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Il diritto alla ''giusta'' informazione

Manipolazione dell’informazione

“Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole”.

Anno 1914, l’allora redattore-capo del ben noto giornale americano New-York Times, John Swinton, si pronunciò a riguardo della manipolazione dell’informazione, nel discorso molto incisivo di congedo presso l’American Press Association, con tali parole:

“Che follia fare un brindisi alla stampa indipendente! Ciascuno, qui presente questa sera, sa che la stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so io: non c’è nessuno fra voi che oserebbe pubblicare le sue vere opinioni, e, se lo facesse, lo sapete in anticipo che non verrebbero mai stampate. Sono pagato 250 mila dollari alla settimana per tenere le mie vere opinioni al di fuori del giornale per il quale lavoro. Altri fra di noi ricevono la stessa somma per un lavoro simile. Se io autorizzassi la pubblicazione di un’opinione sincera in un numero qualunque del mio giornale, perderei il mio impiego in meno di 24 ore, come Otello.
Quest’uomo sufficientemente pazzo per pubblicare un’opinione sincera si ritroverebbe tosto su una strada alla ricerca di un nuovo impiego. La funzione di un giornalista (di New York) è di distruggere la Verità, di mentire radicalmente, di pervertire, di avvilire, di strisciare ai piedi di Mammona e di vendersi egli stesso, di vendere il suo paese e la sua gente per il proprio pane quotidiano o, ma la cosa non cambia: per il suo stipendio. Voi questo lo sapete e io pure: che follia allora fare un brindisi alla stampa indipendente! Noi siamo gli utensili e i vassalli di uomini ricchi che comandano dietro le quinte. Noi siamo i loro burattini; essi tirano i fili e noi balliamo. Il nostro tempo, i nostri talenti, le nostre possibilità e le nostre vite sono di proprietà di questi uomini. Noi siamo delle prostitute intellettuali”.

Il discorso appena riportato, dovrebbe indurci a ragionare; se quanto detto vale per gli inizi dello scorso secolo quando ancora i mass media non erano così radicati nella nostra vita quotidiana, basti pensare che avvenne prima dell’introduzione della televisione, possiamo immaginare quanto tutto ciò sia di molto amplificato ai nostri giorni, in cui siamo immersi in un tessuto di tecnologie complesse in grado di manipolare nei modi più svariati l’informazione. Coloro che detengono il potere hanno sempre considerato fondamentale avere l’approvazione della pubblica opinione, la massa da quando ha assunto un ruolo sociale è divenuta oggetto di attività politiche persuasive, volte a guadagnarne la fiducia e il favore.
Antonio Polito, direttore de “il Riformista” parlando di manipolazione afferma che: “la manipolazione è l’uso strumentale delle notizie. Partiamo dalla selezione. Io do le notizie che sostengono meglio la mia tesi politica, o i miei interessi e le do con più rilievo di quelle che invece dimostrerebbero il contrario.
La prima manipolazione è la selezione: quello che metti in prima pagina, come lo titoli e così via. L’altra manipolazione è la faziosità, l’interpretazione della notizia tirandola per i capelli, cioè intendendo di tirarla a proprio vantaggio”.
Selezionare l’informazione, suddividendola in parti meritevoli da diffondere è la perfetta rappresentazione di ciò che viene inteso per “manipolazione”.
Oltre negare la conoscenza dell’intero fatto, si cerca di orientare la percezione degli spettatori/uditori attraverso l’aggiustamento e l’adeguamento dell’informazione. Il fine ultimo di tali pratiche è quello di convincere i destinatari di essere pienamente informati della realtà, anche se, acquisendo dati manipolati, la realtà percepita realmente sarà distorta, si avranno percezioni e convinzioni fuorviate. La decisione di fornire o meno un’informazione, è un ulteriore modo di manipolare la realtà, lo scopo successivo alla selezione della giusta informazione è quello di creare una veste adatta a questa; tale processo prende il nome di “newsmaking” e si focalizza sul come una notizia viene presentata al pubblico. Elementi base dell’elaborazione della menzogna sono il ricorso ai termini fortemente connotati e situazioni in grado di evocare sentimenti particolarmente forti(così da far rilievo sulla sensibilità di ciascun individuo), in modo da raggiungere lo scopo prefissato, inoltre quando si vuole trasformare la realtà si deve tenere conto anche delle attitudini, gusti, culture e stereotipi dei nostri destinatari; più che al grado di verità o falsità da riportare per ingannare, si fa riferimento all’uso del linguaggio che si deve utilizzare e di tutti quegli elementi che possono far “leva” sui nostri interlocutori.
Il compito di colui che informa non è esclusivamente quello di “nascondere la realtà” o costruirla ex novo, bensì quello di agire sui significati, sul come la notizia verrà percepita dal destinatario, sugli stereotipi ed i frame, con l’obiettivo ultimo di allineare l’opinione dei destinatari con quella di chi propone la notizia, il quale si nasconde dietro la "maschera" di persona autorevole. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il diritto alla ''giusta'' informazione

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Chiesa
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Roberta Dameno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 140

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