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Modalità di definizione e gestione della psicopatologia adolescenziale negli Istituti Penali Minorili: il caso dell'IPM “Cesare Beccaria” di Milano

Il ''trattamento'' educativo dei minori al ''Beccaria'': l'iter percorso dal momento dell’ingresso alla costruzione del progetto educativo

Per completare il quadro relativo al “Beccaria” e per fornire delle informazioni che torneranno utili per la comprensione del prosieguo della ricerca, ci sembra a questo punto importante illustrare le modalità operative utilizzate in questo Istituto per il “trattamento” dei ragazzi, dunque i diversi passaggi che deve compiere un ragazzo a partire dal momento in cui entra in IPM.
Proponiamo, quindi, una descrizione dell’iter seguito dal minore entrato in IPM.
Al momento del suo ingresso, dopo essere stato immatricolato, il minore viene accompagnato dall’educatore dell’ “Accoglienza” che effettua il c.d. “colloquio di primo ingresso”. Lo scopo di tale colloquio è quello di accogliere, appunto, il ragazzo e dare l’avvio alla conoscenza reciproca tra l’operatore e il minore e tra quest’ultimo e il contesto: gli vengono indicate le persone a cui potrà fare riferimento, gli vengono chiarite le regole basilari da rispettare nel gruppo in cui sta per essere inserito e gli vengono fatti presenti tutti i suoi diritti. In questa direzione, dunque, è volto anche l’accertamento relativo al fatto che il minore possieda dei vestiti e dei soldi – e nel caso in cui non possieda nulla sarà l’Istituto a provvedere ai suoi bisogni –, gli si rende nota la possibilità di compilare immediatamente eventuali richieste di colloqui e telefonate ai familiari e gli viene lasciato ampio spazio per ogni esigenza di chiarimento o per manifestare bisogni a cui non si sia fatto riferimento.
Dopo aver effettuato il colloquio, il ragazzo viene accompagnato, dall’agente di P.P. e dall’educatore, in gruppo, dove gli viene generalmente assegnata una stanza singola (all’“Accoglienza” sono presenti tre stanze triple, quattro stanze singole, una stanza comune e uno stanzino per l’agente) e viene presentato ai suoi compagni.
Nel caso in cui il ragazzo faccia il suo ingresso in IPM dal CPA, è accompagnato da un educatore del CPA e da una scheda contenente i dati socio-anagrafici che gli operatori del Centro di prima accoglienza sono riusciti a raccogliere nei pochi giorni trascorsi con il minore oltre, eventualmente, alle prime informazioni sulla personalità del ragazzo.
Dal momento dell’ingresso fino al passaggio in uno dei gruppi dell’ “Orientamento”, le giornate del minore sono sostanzialmente scandite dallo svolgimento delle attività gestite dal Sead – cui abbiamo accennato sopra –, dai colloqui con l’educatore (in occasione di particolari circostanze, come l’arrivo di una sentenza del GIP o un provvedimento disciplinare, ma anche su libera richiesta del minore stesso o dell’educatore quando lo ritenga necessario), con lo psicologo e con l’Assistente sociale (dal momento in cui gliene venga assegnato uno), con il mediatore culturale (nel caso di ragazzi rumeni o marocchini che lo richiedano), con il proprio avvocato e con i propri familiari nei due giorni in cui sono previsti i colloqui, ed eventuali interrogatori davanti al GIP.
È, invece, compito dell’educatore di riferimento iniziare innanzitutto con l’approfondire la situazione personale e sociofamiliare del minore, attraverso la lettura delle notizie già eventualmente a disposizione dei Servizi e l’analisi della sua situazione giuridica, e attraverso i colloqui con il minore stesso: tutte le informazioni ottenute vengono, dunque, raccolte nel fascicolo che, al momento del passaggio del ragazzo ad un altro gruppo, viene consegnato al nuovo educatore di riferimento.
Sempre nell’ottica dell’approfondimento della conoscenza del minore e dei suoi bisogni, ai colloqui individuali tra minore ed educatrice si accompagna un’osservazione del minore in gruppo, osservazione che avviene quotidianamente: le due educatrici dell’ “Accoglienza” trascorrono, infatti, una fascia oraria pomeridiana – che va, orientativamente, dalla fine del pranzo alla ripresa delle attività e durante la quale, secondo regolamento interno, le stanze dei ragazzi dovrebbero essere lasciate aperte dall’agente di turno – con tutto il gruppo, raccogliendo eventuali richieste, osservando le dinamiche in atto, scambiando importanti informazioni con gli agenti di P.P. titolari del gruppo e “semplicemente” chiacchierando, offrendo ascolto e supporto ai ragazzi che ne mostrino la necessità. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Modalità di definizione e gestione della psicopatologia adolescenziale negli Istituti Penali Minorili: il caso dell'IPM “Cesare Beccaria” di Milano

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Randazzo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Scienze sociali applicate
  Relatore: Ernesto Savona
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

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Parole chiave

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