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Dissesto e manutenzione del territorio: emergenza o prevenzione?

Il disboscamento come concausa del dissesto idrogeologico

Il disboscamento, e in generale l’eliminazione o il diradamento della vegetazione naturale (oltre le foreste, la macchia mediterranea, la “gariga”, le praterie), porta allo sviluppo o all’incremento del dissesto idrogeologico, non solo perché provoca l’incremento dell’erosione del suolo e del sottosuolo, ma anche le valanghe e le alluvioni, queste ultime determinate dal rapido aumento del deflusso superficiale derivante dall’eliminazione della copertura vegetale.
In Italia, a causa del progressivo abbandono di tante aree marginali una volta dedicate all’agricoltura di sussistenza, si sta verificando uno spontaneo ritorno del bosco in tali terreni di collina e di montagna. Peraltro il bosco che si sta insediando è a bassa densità, è giovane e quindi svolge solo in minima parte la sua funzione di protezione idrogeologica. Infatti solo il bosco d’alto fusto (o fustaia) adulto e denso rappresenta il tipo di “governo” efficace nei riguardi della difesa del suolo: esso peraltro oggi copre solo la metà della superficie forestale.
Il bosco ceduo, meno efficace nel ruolo citato, copre la parte restante (bosco giovane/terreni coltivati).
Inoltre se in tante parti d’Italia il bosco sta ritornando dove non viene disturbato, in altre parti esso viene di continuo aggredito e distrutto da insediamenti abitativi e sportivi, da infrastrutture e da incendi.
Se è vero che la sparizione o il degrado dei boschi da soli non bastano a spiegare il dissesto idrogeologico, i cui fattori non modificabili sono da individuare nella costituzione geologica e nelle condizioni orografiche e climatiche della nostra penisola, è pur vero che essi sono una concausa attribuibile all’azione dell’ uomo e quindi, come tale, suscettibile di interventi modificatori sia nel non proseguire nell’ azione dannosa, sia nel porre in atto provvedimenti tendenti, ove possibile, a ripristinare almeno in parte le condizioni precedenti attraverso il rimboschimento, o meglio ancora, il miglioramento qualitativo dei boschi Per spiegare il disordine idrogeologico conseguente al disboscamento e/o alla riduzione dell’efficienza del bosco, si accenna all’azione che il bosco, come sistema integrato vegetazione-suolo, esercita sul ciclo dell’acqua che vi cade sopra. Si hanno due tipi di azione: una regimante e l’altra antierosiva.
L’azione regimante del bosco è la sua capacità di ridurre le portate massime di piena nei corsi d’acqua. Le piante intervengono per limitare l’azione battente principalmente per due vie: intercettando le precipitazioni coi loro apparati fogliari e riducendo la velocità delle gocce di acqua che li attraversano.
L’intercettazione è il fenomeno per cui l’acqua di pioggia viene trattenuta dalle foglie o scorre lungo i rami e i fusti delle piante, per poi ritornare per evaporazione nell’atmosfera. L’entità dell’intercettazione dipende dall’altezza della pioggia e dei parametri del bosco, quali densità della massa fogliare, specie arborea, età e statura delle piante, interventi colturali effettuati. All’inizio di una pioggia, quando le chiome sono asciutte, una notevole parte dell’acqua caduta può restare intercettata; col crescere dell’altezza di pioggia, vale a dire della durata o della intensità della pioggia, o di entrambe, l’intercettazione va attenuandosi, fino a diventare minima o nulla. L’intercettazione assume un certo rilievo nei riguardi del valore annuale delle precipitazioni, con cifre che oscillano dai minimi di 10-15% per boschi costituiti da specie che perdono le foglie nel periodo di massima piovosità, a massimi di 30-40% per boschi sempreverdi; ma nel caso di singoli eventi pluviometrici eccezionali, essa diventa trascurabile.
L’azione frenante degli organi aerei della vegetazione ha il potere di ridurre la velocità e quindi la forza viva delle gocce di pioggia, impedendo così che la maggior parte di esse percuota direttamente e violentemente la superficie del suolo. In tal modo le foglie, i rami e i fusti rallentano e distribuiscono l’afflusso dell’acqua al suolo riducendo lo scorrimento superficiale, moderando le punte delle piene e contenendo l’erosione del suolo. L’acqua sgrondata dagli organi aerei delle piante e quella che cade direttamente a terra trova infatti gli impedimenti frapposti al suo moto dalla base dei fusti, dai cespi, e da altre continue asperità (rami caduti, lettiera grossolana, ecc.), per cui riesce raramente a formare lame o rivoli di una certa consistenza. La ritardata e impedita confluenza di questi rivoli in rigagnoli giova a prolungare i tempi di corrivazione.
Ma l’effetto regimante dell’ecosistema foresta si sviluppa soprattutto a livello del suolo, dove i termini che vengono principalmente considerati sono: il deflusso superficiale e l’infiltrazione (le gocce che scivolano lungo i fusti approfittano dei piccoli vuoti ai piedi degli stessi per penetrare nel suolo favorendola ancora di più), la ripartizione dell’acqua all’interno del suolo (ritenzione) e i tempi in cui si svolgono questi processi. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Dissesto e manutenzione del territorio: emergenza o prevenzione?

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Cecconi
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Corso: Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali
  Relatore: Federico Preti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

FAQ

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Parole chiave

frane
idrogeologico
fattori antropici
dissesto
fattori naturali
erosione superficiale
fabbisogno economico
piano nazionale di difesa del territorio
spese ordinarie
spese straordinarie

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