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L’Esperienza dell’Unione Libera Italiana del Calcio e il football in Italia prima del fascismo

La fine della fase democratica

Le difficoltà economiche ed organizzative della U.L.I.C. portarono all’accordo con la Federazione del 1922, da cui risultarono esclusi Luigi Maranelli ed alcuni altri fondatori dell’Unione. Con l’assorbimento della U.L.I.C. nella F.I.G.C., la nuova struttura risultò composta da: un Comitato Centrale Direttivo, i Comitati locali, le società calcistiche regolarmente affiliate ai Comitati locali e gli Uliciani benemeriti.
Con le nuove disposizioni, il Comitato Centrale Direttivo rimase l’organo dirigente della U.L.I.C ed era ora composto da un Presidente, un Segretario-Cassiere, un Commissario Tecnico, due Consiglieri e due Ispettori che però venivano designati dal Presidente della FIGC. Il comitato direttivo aveva l’incarico di indire i campionati di prima e seconda Categoria, il campionato Boys e gli eventuali altri tornei. Ad esso spettava inoltre la decisione, su ragionevole richiesta dei Comitati Locali, di ratificare la squalifica di squadre e giocatori che avessero violato il regolamento.
I campionati locali ed i campionati regionali erano gestiti dai Comitati Locali e dai direttori regionali della FIGC, mentre quelli interregionali dal C.C.D. Tutti i Comitati locali dovevano versare al C.C.D. una quota annuale di affiliazione ed una quota annuale per ogni società iscritta al campionato. I membri dei Comitati Locali e i comitati stessi potevano essere sospesi temporaneamente o sollevati dall’incarico nel comitato direttivo se, con il loro comportamento, avessero danneggiato l’immagine della U.L.I.C. oppure se non avessero rispettato il regolamento o si fossero dimostrati inadempienti alla corresponsione delle somme previste.
Il presidente della F.I.G.C., su richiesta del comitato direttivo, provvedeva alle nomine degli Uliciani benemeriti, ovvero coloro che si erano distinti nella promozione dell’attività della U.L.I.C. e per questo erano premiati con tale titolo. La supervisione dell’operato e del comportamento dei vari comitati spettava agli organismi regionali della F.I.G.C. congiuntamente al C.C.D. Questi contribuivano, inoltre, alla costituzione dei nuovi Comitati, al collegamento tra i Comitati della zona e il Comitato Direttivo, stanziavano i premi per le squadre ed intervenivano presso le Società federali per fare in modo che ci fosse disponibilità di campi per i campionati U.L.I.C.
Di fronte ai successi della U.L.I.C. anche la Federazione dovette prendere atto che le cose non andavano proprio bene: erano troppi i giocatori squalificati che per via delle sanzioni passavano nelle fila della U.L.I.C. e viceversa per non scontare le sanzioni comminate. Fu per questo motivo che dopo circa tre anni di trattative, martedì 7 novembre 1922, si arrivò all’accordo tra la F.I.G.C. e U.L.I.C. che fu il riconoscimento ufficiale dell’opera svolta dalla U.L.I.C. nel formare i giovani. Si posero, in questo modo, le basi per lo svolgimento di un’attività congiunta e l’Unione avrebbe usufruito di sussidi di importo variabile da parte della Federazione e della disponibilità dei campi federali. L’Unione, grazie al nuovo assetto sportivo, si occupò solo dei giovani fino ai ventuno anni.
Nel 1922 la U.L.I.C. contava 190 squadre iscritte. Con la grande crescita delle forze in seno alla U.L.I.C. la situazione finanziaria dell’Unione divenne insostenibile, poiché, all’aumentare degli aderenti i conti risultarono sempre più in rosso. Le società sarebbero diventate più numerose di quelle iscritte all’attività della F.I.G.C: nel 1929 diventarono 1.412, a fronte delle 928 iscritte ai campionati federali.
Iniziarono anche ad essere, però, sempre più numerosi i reclami per le società che per vincere le fasi di qualificazione ed arrivare alle finali del campionato italiano ricorrevano a trucchi ed irregolarità, a dispetto dei princìpi perseguiti da Maranelli, su cui lo stesso non transigeva. Nei confronti dei "non dilettanti" autorizzati dalla Carta di Viareggio, nel 1926, la scelta della U.L.I.C. fu quella di impedire a questi ultimi la partecipazione ai campionati liberi.
Le crisi in seno all’Unione portavano spesso a dover ricostituire in Assemblea gli organici dei Comitati Direttivi dimissionari prima della scadenza che avveniva annualmente. Nel 1925, sotto la presidenza di Lando Ferretti, il CONI (Comitato Olimpico Internazionale Italiano) intraprese l’assorbimento di tutte le federazioni e le associazioni nell’ottica della fascistizzazione dell’attività sportiva. La U.L.I.C. venne inserita nella struttura dell’ente federale il 1 settembre 1927 con la denominazione “U.L.I.C. Sezione Autonoma di Propaganda” e divenne il vivaio delle società italiane che potevano attingere da questo grande serbatoio di giocatori giovani, poiché essi erano liberi di scegliere, a proprio piacimento, la squadra con cui giocare.
A questo si aggiunsero gli effetti della leva obbligatoria e della coscrizione per la guerra in Etiopia nel 1935, che privarono le squadre uliciane di numerosi giocatori in età d’armi. Le perdite subite e le difficoltà economiche causate dagli effetti della “crisi del 1929” portarono al ritiro di numerose società ed i provvedimenti federali, sempre più frequenti, fecero venne meno un altro dei caratteri distintivi della U.L.I.C. originaria. Si inserì infatti il vincolo di tesseramento per le società libere, in modo da evitare le acquisizioni dei giovani più promettenti dell’Unione da parte delle società federali.

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L’Esperienza dell’Unione Libera Italiana del Calcio e il football in Italia prima del fascismo

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Gandini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Roberto Chiarini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

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