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Inquinamento da gas anestetici nelle sale operatorie

Inquinamento ambientale dei gas anestetici

Un monitoraggio chimico fisico dello stato ambientale risulta necessario sia per correlare in modo rigoroso la potenziale azione tossica degli anestetici con i parametri chimici obiettivi, sia per progettare un qualunque intervento di bonifica dell'ambiente. E' necessario inoltre valutare, mediante adatti dispositivi, l'esposizione personale dei lavoratori, che, dipendendo dalla specifica mansione e dal soggettivo modo di operare, varia da individuo a individuo (G.Beroni et al, 1983).

Il grande interesse per l'inquinamento dei gas e vapori anestetici nelle sale operatorie è legato alla comprovata azione tossica di queste sostanze, con conseguente rischio per tutto il personale professionalmente esposto (anestesisti, chirurghi, ferristi ed infermieri di sala). Prima di esaminare le cause di inquinamento ambientale delle sale operatorie è necessario soffermarsi su una descrizione, in linee generali, dei sistemi di induzione e sulle apparecchiature per l'anestesia. La somministrazione dell'anestetico gassoso o volatile può avvenire mediante intubazione orotracheale (anche detta intubazione endotracheale), durante la quale viene passato un tubo endotracheale nella bocca, attraverso la laringe e dentro la trachea, o applicando la maschera facciale direttamente sul viso del paziente; per quest'ultima metodica si distinguono i sistemi di anestesia in aperti e chiusi. In passato si utilizzavano soprattutto i primi, responsabili di un elevatissimo inquinamento poiché tutta l'aria espirata dal paziente ad alte concentrazioni di anestetico veniva dispersa direttamente nell'ambiente. Oggi si preferisce utilizzare i sistemi chiusi, che permettono il recupero e la riutilizzazione dell'aria espirata dal paziente dopo averla adeguatamente depurata dalla CO2, grazie al potere adsorbente della calce sodata presente nel sistema e reintegrata dell'ossigeno consumato e di nuovi gas. Si distinguono in particolare due tipi di sistema chiuso: il sistema monofasico ed il circuito rotatorio difasico. Il primo, detto anche "va' e viene", è costituito da una maschera facciale, da un contenitore cilindrico contenente calce sodata, da un pallone respiratorio e da un tubo, situato generalmente in prossimità di una maschera, che permette l'immissione di gas "freschi". Attraverso il contenitore cilindrico passa quindi sia l'aria inspirata che espirata dal paziente. Il circuito rotatorio difasico è il sistema anestetico attualmente più utilizzato; esso consta di una maschera facciale e di due tubi provvisti di valvole respiratorie unidirezionali. L'aria espirata dal paziente passa nel 1° tubo (espiratorio), collegato al contenitore cilindrico contenente calce sodata sulla quale rimane adsorbita la CO2 e ritorna al paziente attraverso il 2° tubo (inspiratorio), dopo eventuale aggiunta di gas nuovi (Vacanti C.A., 2012).

I sistemi anestetici chiusi sono poi collegati all'apparecchiatura per l'anestesia che è costituita da:

. sistema di rifornimento dei gas, che può essere centralizzato in bombole;

. sistema di misura dei gas, formato da flussometri ad orificio fisso o variabile;

. sistema di vaporizzazione, che trasforma l'anestetico liquido in gassoso e lo immette in adeguate concentrazioni nel circuito respiratorio dopo averlo miscelato con altri gas nella "camera di miscela".

Alla luce di quanto descritto, l'inquinamento da gas anestetici nei reparti operatori può dipendere da (ISEPSL, 2009):

1) fattori strutturali degli ambienti

2) fattori legati alle modalità ed alle linee di erogazione degli anestetici.

I primi sono rappresentati dalla forma e dalla cubatura delle sale operatorie, dalla presenza o meno di un efficiente sistema di ventilazione per assicurare un adeguato ricambio d'aria.
Per quanto riguarda l'erogazione, le cause di inquinamento possono ricondursi alla qualità e quantità degli anestetici utilizzati, alla concentrazione degli anestetici nei gas, alle tecniche di anestesia impiegate (entità dei flussi gassosi, percentuali di vaporizzazione, adozione di valvole deviatrici), al tipo di apparecchiature per l'erogazione dei gas, le cui perdite si verificano soprattutto a livello dei tubi, dei raccordi, dei flussometri e delle valvole, alle caratteristiche dell'apparato di smaltimento dei gas, al tipo e durata dell'intervento. Perdite di gas possono inoltre verificarsi per la non perfetta adesione delle maschere facciali, per la diffusione dalla gomma delle apparecchiature quando si fa uso di anestetici ad elevata solubilità in essa e per la presenza di residui nelle apparecchiature per anestesia. Altra fonte di inquinamento è rappresentata dal disperdersi di gas residui direttamente nell'ambiente, dopo che il paziente è stato estubato.
Il problema dell'inquinamento non interessa esclusivamente la sala operatoria ma anche, sebbene in misura ridotta, gli ambienti ad essa adiacenti: le sale di lavaggio degli strumenti, di sterilizzazione, di preparazione per i chirurghi, i corridoi di accesso ed in particolare le sale di "risveglio", nelle quali il paziente, continuando ad espirare aria ad elevata concentrazione di anestetico, determina un alto tasso di inquinamento ambientale.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Inquinamento da gas anestetici nelle sale operatorie

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Informazioni tesi

  Autore: Dario Garofano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Chimiche
  Relatore: Gianluigi de Gennaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

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