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Il delitto Matteotti: le reazioni della società civile

Il giudizio della stampa straniera

Il sequestro di Matteotti e, più tardi, la certezza diffusasi della sua morte, suscitarono prima grande impressione e poi indignazione anche all’estero, dove, peraltro, il deputato socialista era molto stimato come studioso rigoroso e come politico appassionato, proprio pochi mesi prima, difatti, aveva compiuto un viaggio che l’aveva condotto a Bruxelles, a Parigi e a Londra, dove aveva denunciato la barbarie fascista e dove sembra avesse esposto i suoi sospetti circa la collusione illecita tra il governo e la Sinclair Oil Company; in ogni modo su questo soggiorno ed egli stesso mantenne sempre il massimo riserbo poiché sicuro di essere spiato.

La stampa britannica, francese e statunitense dedicarono molto spazio agli sviluppi del delitto di Roma e non esitarono a tacciare il Governo di collusione diretta con gli assassini, contribuendo ad influenzare l’opinione pubblica internazionale ed alimentando il clima di pressione sull’esecutivo italiano; in particolare, i corrispondenti americani furono i primi, sulla scorta delle eclatanti rivelazioni del “Sereno” e dal “Messaggero”, ad avanzare l’idea che il deputato socialista fosse stato vittima di un complotto affaristico che avrebbe denunciato in Parlamento l’11 giugno se non fosse stato assassinato.
E’ interessante sottolineare, a conferma della sensibile risonanza che il caso Matteotti riscosse anche all’estero, che ancora alla fine del luglio 1924, quando la stampa italiana non era più “monopolizzata” dagli sviluppi del delitto, il “Daily Herald” (organo del partito laburista inglese), forniva particolari sempre più dettagliati sulla corruzione di alcuni esponenti del fascismo che il segretario socialista si era deciso a rivelare alla Camera dopo aver raccolto un’ampia documentazione.

Nella seconda metà di giugno il Duce fu chiamato a rassicurare gli ambasciatori stranieri che volevano avere conferma della persistenza del suo impegno a restaurare l’ordine e la legalità nel Paese, in linea con quelle promesse che avevano sancito la sua ascesa politica in Italia e il suo prestigio in un’Europa ancora turbata dal “biennio rosso”.
Il Ministero degli Esteri, nel tentativo di limitare gli effetti devastanti sull’immagine del governo dell’omicidio di Roma, scrisse alle varie legazioni italiane affinché si adoperassero per limitare quanto più possibile gli attacchi della stampa e della classe politica estera contro l’autorità fascista; a tale campagna ostile assistettero con preoccupazione anche i Fasci italiani all’estero che inviarono a Mussolini una serie di telegrammi in cui documentavano “una nuova crociata a base di denigrazioni e di menzogne” contro lo stesso Presidente del Consiglio italiano.
Quest’ultimo, sempre più stizzito per la pressione internazionale, inviò ben presto una perentoria circolare alle ambasciate italiane all’Estero:

“Delitto nefando consumato contro On. Matteotti serve motivo per inscenare manifestazioni che interessano Governo italiano e rappresentano intervento faccende interne nazione italiana. Prego reagire forme opportune facendo intendere:
1) che delitto non ferisce fascismo che lo ha solennemente deplorato e meno ancora Governo
2) che polizia ha arrestato quasi tutti indiziati
3) che autorità giudiziaria italiana, la cui probità nessuno mai pose in dubbio, istruirà processo e farà giustizia.
Far comprendere inoltre che delitto ha interrotto processo conciliazione nazionale cui tendeva con tutte sue forze Onorevole Mussolini e ricordare che delitti non meno orribili avvennero tutti paesi Europa questi ultimi anni.
Desidero essere informato su movimenti cotesta opinione pubblica”

Le ricerche degli storici, peraltro, hanno dimostrato quanto i corrispondenti stranieri fossero temuti dal Presidente del Consiglio che diede mandato alla Questura di Roma di spiare la loro attività.
Gli ambasciatori italiani all’estero assistevano con preoccupazione, segnalandola ripetutamente al Ministero degli Affari Esteri, alla campagna di stampa che negli altri paesi si stava attuando contro il fascismo e che minacciava di offuscare l’immagine del governo italiano al di fuori dei confini nazionali.
I quotidiani stranieri ironizzarono anche in occasione delle misure restrittive varate nei confronti della stampa (8 luglio 1924), oltre che sull’inspiegabile attendismo del PSU, il partito dello stesso Matteotti. Col passare delle settimane furono tutti i gruppi aderenti all’ “Aventino” ad attirarsi le critiche dei giornali inglesi e francesi che giudicarono questa protesta morale stagnante e incapace di conseguire risultati concreti, colpevole, in altre parole, di vanificare in questo modo il coraggioso sacrificio del deputato socialista.
Soltanto “Le Figaro” e “The Times” sembrarono assumere un atteggiamento più conciliante nei confronti del Presidente del Consiglio italiano, di cui venivano riconosciuti gli sforzi nel garantire lo svolgimento delle indagini nel modo più efficiente possibile, laddove l’unico a credere nella tesi del complotto contro il regime allo scopo di rovesciarlo, fu “Le Petit Marseillais”, secondo il quale le modalità stesse del sequestro e della sua immediata scoperta e rivelazione indicavano un manifesto tentativo di destabilizzazione del potere costituito. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il delitto Matteotti: le reazioni della società civile

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Informazioni tesi

  Autore: Mariella Rossi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Paolo Mattera
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

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Parole chiave

fascismo
mussolini
opinione pubblica
delitto matteotti
amendola
partito socialista
pubblica sicurezza
prefetti
turati
secessione aventino

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