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La configurazione discorsiva dell' "operatore dell'emergenza" : una ricerca esplorativa

La Psicologia dell’Emergenza: un'analisi epistemologica

Partendo da alcune argomentazioni offerte nel Capitolo 1, nel presente paragrafo si intendono esaminare i presupposti teorico-epistemologici fondanti le metodologie di ricerca e di intervento adottate dalla Psicologia dell’Emergenza.
Si è asserito che, in quanto scienza –logos, essa fa uso del linguaggio ordinario per la strutturazione dei propri assunti e delle proprie teorie. Posto questo, essa dovrebbe condurre alla conoscenza in virtù di un modello teorico e non mediante la rilevazione di enti; per cui, si è nella condizione di dire che detta scienza dovrebbe poggiare su un piano di realismo ipotetico se non concettuale. Ciò consente pertanto di escludere che sia fondatamente ascrivibile a un paradigma meccanicistico e che possa usufruire del metodo sperimentale adottato in tale “universo di senso”, in quanto detto metodo presuppone che vi siano enti da rilevare e prescrive l’individuazione di nessi empirico-fattuali tra gli stessi.
Dunque, laddove essa non rispetti i vincoli in questione, vengono a prodursi due tipologie di errori, l’infondatezza epistemologica e la scorrettezza metodologica: nel primo caso, l’errore consiste nell’attribuire implicitamente a una forma lessicale un significato univoco, valido, invece, solo all’interno di un determinato campo di applicazione; per quanto concerne la scorrettezza metodologica, questa consiste nel considerare dato di fatto ciò che si rileva tramite la misurazione, in quanto la misurazione stessa rappresenta il riscontro di una teoria. Rispetto al primo errore, si ha l’impossibilità di provvedere a una definizione universale di un termine-costrutto, il che comporta che il realista ipotetico non sia nella condizione di aderire agli assunti conoscitivi da cui parte, ovvero che esista un mondo “oggettivo”, seppur inconoscibile, rispetto cui produrre delle ipotesi che vi si approssimino, nonché adottare il paradigma meccanicistico, in cui la realtà è qualcosa di ontologicamente dato, e si ritiene dunque praticabile la dimensione esplicativa, che comporta l’individuazione di nessi causali tra enti empiricamente rilevabili, nonché la dimensione predittiva, per cui stabilita l’esistenza della causa è possibile rintracciare l’effetto che ne deriverà.
Relativamente a quanto presentato nel paragrafo 2.2, si è nella condizione di considerare termini quali “stress”, “trauma”, “resilienza”, “burnout”, “empowerment”, “lutto”, “emozioni”, “coping” come costrutti, caratterizzati da definizioni varie ed eterogenee a seconda della teoria (non sempre esplicitata) in seno alla quale acquisiscono valore d’uso. Si può osservare come tali costrutti vengano reificati, siano cioè assunti alla stregua di enti empirico-fattuali, pur non disponendo di un percetto cui aderire. Sulla scorta di quest’operazione, tali oggetti divengono, come se fossero concetti, “cose” che si possono raccogliere attraverso scale predeterminate e misurare per mezzo di strumenti statistici; i risultati prodotti da tali analisi, infine, vengono interpretati formulando ipotesi che collegano quanto misurato tramite nessi causalistici (nelle parole di Axia “sotto l’impulso dei ricordi traumatici, l’emisfero dotato di parola e costruttore di significati tace, letteralmente si spegne. Resta il campo solo per le immagini, i suoni, gli odori, scollegati da un contesto cognitivo che dia loro senso.”, si può osservare ad esempio come i “ricordi traumatici”, che sono assimilabili ai costrutti teorici, divengano delle “cose” reali, fisiche in grado di determinare lo “spegnimento” di una parte anatomica del cervello, che in termini epistemologici si colloca in un realismo monista). Questo ha consentito successivamente di focalizzarsi sui cosiddetti “fattori di rischio” e “fattori di protezione” (si sono condotti molteplici studi in questo senso, ad esempio: ponendo in relazione causale il tipo di professione praticata con l’incidenza di DPTS e la qualità del sonno, tratti personologici, sostegno sociale, ecc.). In altri termini, si evince il tentativo di applicare gli assunti propri del paradigma meccanicistico laddove gli oggetti d’indagine afferiscono a un livello di realismo, sono caratterizzati da uno statuto epistemologico che non lo consente. Tale tentativo lo si riscontra nelle parole di Pietrantoni e Prati relative alla ricerca qualitativa svolta dalla Psicologia dell’Emergenza: “infine, il quarto obiettivo della ricerca qualitativa è la formulazione di ipotesi e teorie tramite un processo di natura induttiva”. In questo stralcio, i ricercatori palesano l’adozione di un piano di realismo di tipo ipotetico, rispetto al quale si legittima la produzione, la proliferazione e la persistenza di tanti e tali modelli esplicativi (aspetto, questo, che riguarda il sapere psicologico in generale), i quali, pur distinguendosi nei contenuti, mostrano nel loro procedere la medesima posizione epistemologica e i medesimi errori, di cui sopra. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La configurazione discorsiva dell' "operatore dell'emergenza" : una ricerca esplorativa

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Informazioni tesi

  Autore: Alexia Vendramini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia clinico-dinamica
  Relatore: Gian Piero Turchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 283

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Parole chiave

dpts
psicologia dell'emergenza
paradigma narrativistico
configurazione discorsiva
realismo concettuale
modello dialogico
teoria dell'identità dialogica
stress lavoro correlato
metodologia m.a.d.i.t.

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