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Le Fate Irlandesi tra Letteratura e Folklore

Il folklore irlandese

Il corpus folklorico irlandese racchiude, come anticipato nel capitolo precedente, un'ampia varietà di temi e di personaggi.
I protagonisti sono di solito persone comuni, tra cui contadini, pescatori, pastori, che vengono in contatto con i folletti e con il soprannaturale: da questi incontri possono trarne vantaggio, migliorare le loro vite, risolvere situazioni difficili, ma anche essere beffati e puniti.
Sicuramente tutte queste storie testimoniano una forte fede nei confronti degli esseri fatati, quella "fede magica" di cui Croker parlava in Researches. Glassie riporta infatti un brano tratto proprio dal volume del 1824, in cui l'autore presenta i cosiddetti forths, fortificazioni risalenti all'età del ferro, come dimora del Buon Popolo e racconta un aneddoto molto significativo:

"Un contadino industrioso, il quale aveva acquistato una fattoria nei pressi di Mallow da un mio parente stretto, cominciò a fare delle migliorie costruendovi una solida casa di pietra, unitamente a un forno da calce. Poco dopo, andò a far visita al proprietario per notificargli "i guai che aveva passato a causa del vecchio forte, visto che i folletti non approvavano la costruzione del forno da calce così vicino alla loro dimora; aveva perso la scrofa con nove bonniveens (maialini da latte), il cavallo era caduto in un fossato e ne era rimasto ucciso, e tre delle sue pecore erano morte "tutto per opera dei folletti"'. Sebbene il forno da calce gli fosse costato cinque ghinee, disse che non l'avrebbe utilizzato per cuocerci nemmeno un solo
altro mattone, ma lo avrebbe invece abbattuto, senza esitazione, e ne avrebbe costruito un altro lontano dal forte, con la motivazione che aveva commesso un errore quando aveva invaso con quel forno il territorio della Brava Gente, obbligandoli così a deviare rispetto al loro percorso abituale".

Un episodio simile è riportato nel libro Fate, di Brian Froud e Alan Lee:

"Le case incautamente costruite lungo un sentiero delle fate vengono disturbate. Una di queste case perseguitate, costruita in Irlanda, aveva uno spigolo esterno sporgente che intralciava il cammino delle fate. Per questo motivo di notte la casa si riempiva di rumori, tremava e sembrava dovesse crollare da un momento all'altro: solo quando lo spigolo fu abbattuto, la pace tornò nell'abitazione. In casi simili il problema è stato parzialmente risolto lasciando la porta d'ingresso e quella posteriore aperte di notte, per permettere alle fate di passare indisturbate. Nonostante la soluzione sia piuttosto gelida, molte casette di campagna in Irlanda hanno la porta d'ingresso e quella posteriore allineate, come precauzione contro questo genere di disturbi".

Yeats, invece, scrive che "in ogni contea esiste qualche famiglia o qualche personaggio che si ritiene abbia goduto favori o subito persecuzioni, soprattutto da parte di fantasmi, come gli Hackets di Castel Hacket, nella contea Galway, che ebbero come antenato un essere fatato; o John-o'-Daly di Lisadell, contea Sligo".
E ancora Yeats riporta la testimonianza di una donna che afferma di non credere né all'inferno, semplice invenzione dei preti, né ai fantasmi: esistono solo le fate, i leprecani, i cavalli d'acqua e gli angeli caduti. Si può dubitare di tutto, scrive, tranne che degli esseri fatati: è logico che esistano.
Ma vediamo di conoscere meglio questi simpatici personaggi, tanto amati quanto temuti.

In gaelico le fate si chiamano Daoine Sidhe, che significa "popolo fatato". Esistono varie teorie sulla loro provenienza (riportate da Yeats nella sua prima antologia): secondo la tradizione contadina sono angeli caduti, "non abbastanza buoni da essere salvati ma neanche tanto cattivi da essere dannati"; secondo il Libro di Armagh, codice miniato redatto appunto presso il monastero di Armagh, sono gli dei della terra; secondo gli studiosi di folklore irlandese, invece, sono gli dei dell'Irlanda pagana, i Tuatha de Danaan.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le Fate Irlandesi tra Letteratura e Folklore

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Informazioni tesi

  Autore: Letizia Rucco
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Gino Scatasta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

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