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Stura, Torino. Scenari per una diversa urbanità

La Stura come limite

Po, Dora e Stura, in qualità di corsi d'acqua urbani, si rimettono, funzionalmente e rispetto alla loro portata, al contesto cittadino in cui sono inseriti contribuendo a rafforzarne il carattere peculiare. Succede quindi che il Po diviene il fiume del paesaggio che incontra e attraversa i parchi e le architetture auliche della città; la Dora, il fiume dello sviluppo industriale, legato alla memoria manifatturiera con i suoi quartieri popolari e insediamenti operai; la Stura, il retro, una zona d'ombra, solo parzialmente utilizzata dalle attività industriali, e soprattutto come deposito di materiali ove potere collocare attività poco gradite alla città. A causa del suo carattere torrentizio, infatti, non si è potuto mirare ad ottenere qui un tipo di produttività analoga a quella creata lungo la Dora, né si è lavorato sugli aspetti che potessero plasmare uno specifico carattere paesaggistico del fiume e delle aree ad esso collegate. La Stura, inoltre, chiude la città compatta a nord, contenendo la continuità dell'espansione urbana entro il proprio attraversamento. È in questo senso che possiamo parlare della Stura come di un limite, di un punto di interruzione "di un certo tipo di città", oltre il quale si è indirizzato, nel corso del Novecento, un'espansione satellitare, frammentaria e discontinua, fatta di nuclei ben connotati e funzionalmente omogenei al loro interno.
La Stura distingue due sponde. A sud, un'espansione segnata da un carattere sì industriale ma denso di episodi abitativi che sostanzialmente ricreano forma e funziona.mento della città novecentesca del dopoguerra. A nord, la fascia industriale tra Torino e Borgaro (blocchi di macro-imprese accanto ad un tessuto più minuto di piccole/ medie imprese), i grossi impianti della produzione e del commercio (Iveco, Michelin, Pirelli Grandi Turbine Torino, Auchan, Panorama, TNT Traco), le concentrazioni industriali nelle periferie di Borgaro e Mappano, il complesso industriale di Villaretto, ma anche Falchera, l'ex discarica Amiat, gli impianti estrattivi di Basse di Stura. Nel complesso, un arcipelago di micro-mondi monofunzionali, omogenei, ben delimitati e compatti. Come dei "sassi" lanciati al di là del fiume, non più il centro di alcuna espansione.

I satelliti si agganciano alle grandi arterie di circolazione della città, mentre una ma.glia infrastrutturale più piccola garantisce la circolazione interna ai frammenti ritagliati dalle grandi infrastrutture stradali. Un primo livello di connessioni è la rete delle gran.di arterie: la Tangenziale Nord, la Strada dell'Aeroporto, il Raccordo Torino-Caselle, Corso Vercelli, Corso Giulio Cesare (e l'A4 suo punto d'arrivo), la ferrovia. E' la maglia che consente i grandi movimenti e che funge da porta d'uscita e d'ingresso alla città. Aggrappati alle grandi arterie, i satelliti trovano linee veloci di spostamento, funzionali all'accessibilità e alla produttività. La seconda maglia è una rete minuta, quella dei quartieri, dei parcheggi, delle fermate dei bus, delle biciclette magari sui marciapiedi. Una rete che si protrae, sempre più debole e meno strutturata, tra le cascine ed i campi coltivati, si snoda attraverso sentieri di erba, lungo i passaggi impervi sulle sponde del fiume, tra accampamenti rom ed orti abusivi.
Entro questa rappresentazione, l'oltre può essere letto come un territorio più aperto e flessibile, dove si sono potuti sperimentare nuovi modi di abitare (Falchera), produrre (l'Iveco, l'area Produttiva Rostia) e riciclare (la discarica Amiat) entro uno spazio vasto ed attraversabile mediante differenti reti di collegamento. In realtà, i satelliti, ben col.legati al grande sistema infrastrutturale, mostrano una scarsa permeabilità rispetto alla rete più minuta. Permangono chiusi, ben confinati ed omogenei, nonostante le trasformazioni recenti che ne stanno modificando sensibilmente caratteri e funzioni. I piccoli distretti della produzione si stanno erodendo, mentre i grandi attendono una radicale riconversione; la discarica Amiat è oggetto di un'importante opera di riqualifi.cazione; alcune aree naturali, compromesse dai precedenti usi, sembrano destinate a diventare parchi; Falchera è oggetto di politiche e progetti tesi ad incrementare servizi e conferire al quartiere una più marcata identità.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Stura, Torino. Scenari per una diversa urbanità

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Informazioni tesi

  Autore: Quirino Spinelli
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Angelo Sampieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

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indagine
progettazione urbana
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