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Diabolik, per un'analisi sociale del fumetto

Nasce Diabolik

Non erano gli anni Novanta, neanche il Sessantotto, ma il 1962 in pieno Boom Economico. I fumetti sfioravano le liste di proscrizione (…). Fu come se una macchina del tempo avesse catapultato quella copertina dal futuro: lo sguardo assassino, la donna terrorizzata, il senso di trasgressione scatenarono un terremoto nelle coscienze di chi scoprì (e di chi rifiutò) quell’albo. E il fumetto italiano non fu più lo stesso.

Diabolik nasce nel novembre del 1962 quando nelle edicole esce il primo numero con il titolo Il re del terrore. L’esordio non fu dei più brillanti, soprattutto perché la copertina raffigurava lo sguardo penetrante di un uomo interamente coperto, dalla testa ai piedi, da una calzamaglia nera, e di una donna urlante che non riusciva a sostenere tale sguardo, per cui molti edicolanti, turbati dal personaggio, non l’avevano esposto. Ma, successivamente, vi si riporrà rimedio. I testi sono di Angela Giussani, Signora della casa editrice Astorina. Il logo è uno degli elementi caratterizzanti del fumetto: inventato dall’architetto e illustratore Remo Berselli, è lo stesso dal primo numero e non cambierà mai. I suoi caratteri irregolari, bagnati nel rosso, trasmettono un senso di brivido e una modernità senza tempo. Incredibile ma vero, questo piccolo libricino porterà delle novità che sovvertiranno l’editoria italiana.

In primo luogo il “Re del Terrore” getta le basi del fumetto tascabile a due o tre vignette per tavola e con più di cento pagine, mentre prima i fumetti erano prevalentemente a striscia. Tale formato consente di offrire una storia completa in un solo albo e di ridurre i costi di realizzazione. Questa trasformazione in seguito sarà adottata da altri fumetti. Inoltre, come detto in precedenza, siamo agli albori degli anni Sessanta, cioè nel pieno dello sviluppo economico del Paese. Gli italiani già immaginavano una vita fatta non più solo di stenti e di sacrifici, ma anche ricca di lussi e di amori, come accadeva alle attrici che comparivano sui periodici di allora. A ciò un importante lavoro fu quello di Domenico Del Duca, della Casa Editrice Universo, che si cimentava nella pubblicazione di celebri fumetti come Il Monello e Intrepido e che raggiunse l’apice del successo con Grand Hotel, settimanale incentrato su seducenti e maliziose storie d’amore. In questo contesto le Giussani cercavano di ripetere tali successi orientandosi però, più che ai buoni sentimenti, a quella parte nascosta e cupa che è ben radicata in ciascuno di noi.

Quindi era necessario un personaggio atipico, che incutesse paura nello spettatore ma che anche suscitasse l’ammirazione per la genialità, per la temerarietà e per l’intrepidezza con cui caricava su di sé il male che gli altri non avevano il coraggio neanche di immaginare.15 Il target di riferimento verso il quale si orienteranno le autrici sarà quello dei pendolari che ogni giorno giungevano a Milano per motivi di lavoro o di studio, la cui lettura del fumetto corrispondeva più o meno a quella del viaggio in treno. Dunque, il fumetto doveva possedere le seguenti caratteristiche: autoconclusivo, capace di attirare l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina, di breve durata, in modo da poter essere letto in poco tempo e costare poco. A ciò le Giussani affermavano: È vero, era un tascabile. A quel tempo i fumetti erano letti solo dai ragazzi, mentre noi ci rivolgevamo per la prima volta a un pubblico adulto. Ma gli adulti allora si vergognavano di leggere i fumetti, così quel formato potevano nasconderlo in tasca. Gli edicolanti, poi, non sapevano dove mettere Diabolik, perché non esisteva uno spazio per un giornale di quel tipo, così lo ponevano vicino ai gialli.16 Nasce così Diabolik: formato dodici centimetri per diciassette, centoventotto pagine in bianco e nero con copertina a colori e dal costo di 150 lire.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Diabolik, per un'analisi sociale del fumetto

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Informazioni tesi

  Autore: Luca Romano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Stefano Bory
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

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Parole chiave

fumetto
sociologia
noir
diabolik
analisi sociale del fumetto
eva kant
il fumetto in italia
il giallo a fumetti
comunicazione e processi culturali

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