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Un mare di terra. Etnografia a bordo di una nave mercantile

La nave come campo d'indagine antropologico

Una nave mercantile costituisce un campo antropologico d'indagine unico, perché mobile maallo stesso tempo ancorato, situato e multisituato, globale e locale, diversificato ma unitario, erappresenta un potente simbolo del fenomeno della globalizzazione e dei suoi esiti.Foucault, già nel 1966, si riferiva alla nave come l'eterotopia per eccellenza (Foucault 2006, p. 28), uno spazio della contestazione, uno spazio paradossale, al limite tra l'esistenza e l'inesistenza, uno spazio reale tanto perfetto, meticoloso e ordinato, quanto il nostro è disordinato, mal organizzato e caotico.

La nave, il grande bastimento del XIX secolo, è un pezzo di spazio vagante, un luogo senza luogo, chiuso ins é, libero per certi aspetti, ma fatalmente consegnato all'infinito del mare e che, di porto in porto, di quartiere di prostitute in quartiere di prostitute, di bordata in bordata, giunge sino alle colonie per cercare ciò che esse nascondono di più prezioso (…), si comprende perché la nave sia stata per la nostra civiltà – e questo almeno dal XVI secolo in poi – il maggiore strumento economico e, insieme, la maggiore riserva d'immaginazione.

È noto l'interesse che Foucault dedica allo spazio lungo tutto l'arco della sua produzione. Egli sosteneva che l'epoca attuale potrebbe essere considerata l'epoca dello spazio, del simultaneo, della giustapposizione, del disperso, della dislocazione definita dalle relazioni di prossimità tra punti o elementi (Foucault 1994). Lo spazio costituisce, per il filosofo, la grande ossessione del XX secolo, l'oggetto dal quale scaturivano le inquietudini del suo tempo. Per sfuggire alla dualità polarizzante spazio – luogo i due concetti vengono articolati, dalla seconda metà del secolo scorso, in diciture iperboliche – iperspazio -, multidimensionali - tetraspazio -, negazioniste – nonluoghi -, dicotomiche -contro-spazi -. In questa moltitudine di declinazioni trovano ragion d'essere anche le eterotopie, nonché contro-spazi, spazi assolutamente altri,utopie che hanno un luogo preciso e reale, utopie situate, un luogo che si può localizzare su una carta; utopie che hanno un tempo determinato. L'eterotopia è un altrove ben localizzato,di cui le diverse società nella storia si sono servite nei modi più disparati: per il rito, per la segregazione, per la celebrazione delle feste, per crearvi un ordine effimero o viceversa per dare spazio al caos. La costante di questi luoghi è di essere delle eccezioni; per questo, sostiene Foucault, sono assai più inquietanti delle utopie – termine irrinunciabile per designare tutti quegli spazi che non esistono. Le eterotopia sono luoghi che neutralizzano tutti gli atri spazi.

Una volta che ci si entra la differenza è assoluta. Se la teoria dei "nonluoghi" (Augé 1993) è stata determinante nei prima anni Novanta del secolo scorso per leggere attraverso la dissoluzione dei luoghi storici, la trasformazione della città industriale nella metropoli del consumo totale, oggi si rende evidente, con inequivoca precisione, sia la crisi dello spazio,inteso come concetto geometrico, come ambiente neutro, contenitore delle attività umane che presuppone la staticità dei soggetti, sia l'implausibilità di quel che, da Marc Augé, si è soliti chiamare il "nonluogo", ambito che si suppone né identitario, né relazionale, né storico, e che nella sala d'aspetto trova il suo miglior esempio. La distinzione tra luogo e "nonluogo" passa attraverso l'opposizione del luogo con lo spazio. Michel de Certeau ha proposto un'analisi delle nozioni di luogo e di spazio che costituisce un preliminare obbligato. Per quel che lo riguarda, e contrariamente ad Augé, non contrappone i luoghi agli spazi o i luoghi ainonluoghi. Egli considera lo spazio come un "luogo praticato", "un incrocio di mobilità". Quando de Certeau parla di "nonluogo" è per alludere ad una sorta di qualità negativa del luogo, di un'assenza del luogo a se stesso impostagli dal nome che gli viene dato. Le "astuzie millenarie" dell'"invenzione del quotidiano" e delle "arti del fare" (de Certeau 2001), di cui l'autore ha proposto analisi così sottili, mostrano come la dicotomia luogo e "nonluogo" si traduca in polarità sfuggenti: ogni itinerario, precisa de Certeau, è in qualche modo "deviato"dai nomi che gli danno sensi o direzioni fino a quel momento imprevedibili.Il luogo, concepito come concetto antropologico, è uno spazio abitato, coinvolto nelle azioni che in relazione ad esso si svolgono. I luoghi non vengono riconosciuti come semplici brani spaziali, come parti l'un l'altra equivalenti, ma parti dotate di qualità specifiche e perciò l'un l'altra irriducibili. Lo spazio esiste perché tra soggetto ed oggetto vi è una calcolabile distanza.Il luogo esiste quando tra soggetto ed oggetto ogni distanza scompare. Ogni spazio può essere anche un luogo ed ogni luogo è allo stesso tempo spazio. Se nella modernità lo spazio aveva una sola dimensione perché la società era strutturata come macchina funzionale ai modi di produzione industriale che aveva nella fabbrica il suo luogo centrale d'identificazione culturale, sociale e politica, ora invece è un campo aperto in cui si intersecano energie,conflitti, poteri e nuove relazioni. Si può dire con Heidegger che "il mondo non è più nello spazio, ma lo spazio invece nel mondo" (Heidegger, 1976, p.145) e si frantuma in territori,strutturati e destrutturati dalla contingenza, dal disordine, dalla violenza che un agire consumistico, che non vuole regole, e una richiesta di libertà, che non vuole impedimenti,proiettano direttamente sul territorio stesso.Lo spazio per Foucault non è mai neutro ma pullula di processi, di emergenze, di collassi in imprevisti buchi neri; esso è poroso, flessibile e perforabile; è saturo di dispersioni, di diffrazioni, di rifrazioni, è un campo sottoposto continuamente a piegature che lo curvano, e in tali curvature il tempo, più che abolirsi, si rende indiscernibile. Gli spazi di Foucault sono sempre luoghi, luoghi che hanno la curiosa proprietà di essere in relazione con tutti gli altri luoghi, ma con una modalità che consente loro di sospendere, neutralizzare e invertire l'insieme dei rapporti che sono da essi stessi delineati.

La nave, come spazio dell'attraverso, come eterocronia ed eterotopia, si apre, per Foucault, a quell'"altrimenti" come "possibile illogicum", come contingenza differente poiché articola sudi sé un diverso montaggio del rapporto triadico sapere/potere/sé (Foucault 2001, p. 9).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Un mare di terra. Etnografia a bordo di una nave mercantile

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Giannandrea
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Antropologia culturale ed etnologia
  Relatore: Matteo Aria
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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