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La tana del Bianconiglio: Un viaggio attraverso il potere contemporaneo

Democrazia?

Il percorso non è ancora finito, e la strada appare ancora molto tortuosa. Il labirinto dentro la tana sembra ancora molto intricato, ma arrivato a questo “bivio” la strada è interrotta da un grosso cartello con sopra incisa la parola “Democrazia”. Dopo aver ripercorso alcuni dei temi riguardanti la creazione di potere attraverso particolari modalità e mezzi, vale la pena di interrogarsi sulla grande questione che questo tipo di elaborato intende proporre: “Tutto quello che è accaduto, e continua quotidianamente a verificarsi, si può definire democratico?” Prima di scendere in qualche angolo buio della “tana”, mi servo del solito dizionario per andare a vedere cosa si intende per democrazia.

“Democrazia: Il termine deriva dal greco dèmos (popolo) e kratos (potere), e in senso etimologico significa potere del popolo”. Il concetto di democrazia non è concentrato in un’unica soluzione, ma ha trovato nel corso della storia diverse applicazioni volte alla ricerca di modalità per consentire al popolo il “potere” di governare. Una definizione molto vasta e “importante”, ma alla luce di tutti i processi che sono stati descritti fino a questo punto, sempre meno chiara. Naturalmente non sarà questa tesi a provocare una “crisi” alle colonne portanti di questo sistema, ma non guardare oltre sarebbe un peccato.

Il sistema democratico come tutti sappiamo si è evoluto e sviluppato nel tempo, fino ad ottenere una forma “standard”, con l’arrivo della democrazia moderna. Molto interessanti al riguardo sono gli studi del sociologo statunitense Barrington Moore (Le origini sociali della dittatura e della democrazia: proprietari e contadini nella formazione del mondo moderno, 1966) sull’affermarsi della democrazia moderna in Europa. Secondo gli studi del sociologo, fondamentale fu l’equilibrio al potere che si creò tra la monarchia e le altre famiglie della nobiltà, abbastanza potenti da contrastare la forza della corona. L’equilibrio tra queste due “potenze”, portò alla instaurazione dei parlamenti.

Con l’affermarsi successivo della borghesia si arrivò a favorire il processo democratico, portando a una prima “liberazione” della classe contadina dal potente feudo. La mancanza di una successiva alleanza fra borghesia e nobiltà terriera contro la classe contadina fu una condizione necessaria per garantire la sopravvivenza dello strato più “basso” della società. Infine le rivoluzioni Inglese, Francese, Americana portarono alla affermazione finale della democrazia, distruggendo i vecchi “schemi” e garantendo un diffuso ingresso all’interno dei processi di governo. Importante notare come nel corso della storia per garantire una forma di democrazia sia necessario il contrapporsi di due forze per poi successivamente trovare una accordo di base, ma ancora più incisiva è stata la costante ribellione del ceto più basso.

Tornando all’interno del nostro sistema, si potrebbe certamente individuare una proiezione attuale di questo tipo di rappresentazione, dove la classe agiata (finanzieri, alta imprenditoria, banchieri, etc…) stringe rapporti o ipotetiche alleanze con le attuali forze politiche (per la grande maggioranza democraticamente elette). L’aspetto che sostanzialmente non si è modificato (se non nelle modalità) è il raggiungimento del potere, ricercato attraverso forme e metodi precedentemente descritti, ma con uno specifico riguardo su tutto quello che può essere definito “di massa”: consumi, informazioni, comportamenti, etc… Il sociologo tedesco Ralph Dahrendorf (La democrazia in Europa, 1992) afferma : “una cosa era la democrazia ai tempi degli stati nazione, un’altra è adesso con le realtà sovrannazionali come ad esempio l’Europa, e come i gruppi privati d’interesse che pesano sulle decisioni a livello globale. La democrazia deve fondarsi su elementi semplici di comprensione per permettere al demos (popolo) di esprimersi in base alle proprie conoscenze, e oggi tutto ciò non appare possibile”.

Interessante al riguardo è l’articolo “Anche nella democrazia 2.0, l’opinione pubblica deve essere informata e non tifosa ” pubblicato sul web da Francesco Linguiti (2013). Linguiti sottolinea come l’opinione pubblica, il voto, la scelta dei rappresentanti, non si basa più su una conoscenza immediata come nelle “paleo democrazie”. Quando il cittadino è chiamato a dire la sua, lo fa su questioni in apparenza chiare, ma in realtà sconosciute, perché tecnicamente troppo complesse. E questo provoca un fenomeno contrario a ciò che appare, ossia, la diminuzione del livello di rappresentanza popolare, dal momento che le decisioni importanti vengono prese da organismi democraticamente eletti su questioni apparentemente conosciute da tutti. “Il cittadino ha una conoscenza a scartamento ridotto”. Le grandi scelte politiche riguardano temi di grande importanza, che variano dall’energia alla finanza, ma le “illustrazioni” mediatiche su questo tipo di questioni vengono fornite da giornali, programmi, tribune mediatiche, che in nome delle logiche dello share e del consumo (quasi più della loro appartenenza politica), non sono in grado di offrire una informazione corretta/dialettica. Il potere del consenso torna di nuovo centrale nel rapporto cittadino vs organismi, dove l’informazione e la comunicazione di massa rappresentano delle vere e proprie armi in mano a pochi, ma a discapito di molti. Non è questa una accusa alla democrazia (che ritengo sia ancora la migliore forma di governo), ma bisogna mettere di nuovo al centro le regole del gioco, stabilendo dei rapporti più chiari tra le varie pedine della partita, tenendo presente i principi di bene comune (libertà , solidarietà, legalità) nei confronti delle libertà personali.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La tana del Bianconiglio: Un viaggio attraverso il potere contemporaneo

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Informazioni tesi

  Autore: Niccolò Piccardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Francesco Dini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 38

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