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I centri di detenzione amministrativa per migranti: il controllo sociale dell'immigrazione

I Centri di Permanenza Temporanea

Nel 2008, la direttiva n. 115 conosciuta come Direttiva Rimpatri traccia le linee guida per il trattenimento dei cittadini di Paesi terzi sottoposti a procedure per il rimpatrio.
Con questa direttiva si impongono standard minimi per il trattenimento degli stranieri in attesa dell'espulsione ai quali devono adattarsi le legislazioni nazionali.
Innanzi tutto la Direttiva sancisce che gli Stati debbano concedere in via preliminare un termine per il rimpatrio volontario allo straniero, ricorrendo all'espulsione con accompagnamento coatto ed eventuale trattenimento in una struttura detentiva solo in seconda battuta (art 7 comma 1).
All'art. 15 comma 1 viene poi stabilito che il trattenimento deve essere disposto solo per preparare il rimpatrio e/o effettuare l'allontanamento e solo per il tempo strettamente necessario, in particolare quando sussiste il rischio di fuga, oppure il cittadino del Paese terzo evita od ostacola la preparazione del rimpatrio o dell'allontanamento. Il trattenimento può essere disposto sia da un'autorità giudiziaria che amministrativa, ma sempre per atto scritto e motivato; nel caso di disposizione amministrativa, il trattenimento dev'essere sottoposto prontamente a riesame giudiziario, oppure deve essere dato modo allo straniero di ricorrere ad un giudice e nel caso di trattenimento illegittimo deve essere subito liberato (art 15 comma 2). In ogni caso il trattenimento deve essere sottoposto a riesame ad intervalli ragionevoli, e se si tratta di trattenimento per periodi lunghi il riesame è sottoposto al controllo di un'autorità giudiziaria (comma 3). È importante la previsione al comma 4 per cui quando non esiste alcuna prospettiva di allontanamento o non sussistono più le condizioni di cui al comma 1, il trattenimento non è più giustificato e lo straniero deve essere rilasciato. I commi 5 e 6 stabiliscono la durata massima del trattenimento in 6 mesi, prorogabili per altri 12, ma solo se lo straniero non collabora alla sua identificazione o se vi sono ritardi nell'ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi. L'articolo 16 fissa le condizioni minime del trattenimento: deve essere disposto in appositi centri di permanenza temporanea, ma se ciò non fosse possibile e si dovesse “sistemare” in un penitenziario gli stranieri, dovrebbero essere tenuti separati dagli altri detenuti (comma 1). Agli stranieri deve essere data la possibilità di mettersi in contatto con i rappresentanti legali, i familiari, le autorità consolari competenti (comma 2), ma anche con gli organismi e le organizzazioni internazionali e non governativi che operano nei centri (comma 5). L'accesso ai centri dei suddetti organismi e organizzazioni può essere soggetto ad autorizzazione (comma 4). Nel centro devono essere assicurati le prestazioni sanitarie d'urgenza e il trattamento essenziale delle malattie al fine di tutelare le persone vulnerabili (comma 3). A parere di chi scrive è deplorevole la previsione all'articolo 17 che consente il trattenimento di famiglie e minori, soprattutto perché la direttiva è datata 2008 ed ha alle spalle più di un decennio di denunce sulle condizioni di vita nei centri (Vedi capitolo 5 di questa tesi). L'articolo stabilisce che il trattenimento può essere disposto solo in mancanza di altra soluzione e per il periodo di tempo più breve possibile (comma 1), le famiglie devono usufruire di sistemazioni separate (comma2) e i minori non accompagnati devono essere seguiti da personale competente in strutture adeguate...se possibile (comma 4). In generale, poi, ai minori viene offerta la possibilità di svolgere attività di svago e deve essere dato accesso all'istruzione in funzione della durata della permanenza (comma 3).
Infine è previsto che in situazioni di emergenza, nel caso in cui vi sia un numero eccezionalmente elevato di cittadini da rimpatriare, che costituisca un onere imprevisto per la capacità dei centri o per il suo personale amministrativo o giudiziario, è consentito di derogare ai tempi per il riesame giudiziario e alle condizioni del trattenimento previste dall'articolo 16 (comma 1). La Commissione Europea deve essere sempre avvertita quando si ricorre a queste misure eccezionali, ma anche della cessazione delle situazioni eccezionali che che le hanno rese necessarie (comma 2).

Questo brano è tratto dalla tesi:

I centri di detenzione amministrativa per migranti: il controllo sociale dell'immigrazione

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Attina
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Dario Melossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 254

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Parole chiave

immigrazione
straniero
migranti
centri di permanenza temporanea
cpt
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irregolare
centri di identificazione espulsione

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