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I rapporti giuridici tra le confessioni religiose e lo Stato italiano

Le relazioni tra confessioni religiose e Stato: in particolare la questione dell'esimente religiosa

Da quanto detto possiamo affermare che il metro di valutazione per definire se un movimento può essere considerato o meno una confessione religiosa è sostanzialmente il "buon senso".
Tale metro, non ancorato a parametri certi, può però essere sinonimo di arbitrio e creare diseguaglianze.
D'altronde non è possibile fornire una definizione univoca e certa di religione e le norme costituzionali, a nostro parere, improntate sui principi di uguaglianza e pari opportunità, propendono per un tendenziale riconoscimento votato all'autoreferenzialità. In pratica, come già ricordato, un movimento che si definisce religione, a meno che non ricorrano forti dubbi e palesi circostanze contrarie, deve essere riconosciuto come tale, con tutte le conseguenze giuridiche che ne conseguono.
Come si evince dai dibattiti in tal senso, l'ordinamento deve accogliere la nozione di confessione religiosa più aperta possibile.
La libertà di religione impone allo Stato di non pretendere autorizzazioni per lo svolgimento dei riti e delle pratiche connesse al culto, con i relativi servizi assistenziali nelle carceri, negli ospedali e così via, fatto salvo il rispetto dei limiti imposti dal diritto penale.
Quindi, il riconoscimento amministrativo di una religione è automatico ed il controllo (ex art. 8, comma 2, Cost.) si limita ad una verifica formale del rispetto dell'ordinamento giuridico.
Più complessa, come si può ben immaginare, è la valutazione dei requisiti necessari di cui devono essere muniti i gruppi religiosi che aspirano a negoziare con lo Stato. In tale ambito, oltre alla definizione di confessione religiosa, interessa l'opportunità di addivenire ad una disciplina speciale, basti pensare alle difficili trattative con le confessioni islamiche .
Come dicevamo, la valutazione della natura di confessione religiosa dell'ente istante costituisce senza dubbio contenuto essenziale e sostanziale dell'atto di avvio o di diniego di avvio del procedimento per la conclusione dell'intesa che spetta al Consiglio dei Ministri. La prassi che si è affermata negli anni è quella di richiedere un preventivo parere del Consiglio di Stato.
Oltre al dettato costituzionale e alla disciplina pattizia, l'espressione "confessione religiosa" ricorre nelle leggi finanziarie, in particolare relativamente al rovente tema delle agevolazioni fiscali.
Operazione non facile in quanto espressione di due interessi nettamente contrapposti: da un lato lo Stato, che tende a limitare l'accesso alle agevolazioni fiscali, dall'altro i gruppi religiosi che spingono per rientrare nell'alveo dei soggetti destinatari di tali benefici.
Uno Stato veramente laico è l'unico capace di poter fronteggiare eventuali abusi e la motivazione è molto semplice: se esso trattasse tutte le associazioni allo stesso modo (religiose, sportive, culturali) non ci sarebbe nessuna necessità di dover andare a qualificare un movimento come religioso o meno.
Il problema della qualificazione di un'associazione come religiosa acquista maggiore rilevanza nell'ambito del diritto penale.
2Come ci riferisce una certa dottrina, il codice Rocco adottato in epoca fascista, prevedeva una speciale protezione per la religione cattolica (Religione di Stato) ed una meno favorevole per gli altri culti ammessi.
Venuta meno la religione di Stato sorse il problema del significato da attribuire alle norme penali che facevano riferimento ai vari credo religiosi.
La soluzione fu trovata nell'intendere la locuzione "culti ammessi", nel significato di religioni diverse da quella cattolica, soggette alla legge n. 1159 del 1929, nonché le confessioni che avevano stipulato un'intesa con lo Stato ai sensi dell'art. 8, comma 3 della Costituzione.
Tale sistema, prima di essere rinnovato dal legislatore, venne modificato dalla Corte Costituzionale, come abbiamo visto nel paragrafo precedente.
Il giudice costituzionale ha equiparato il trattamento previsto per la religione cattolica a quello degli altri culti, affermando così in via ermeneutica il principio della laicità dello Stato.

Questo brano è tratto dalla tesi:

I rapporti giuridici tra le confessioni religiose e lo Stato italiano

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Paolicelli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Calogero Di Carlo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

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