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Diritto consuetudinario e mutamento culturale. Un'analisi storico-antropologica della ''vendetta di sangue'' in Sardegna e Albania

Il diritto consuetudinario nella ricerca antropologica moderna

È ormai stato più volte confermato che, seguendo la prospettiva pluralista, nelle diverse realtà sociali è possibile riconoscere la compresenza di più ordinamenti giuridici. In quest'ottica è interessante osservare gli "usi popolari" che conservano norme o modelli giuridici ancora operanti in società in cui il "diritto dello Stato" ufficiale non annulla le ancora vive consuetudini, espressioni di modelli giuridici
tutt'ora vigenti. L'antropologia giuridica ha studiato il conflitto sociale, la sanzione o la prassi giuridica, con differenti livelli di analisi più o meno approfondite. Un capitolo ai "fenomeni giuridici" venne dedicato da Marcel Mauss nel suo "Manuale di etnografia" del 1947, incentrando l'indagine fondamentalmente sul diritto consuetudinario. Egli sostenne che: "Per organizzazione sociale s'intende in generale l'organizzazione politica, ma questa non costituisce che una delle parti del diritto, e non la più profonda. Il diritto comprende l'insieme dei costumi e delle leggi: come tale esso costituisce la struttura della società, quello che definisce un gruppo di uomini non è né la sua religione, né le sue tecniche, né altro all'infuori del diritto. Tutti gli altri fenomeni, ivi compresi i fenomeni religiosi, malgrado ciò che si dice a proposito delle religioni nazionali, tutti gli altri fenomeni si possono estendere al fuori dei limiti della società. Ma quello che ci definisce non può essere esteso fuori dei nostri confini. Dunque il fenomeno giuridico è il fenomeno specifico di una società" (Mauss, 1969; pp.123-124). Ma ancora: "La legislazione che vogliamo osservare è consuetudinaria…." (Ivi, p.127). Quindi Mauss, nel 1947, preannunciava quel carattere ineliminabile della consuetudine come fonte primaria del diritto, e ancora più interessante era la sua definizione di consuetudine come qualità dinamica e in continua trasformazione:
"In realtà è partendo dal diritto consuetudinario che avvengono quei mutamenti che finiscono poi per essere codificati; vi è in tal caso una trasformazione, un adattamento molto lento alle condizioni sociali…" (Ibidem). Mauss non si limitava agli studi delle consuetudini giuridiche, ma la sua ricerca si proponeva di individuare il diritto anche nei racconti popolari, nei miti e nelle leggende capaci secondo lui di svelare fenomeni di natura giuridica. È possibile sostenere che egli sia stato uno dei precursori di quel pluralismo giuridico che ancora oggi sembra essere caratterizzato da una "timidezza" di fondo che solo molto lentamente riesce a riconoscere la pluralità dei fatti sociali. Bronislaw Malinowski, in "Diritto e costume nella società primitiva" del 1926, analizzava l'ordine sociale nelle isole Trobriand sempre con uno sguardo aperto verso quelle che erano le consuetudini delle popolazioni, presso le quali l'attività dello scambio di oggetti "preziosi", veniva identificata dall'autore come principio del mantenimento dell'ordine. Malinowski venne criticato per aver formulato delle generalizzazioni sul campo del diritto -essendosi soffermato su una cultura in particolare - e per aver creato una certa "confusione" riguardo al concetto di diritto consuetudinario. Ma convinto dei risultati delle sue ricerche insistette sui suoi procedimenti e metodi di ricerca per confutare le idee diffuse in quel periodo circa l'assenza di organizzazione normativa in popoli "meno sviluppati" abbandonati in balia di credenze soprannaturali. Ovviamente il diritto può essere concepito diversamente in base all'ambito semantico che gli viene attribuito e così le diverse ricerche arrivano a formulare diverse ipotesi e sintesi teoriche. Paul Bohannan (1920-2007), antropologo americano, conosciuto per le sue ricerche in Nigeria, allontanandosi dall'analisi normativa di Malinowski, sostenne che il diritto, differente dal costume e dalle regole di comportamento, fosse in realtà caratterizzato da un doppio procedimento -"la doppia istituzionalizzazione" -secondo la quale il costume e le norme diventano diritto e quindi legge nel momento in cui vengono istituzionalizzate. Dunque, in un primo momento vengono sancite le norme, le consuetudini, le regole di comportamento, e in un secondo momento -quello decisivo -queste norme e consuetudini vengono formalizzate. Si passa perciò, attraverso due livelli giuridici: il primo connotato dalla tradizione consuetudinaria e il secondo in cui la tradizione viene resa ufficiale (Cfr. Lombardi Satriani, 1995). Anche in questo caso, elemento culturale importante, espressione di un "altro diritto", è la consuetudine. Le tradizioni popolari sono testimonianza diretta di modelli di regolazione sociale, i quali, contribuiscono a fornire dimostrazioni di un diritto vivente che richiede un'analisi storica e comparativa rivelatrice del rapporto reale degli individui con la legge scritta e universale dello Stato, e la loro relazione senza dubbio più stretta con la consuetudine locale.
Antonio Pigliaru, in "La vendetta barbaricina come ordinamento giuridico" (1959), non pone in antitesi l'ordinamento locale tradizionale con quello statale. Vi è sicuramente uno scontro tra i due, ma è uno scontro-confronto, quindi un legame dialettico reciproco che andrebbe letto in chiave di relativismo normativo, nonostante la repressione Statale dovuta al mancato riconoscimento delle reazioni sociali legate al contesto economico e socio-culturale. Pertanto si può parlare di relatività normativa o giuridica anche ponendo in relazione il Kanun al codice ufficiale albanese, invece che misconoscerlo attivando un processo di "indifferenza" ma soprattutto di marginalizzazione sociale.

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Diritto consuetudinario e mutamento culturale. Un'analisi storico-antropologica della ''vendetta di sangue'' in Sardegna e Albania

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Elena Gala
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Paolo Chiozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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Parole chiave

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