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L'azione dell'utente e consumatore nei confronti della p.a. nel d.lgs. 198/09

L’azione di classe nel Codice del Consumo

Con l’art. 49, l. 23 luglio 2009, n 99 il legislatore ha realizzato un’azione di classe che si realizza nella gestione congiunta di azioni individuali in un unico processo contro la stessa impresa per i medesimi fatti e ha attribuito al competente tribunale il potere di definire i caratteri dei diritti individuali oggetto del giudizio e di regolare, nel modo che ritiene più opportuno, l’istruzione probatoria. A questo rimedio è riconosciuto il merito di costituire uno strumento processuale originale ma, allo stesso tempo particolarmente attento agli interessi coinvolti. Nel passaggio dalla l. 24 dicembre 2007, n 244 (c.d. legge finanziaria 2008) alla l. 23 luglio 2009, n 99 si deve constatare anche una variazione della rubrica dell’art. 140 bis c. cons. e della denominazione della nuova azione a tutela dei consumatori: alla precedente denominazione di “azione collettiva risarcitoria” viene sostituita quella di “azione di classe”. Riferita alle persone, l’espressione “classe”, nel comune linguaggio giuridico, è piuttosto inusuale. I caratteri della classe, si possono rinvenire, innanzitutto, nella qualificazione dei soggetti che sono legittimati a proporre l’azione, qualificati come consumatori e utenti. L’art 3, comma 1, lett. A, del Codice del Consumo, definisce come consumatore “o” utente “ la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta”. L’azione di classe, quindi, non può essere proposta da persone giuridiche o da enti non provvisti di personalità giuridica ad eccezione delle associazioni cui la persona fisica abbia dato mandato ovvero dei comitati cui la persona fisica partecipa. L’azione di classe può essere proposta anche da un solo consumatore o utente, ma deve riguardare una pluralità di soggetti. I caratteri della classe emergono, anche, da altri indici normativi: l’ambito dei settori in cui può essere promossa l’azione (diritti contrattuali, danni da prodotti, danni derivanti da pratiche commerciali scorrette o di comportamenti anticoncorrenziali), dalla titolarità dei diritti e dalla fondatezza della domanda, dall’insussistenza di conflitti d’interesse dei promotori, dalla “omogeneità” dei diritti individuali fatti valere, dai caratteri dei diritti individuali come definiti dal tribunale con l’ordinanza di ammissibilità e dai criteri di inclusione o di esclusione degli aderenti all’azione nella classe di riferimento. Per quanto riguarda il profilo più strettamente pratico, il nostro ordinamento non prevede alcun tipo d’incentivazione economica per le associazioni che propongono un’azione collettiva, né tali associazioni possono percepire le somme che il convenuto sia tenuto a pagare laddove non ottemperi al provvedimento volto alla tutela dell’interesse collettivo. L’assenza di qualsiasi tipo d’incentivo potrebbe avere come conseguenza che l’iniziativa giudiziaria di dette associazioni si fondi sulla necessità di notorietà di promozione dell’immagine dell’associazione più che sull’apparenza di fondatezza della domanda. Non è previsto, altresì, un meccanismo diretto a prevenire rinunce e transazioni ai danni della categoria di riferimento che non richiedono alcuna omologazione giudiziale, soprattutto nella misura in cui la sentenza è opponibile alle associazioni colegittimate la cui partecipazione al giudizio renderebbe impraticabile l’intero meccanismo. Le associazioni che, attraverso l’esercizio dell’azione collettiva, tutelano interessi superindividuali e non situazioni di vantaggio dei singoli appartenenti alla categoria, non possono agire per un risarcimento danni a vantaggio di questi perché, così facendo, tutelerebbero i diritti soggettivi dei singoli lesi dalla controparte e non più quegli interessi superindividuali. Inoltre, è proibito al singolo di utilizzare il contenuto inibitorio del provvedimento adottato dal giudice in accoglimento della domanda proposta dall’associazione come titolo esecutivo in proprio favore. Al fine di evitare un eccessivo ricorso a questo strumento e, dunque, per evitare l’abuso del processo, è stato previsto una sorta di “filtro”: l’adesione comporta rinuncia a ogni azione restitutoria o risarcitoria individuale fondata sul medesimo titolo; il tribunale decide all’esito della prima udienza sull’ammissibilità della domanda, che può essere manifestamente infondata, presentare conflitto d’interessi o essere proposta da soggetti titolari di diritti non identici, o che non curino adeguatamente l’interesse della classe; in caso d’inammissibilità si possono liquidare le spese per lite temeraria, perché la domanda sia procedibile, una volta ammessa l’azione, occorre darne opportuna pubblicità, e il tribunale definisce i caratteri dei diritti individuali, fissando un termine perentorio per il deposito degli atti di adesione; si prevedono una specifica competenza per materia e una specifica competenza per territorio, la concentrazione delle azioni di classe aventi lo stesso oggetto, un potere discrezionale del giudice nel fissare le regole e le fasi processuali nonché le preclusioni. [...]

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L'azione dell'utente e consumatore nei confronti della p.a. nel d.lgs. 198/09

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Informazioni tesi

  Autore: Carmelina Bozza
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vera Fanti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

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