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Tommaso D'Aquino. Prolegomeni ad una conoscenza 'per quandam connaturalitatem' nel Super Boetium De Trinitate

Sancti Thomae De Aquino ''Expositio Super Librum Boethii De Trinitate'': Brevis introductio

Ci accingiamo dunque a confrontarci col commento di Tommaso al trattato di Boezio, non senza una breve introduzione che metta in luce anche le ragioni che ci hanno portato verso quest'opera giovanile dell'Aquinate, rimasta tra l'altro incompiuta.
In verità il nostro interesse verso il Super Boetium De Trinitate non è un isolato episodio. Nel '900 si sono rivolti al Commento non solo filosofi e teologi, ma anche storici e filologi con un impressionante fenomeno di edizioni e traduzioni in varie lingue e con "una intensità che 'donne à penser". La nostra preferenza sta proprio nel fatto che ci si trova di fronte ad un'opera per certi versi a sé stante, che manifesta
in modo compiuto ed "esprime appieno –secondo le parole di Gianfranco Pellegrino - aspetti determinanti del pensiero dell'Aquinate": un trattato di gnoseologia e di dialettica – una sorta di volume di filosofia della conoscenza ante litteram- nel quale il giovane Tommaso affronta appunto il problema della conoscenza umana, dei suoi limiti e della sua dignità, prendendo di petto importanti questioni epistemologiche riguardanti il 'modus' e i principi della scienza, sia essa naturale, matematica, metafisica o teologica nelle loro intersezioni e alla luce della fede e del mistero trinitario: il tutto a volte con una limpidezza e profondità insuperate nelle opere della maturità. Pasquale Porro avverte che lo stesso Commento alla Metafisica aristotelica, scritto diversi anni dopo, riprende in sostanza la definizione del rapporto tra teologia e metafisica già proposto nel commento al De Trinitate : il testo di Boezio avrebbe rappresentato per il giovane Tommaso " il terreno idoneo per affrontare le questioni relative alla conoscibilità di Dio, alle modalità espositive proprie del discorso teologico, al rapporto tra l'indagine razionale e la fede (e quindi tra filosofia e rivelazione), alla distinzione tra la teologia (nella sua doppia accezione di dottrina della fede e di discorso scientifico sulle sostanze prime) e le altre scienze speculative". Il Grabmann si spinge ancora oltre affermando che "la trattazione più particolareggiata e profonda della dottrina tomista sulla scienza è la sua Expositio super Boetium de Trinitate". E ancora, Van Steenberghen avvisa che "è la prima volta, nel corso della carriera di Tommaso d'Aquino, che il problema della conoscenza di Dio è posto esplicitamente in funzione della teoria della conoscenza". Ecco allora che acquista un certo valore, sia storico che prettamente speculativo, indagare se e in che modo, in questa giovanile expositio del Doctor Communis intrisa - come ha ben rilevato ancora Pellegrino - del senso teologico del mistero e dell'ineffabile, vi siano le traccie, almeno nei prolegomeni che la rendano possibile, di quella conoscenza per quandam connaturalitatem che il Tommaso della maturità ha reputato atta a 'sostenere', patire il concreto rapporto con quel Deus Absconditus del quale, ancora secondo Tommaso, all'apice della nostra speculazione possiamo giungere a dire solo l'an sit ma non, nell'attuale stato di viatores, il quid sit.
La Stesura del Super Boetium de Trinitate viene comunemente fatta risalire alla seconda metà del primo periodo di insegnamento a Parigi, orientativamente tra il 1255 e il 1259, dunque dopo il Commento alle Sentenze (1252-56), al conseguimento della licentia docendi e forse in parallelo alla stesura delle questioni De Veritate. L'expositio rimarrà un'opera incompleta: vi si trova solo il commento al proemio, al primo capitolo e a parte del secondo, il tutto diviso in tre sezioni a loro volta suddivise in due questioni e quattro articoli ciascuna per un totale di ventiquattro complessivi, secondo la struttura delle quaestiones disputatae. Non si hanno elementi per stabilire se la stesura si tradusse in un corso di lezioni oppure rappresenti un lavoro privato di schedatura. Ancora meno certezze si hanno sui motivi che portarono all'abbandono dell'opera: le ipotesi variano da estrinseche motivazioni logistiche dovute ai nuovi impegni e alle nuove incombenze per l'effettivo ingresso nel consortium magistrorum (1257), fino ad arrivare ad intrinseche motivazioni speculative: ad esempio lo Hall sostiene l'ipotesi di un'improvvisa afasia che costrinse Tommaso a fermarsi di fronte alla profondità del mistero trinitario, simile a quella più matura che lo indusse a non terminare la Summa, la stessa dunque del "non possum, quia omnia quae scripsi videntur mihi paleae". L'ipotesi, certo suggestiva, rimanda a quella frequente "abstractio mentis" della quale parla il Suo biografo Guglielmo di Tocco, per indicare quell'intimo habitus contemplativo che portava spesso il Santo Dottore ad esser totalmente alieno dai sensi "rapito dalla profondità dei divini misteri". Lo stesso Pellegrino, afferma che "non è perciò senza importanza che il suo Commento al De Trinitate, l'opera in cui meglio avrebbe potuto fornire un'indagine razionale del mistero trinitario, sia anch'essa rimasta incompiuta" .
Abbandoniamo ora le ipotesi su ciò che non è stato scritto per avvicinarci alla strutturazione delle questioni in esso effettivamente disputate, intrise di acume e rigore speculativo: la prima, dopo l'esposizione del proemio riguarda 'La conoscenza delle cose divine', segue la seconda 'sulla manifestazione della conoscenza divina la quale precede l'esposizione del primo capitolo; e ancora: la questione terza 'sulla comunione della fede', la quarta 'sulla causa della pluralità' e l'esposizione del secondo capitolo; la questione quinta riguarda 'la divisione della scienza speculativa', ed infine la sesta tratta 'dei modi delle scienze speculative'.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Tommaso D'Aquino. Prolegomeni ad una conoscenza 'per quandam connaturalitatem' nel Super Boetium De Trinitate

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Mendula
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Sassari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Francesco Sechi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

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