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L'utilizzo degli strumenti derivati negli enti locali italiani. Il caso del Comune di Milano

Il ruolo degli strumenti derivati

Il ruolo dei derivati si è via via accresciuto fino a toccare un picco nel 2006 e, dopo un periodo di stabilizzazione, tale massa imponente di contratti ha continuato a lievitare fino a tornare sui livelli pre-crisi, secondo l'ultimo rapporto della BRI, e tutto lascia credere che questo trend possa continuare.
Nonostante l'allarme, sollevato da più operatori, uno per tutti, il guru di Omaha, Warren Buffet, il terzo uomo più ricco del mondo, che, il 4 marzo 2003, li definì come "armi di distruzione di massa"146 non mancando di specificare come la sua compagnia assicurativa, la Barkshire Hathaway, li usasse tuttora per "coprirsi da alcuni rischi, e per assumere specifici rischi di mercato e di credito", il senso di questo segmento di trattazione è individuare se vi siano evidenze scientifiche che confermino quanto larga parte dell'opinione pubblica, sostenuta anche da fonti autorevoli, pensa, che gli strumenti derivati siano la vera causa della crisi che sta sconvolgendo i mercati e, conseguentemente, le società del mondo soprattutto occidentale.
In generale, trarre profitto dall'uso dei derivat i non è biasimevole, infatti, il più delle volte significa trarre profitto da una previsione azzeccata. Attraverso lo strumento dei derivati è possibile aumentare l'efficienza dei mercati, evitando che gli operatori si muovano alla cieca, e premiando quegli agenti, e quei sistemi, che permettono un'analisi più verosimile dei movimenti di mercato.
Da tutto questo si può dedurre che la speculazione, di per se, non è un male assoluto, se la si intende come la volontà di rischiare, affidandosi ad una previsione, che, qualora si rivelasse esatta, potrebbe portare ad un profitto ragguardevole. Si prenda come esempio il già citato Talete di Mileto.
Da un punto di vista più teorico, si può affermare che attraverso la speculazione avviene un consumo più efficace dei beni. Supponendo, infatti, che due beni omogenei abbiano le medesime caratteristiche ma prezzi differenti secondo il luogo in cui sono scambiati, un soggetto economicamente razionale comprerebbe tale bene dove è quotato al prezzo minore, e lo rivenderebbe nell'area in cui è valutato ad un prezzo maggiore, realizzando, di fatto, un profitto. Continuando nel tempo questa sua manovra, tale soggetto spingerebbe i mercati a riallineare le quotazioni dei due beni, favorendo l'equilibrio in un mercato efficiente.
Perché allora la parola speculazione ha assunto, nell'immaginario pubblico, una connotazione così negativa? La motivazione, forse, va ricercata nel mutato atteggiamento di una grande fetta degli operatori, volti a sfruttare le enormi potenzialità di guadagno offerte dai mercati OTC.
I derivati, nello scenario di una speculazione selvaggia, non hanno rappresentato altro che un formidabile strumento di guadagno sfruttando l'alto grado di leva finanziaria. Lo stesso Soros, e si era solo nel 1994, dinanzi all'Housebanking Committe, disse: "alcuni derivati sembrano essere concepiti per consentire agli investitori istituzionali di lanciarsi in azzardi che non avrebbero potuto tentare altrimenti".
E' del tutto evidente che alcuni mercati dei fondi speculativi, sfruttando i vantaggi offerti da una scarsa regolamentazione che non poneva limiti alla loro esposizione debitoria, unita ad una scarsità di informazioni sulla loro operatività, si siano sviluppati ignorando o interpretando in senso ampio le cosiddette regole: "Esiste un'ampia "letteratura" secondo cui questi meccanismi avrebbero dovuto avere una funzione positiva, di riduzione progressiva, di ammortamento del rischio. Più o meno tutti avrebbero così beneficiato della distribuzione del rischio operata via prodotti derivati, persino i contadini indiani. Insomma, secondo questa letteratura, i derivati avrebbero costituito una nuova e positiva scoperta sociale. Come se la grande scoperta sociale dell'Ottocento, l'imposta progressiva, fosse seguita da una nuova scoperta pure socialmente positiva: la finanza derivativa. Questo ha fatto degenerare i modelli di comportamento. C'è un antico detto, secondo cui i banchieri ti prestano il denaro come l'ombrello. Ma te lo prestano quando c'è il bel tempo e te lo ritirano quando invece viene la pioggia. Qui è avvenuto l'opposto: più debito e ancora più debito. È così che si è diffusa l'arte di vivere indebitati, grazie al buon cuore delle banche, e nella progressione di un paradigma che, basato sull'azzardo matematizzato dei derivati, ha creato e sta creando effetti progressivi di crisi.".
Tale situazione si è aggravata quando una miriade di piccoli investitori, non essendo in grado di sostenere i costi per una corretta informazione, decisero (furono obbligati) di affidarsi alle scelte dei grandi operatori, come appunto gli hedge funds, gestendo le loro posizioni in base ai comportamenti di coloro che detengono informazioni "superiori". In fondo l'asimmetria informativa è profittarsi di chi sa a danno di chi non sa.
L'enorme diffusione di questi strumenti ha indotto gli operatori a scelte ad alto rischio che si sono, in alcuni casi rivelate fallaci "Una delle grandi bugie che ci propinano i banchieri e i loro sostenitori è che la crisi del 2008 sarebbe stata causata unicamente dalla "inadeguata gestione del rischio" da parte di alcune istituzioni.Ma il 2008 ha dimostrato che il problema stava nel sistema dei derivati OTC, negli elevati incentivi ad assumersi dei rischi e poi a proteggerli, nell'opacità del pricing, nel contagio della collateralizzazione, nell'incertezza sulla rete delle controparti."

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'utilizzo degli strumenti derivati negli enti locali italiani. Il caso del Comune di Milano

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Informazioni tesi

  Autore: Romano Amato
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Francesco Bollazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 151

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