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Nuove Povertà e Globalizzazione

Linea Etica della Povertà

Nonostante gli sforzi in direzione di una comprensione maggiore di aspetti qualitativi e multi-dimensionali nella definizione e misurazione della povertà, è ancora diffusa la tendenza, anche nell’ambito delle ricerche empiriche, ad adottare una prospettiva monetaria. Ancora, sebbene sia stato ampiamente riconosciuto nel corso degli anni il carattere riduttivo e fuorviante di questo approccio, esso continua ad essere usato in particolare dalla Banca Mondiale e, a partire dal 2000, anche nell’ambito degli Obiettivi del Millennio, targets stabiliti dalla comunità internazionale all’inizio del XXI secolo, il primo dei quali è la riduzione della povertà “estrema” (assoluta) entro il 2015.
L’obiettivo del dimezzamento della povertà è stato presentato in quell’occasione come un dovere morale. Tuttavia, continuare a considerare e quindi stimare la povertà secondo la linea di 1 dollaro al giorno, piuttosto che come mancanza di benessere e di capacità, in grado di coglierne la multidimensionalità, rende solo parziale l’intento morale prospettato.
Questo è stato evidenziato in particolare da Peter Edward (2006), il quale, in risposta a questa impostazione, ha proposto un nuovo indice statistico di misurazione della povertà, definito come la linea etica della povertà (EPL).
Ciò che l’autore vuole dimostrare è che la linea di povertà di un dollaro al giorno, che prescinde da qualsiasi considerazione sul benessere o sui bisogni di base, è irragionevolmente bassa; certamente più bassa, sostiene l’autore, di quanto le popolazioni del mondo sviluppato giudicherebbero moralmente accettabile. Per quanto lo stesso autore riconosca che la linea etica di povertà non superi i limiti propri di tutte le linee di povertà di reddito, ovverosia la tendenza a ridurre e semplificare la povertà globale ad un’unica dimensione, l’EPL fornisce, tuttavia, una base moralmente difendibile.
Il contesto intellettuale sul quale si basa interessa due aree specifiche di ricerca, quella degli economisti sulle misure e le determinazioni del benessere e quella della salute pubblica, relativamente all’aspettativa di vita individuale, sulla base del reddito. Queste due aree possono essere combinate per derivare una linea della povertà internazionale direttamente dai risultati aggregati sull’aspettativa di vita (o sul benessere). La relazione tra l’aspettativa di vita e il reddito è stata indagata innanzitutto dagli economisti, che hanno rilevato come l’aspettativa di vita media nazionale diminuisca rapidamente al diminuire dei livelli di reddito sotto una soglia critica. Una correlazione simile, tra reddito individuale e aspettativa di vita, è stata confermata anche nel campo della salute pubblica, indicando come livello di aspettativa massimo l’età compresa tra i 73-75 anni, superati i quali un aumento nel reddito non ha un impatto significativo.
Se la povertà è meglio definita attraverso uno scarso grado di benessere, piuttosto che in termini di reddito, e si assume la speranza di vita alla nascita come indicatore di benessere, ne consegue, secondo Peter Edward, che una soglia etica della povertà può essere sviluppata modellando la relazione tra i risultati della media nazionale di aspettativa di vita e le loro origini sottostanti nei livelli individuali di povertà assoluta. I risultati empirici che l’autore riporta a corroborazione della sua tesi dimostrano che dato lo stato del mondo attuale, è ragionevole stimare l’aspettativa di vita a 74 anni, qualora si disponga di un consumo (reddito) “adeguato”. Basandosi sulla performance media di tutto il mondo (esclusa la rilevazione dell’AIDS in Africa, che determina una diminuzione della soglia a 1,9 dollari), questo consumo per poter essere adeguato deve corrispondere a 2,7 dollari al giorno; il consumo al di sopra di questo livello consente una durata della vita nominale prevista superiore, mentre al di sotto del livello si riduce la durata prevista di vita in modo drammatico. L’applicazione di una dimensione etica al modello presuppone che nessuno auspichi di nascere in una condizione talmente bassa del livello di consumo per cui si corra il rischio di un accorciamento drammatico della propria vita, come risultato della povertà. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Nuove Povertà e Globalizzazione

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Sposaro
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Stefano Semplici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

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