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Status giuridico e responsabilità internazionale dei caschi blu nelle operazioni di peacekeeping

Special Committee on Peacekeeping Operation: "zero tolerance"

La sopra citata riunione del Consiglio di Sicurezza del maggio 2005, segnata anche da un impegnativo Presidential Statement , era stata preceduta, nel marzo 2005 dalla diffusione del Rapporto del Consigliere speciale111 e di quello dello "Special Committee on Peacekeeping operations". Il 22 giugno 2005 l'Assemblea Generale, facendo proprie le valutazioni e le proposte avanzate dallo "Special Committee"ha ribadito la necessità per l'Onu di adottare senza ulteriori indugi "una strategia organica per eliminare abusi e sfruttamenti nelle operazioni di peacekeeping". La parola d'ordine ê diventata "zero tolerance".
Il 19 giugno 2008, con grande ritardo, il Consiglio di Sicurezza ha approvato all'unanimità la risoluzione 1820 in cui si afferma che "stupro e altre forme di violenza sessuale rappresentano un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o uno strumento di genocidio" e chiede "a tutte le parti nei conflitti armati la cessazione immediata e completa della violenza sessuale contro i civili, con effetto immediato". Nei paragrafi introduttivi, il documento "prende nota che donne e ragazze sono spesso l'obiettivo della violenza sessuale, usata anche come tattica di guerra per umiliare, dominare, instillare paura e allontanare i civili dalle loro comunità e dai loro gruppi etnici". Nel quinto paragrafo, il Consiglio minaccia di "prendere in considerazione misure contro le parti che, in situazione di conflitto armato, commettono stupri".
La risoluzione chiede anche al Segretario Generale in carica Ban Ki.moon di rafforzare i controlli sui caschi blu dell'Onu che si macchiano di questo crimine in varie regioni del mondo. "Il problema ha raggiunto proporzioni pandemiche -ha detto Ban Ki-moon -applicherò la "tolleranza zero": se scopriremo nuovi casi non solo i responsabili, ma anche i loro superiori saranno puniti". Gli stupratori in zone di guerra quali l'ex Jugoslavia, il Darfur, la Repubblica democratica del Congo, il Ruanda e la Liberia potrebbero essere giudicati davanti alla Corte Penale Internazionale. Nel preambolo della risoluzione suddetta si ricorda infatti che nello Statuto di Roma, l'atto costitutivo della Corte, "è stato incluso un ampio ventaglio di violenze sessuali". Questo passaggio, dovrebbe aprire la strada alla traduzione dei colpevoli di stupro in guerra davanti alla Corte dell'Aja. Tuttavia, per quanto concerne l'oggetto della nostra analisi, i peacekeepers, come vedremo a suo tempo il problema non è di facile soluzione. Un approccio sanzionatorio, post factum, direttamente gestito dalle Nazioni Unite e comportante quindi l'esercizio di autorità e potere "sovranazionale", continua a incontrare la resistenza degli Stati, a cominciare dagli Stati Uniti che pur sono in prima linea nel denunciare i casi di misconduct dei peacekeepers. Nel luglio del 2005 i responsabili di tutte le "field missions" sono sollecitati a fornire al personale di peacekeeping benessere e attività nel tempo libero tra le quali eventi sportivi, sport a squadre, pranzi, tv satellitare, guide spirituali. Sembra quindi che la strada intrapresa dalle Nazioni Unite sia mirata ad una prevenzione del fenomeno.

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Status giuridico e responsabilità internazionale dei caschi blu nelle operazioni di peacekeeping

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Informazioni tesi

  Autore: Letizia Pitruzzello
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace
  Relatore: Antonio Bultrini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

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Parole chiave

peacekeeping
caschi blu
abusi
corte panale internazionale
sofa

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