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Dallo sviluppo al cosviluppo: le diaspore come attore transnazionale. Il caso della diaspora senegalese a Milano.

Il contesto italiano, flussi migratori e diaspore

Il caso dell’Italia è uno dei pochi in Europa in cui un paese di emigrazione si è trasformato in paese di immigrazione. I dati hanno mostrato che circa 30 milioni di italiani si siano spostati all’estero soprattutto nel secondo dopo guerra ma a partire dagli anni Settanta questa tendenza si è ridimensionata, molti sono tornati in Italia e molti altri si sono adattati perfettamente all’estero. A partire da questo momento, l’Italia cominciò ad accogliere sempre più migranti trasformandosi in un paese di immigrazione. Nel 1975, il Parlamento italiano ratificò la convenzione sulla tutela dei lavoratori migranti dell’International Labour Organization (ILO). In questo periodo i flussi migratori stessi stavano cambiando, i migranti erano sempre più soggetti qualificati, aumentavano i ricongiungimenti familiari e l’Europa diventava la destinazione principale. Gli anni Ottanta e soprattutto gli anni Novanta sono caratterizzati da un ridimensionamento delle migrazioni e il numero degli italiani che espatriava eguagliava quasi il numero dei rimpatri. Negli anni duemila gli italiani che lasciano il paese sono soprattutto giovani qualificati che si spostano per motivi di lavoro, anche a causa della delocalizzazione produttiva delle imprese. Il carattere delle migrazioni italiane è quindi molto cambiato da quello dei decenni precedenti, non ci si sposta più per soddisfare i bisogni di base quanto per motivi lavorativi. In contemporanea a questo fenomeno se ne verificava un altro, l’aumento dei flussi migratori verso l’Italia. Fino agli anni Ottanta si è parlato di neutralità nei confronti dei migranti, benché vigessero ancora le norme di pubblica sicurezza del 1931 e si pensava ancora all’Italia come ad un paese monoculturale, gli italiani accettarono di buon occhio i migranti, divisi tra curiosità e indifferenza. Dalla seconda metà degli anni Ottanta lo scenario mutò, i migranti che arrivavano in Italia erano sempre più numerosi e le normative a riguardo limitate e poco attente al fenomeno. Iniziò quella che venne definita fase dell’emergenza e si cercò di limitare il fenomeno con nuove normative che però, quando riuscivano ad essere attuate, non coglievano l’ampiezza del fenomeno e avevano un riscontro solo nel breve periodo. Soltanto nel 1998 si riuscì ad avere una legge organica sull’immigrazione ma non fu accompagnata da una grande condivisione e sia il Parlamento che l’opinione pubblica restarono divisi tra chi accettava la presenza straniera sul territorio italiano e chi, invece, la rifiutava e la riteneva pericolosa (OIM, 2011).
I flussi migratori diretti verso l’Italia in questi anni hanno avuto alcune caratteristiche che li hanno distinti dai flussi migratori che in passato avevano interessato altri paesi. Sono stati flussi migratori abbastanza spontanei che non hanno fatto riferimento ad una domanda definita di manodopera del paese di destinazione quanto ad attività informali legate all’economia sommersa. La destinazione non è stata scelta in base a legami preesistenti, come ad esempio il legame che può esserci con un paese ex colonizzatore, ma in base ad esigenze pratiche, come le opportunità di trasporto, le opportunità lavorative o le normative statali sull’immigrazione. Infine, questi ingenti flussi migratori sono stati l’effetto di guerre e conflitti locali o violazioni dei diritti umani, diventando migrazioni di massa forzate (CeSPI, 1998).
Per quasi tutti gli anni Ottanta continuarono ad essere in vigore le norme di pubblica sicurezza, in base alle quali i migranti erano soggetti alla discrezionalità delle amministrazioni. Nel frattempo però l’Italia aveva aderito alla Convenzione n.143/1975 dell’ILO e iniziò i lavori preparatori per una legge apposita per regolare il fenomeno migratorio. Nel 1986 venne approvata la legge n. 943, chiamata anche “legge Foschi”, che segnò un momento di svolta per la politica italiana. La nuova legge si occupava di regolare prevalentemente il lavoro dei migranti e, in parte, i flussi di persone che arrivavano in Italia; emerse subito, però, un limite strutturale. Nella legge 943/1986 non era prevista nessuna norma che spiegava come gestire questi flussi e rimandava alla normativa sul lavorosecondo la quale il migrante poteva entrare in Italia solo se munito di un visto per lavoro, rimandando nuovamente l’espulsione alle norme relative alla sicurezza. I flussi migratori diretti verso l’Italia continuarono a crescere, i migranti svolgevano sempre di più lavori umili e mal pagati e la legge che avrebbe dovuto tutelarli trovava una grande difficoltà burocratica nell’essere applicata. Il bisogno di una legge maggiormente inclusiva che si occupasse anche del soggiorno dei migranti diventava sempre più forte mentre alcuni episodi razzisti fecero aumentare la solidarietà dell’opinione pubblica italiana nei confronti dei migranti. Dopo un complesso iter politico e giudiziario, venne approvata la legge n. 39/1990, chiamata anche “legge Martelli” per il deputato che tanto si batté per farla approvare. Questa nuova legge copriva un campo molto più ampio, soprattutto per quanto riguardava l’accoglienza dei richiedenti asilo, la regolamentazione del soggiorno, le garanzie di tutela, l’introduzione di un fondo finanziario per la prima accoglienza e la previsione di un decreto annuale sui flussi migratori. Alcuni campi rimanevano però ancora scoperti, come ad esempio i processi di integrazione, e non sempre le norme venivano rispettate tempestivamente. Il Parlamento italiano continuò a rimanere diviso tra chi voleva un quadro normativo più completo e inclusivo nei confronti dei migranti e chi presentava l’immigrazione come un pericolo e faceva pressioni per una normativa molto più restrittiva. [...]

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Dallo sviluppo al cosviluppo: le diaspore come attore transnazionale. Il caso della diaspora senegalese a Milano.

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Nuzzi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Cooperazione e sviluppo internazionale
  Relatore: Vanna Ianni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 307

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