura, una vita senza inganni, ricca degli unici beni davvero importanti: la famiglia, la natura, la pia religiosità, la Giustizia.
Vediamo qui riproposto il tema dell’antitesi campagna felice/città corrotta, già presente in Aristofane. La città è vista come un coacervo di follie, di riti vuoti e di lussi inutili; il cittadino vive una vita frenetica, ma inutile e infelice.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il teatro contro la guerra: la "Pace" di Aristofane

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Informazioni tesi

  Autore: Valeria Martalò
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Giuseppe Mastromarco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

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