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America's Cup World Series: Venezia. Organizzazione e pianificazione di un grande evento sportivo

Tradizione e tecnologia: il maggio veneziano

La marineria, le radicate tradizioni, l’eccellenza della nautica coniugate con la tecnologia, la velocità, l’innovazione dei materiali e delle tecniche costruttive applicate al mare. Il passato che convive con il futuro: questa è l’essenza dell’America’s Cup e questa è l’anima della Città.
GIORGIO ORSONI

Dal dodici al venti maggio 2012 l’America’s Cup, nella sua innovativa forma delle World Series, è sbarcata a Venezia, un mese dopo la tappa, sempre italiana, di Napoli. L’evento è stato fortemente voluto dal Comune veneziano, in veste del suo sindaco Giorgio Orsoni e dalle più importanti realtà imprenditoriali della città veneziana per regalare a Venezia un trait d’union tra il suo passato e il suo avvenire, ispirando la sua vocazione, legata indissolubilmente al mare.
“Storia e tecnologia, tradizione e innovazione, progresso e sostenibilità. Venezia oggi è un matrimonio tra le modernità del suo presente e l’antica vita di cui parlano pietre e monumenti. L’abbraccio all’America’s Cup è il perfetto simbolo di questa dicotomia, con la competizione velistica più prestigiosa del mondo che arriva nella città più straordinaria del pianeta grazie alla volontà del Comune e del suo sindaco Giorgio Orsoni. Un evento dalla lunga tradizione che porta sulle acque della laguna il meglio degli scafi, i più all’avanguardia, quelli tecnologicamente più avanzi. Senza mai dimenticare come vento, cime e vele siano strettamente legati ad ambiente e sostenibilità, entrambi partner irrinunciabili anche per Venezia”.
Già nel passato la città della Serenissima e l’antica Coppa videro il proprio destino incrociarsi. Lo storico Yacht Club Compagnia della Vela, all’ombra del campanile di San Marco (dove ha la sua sede) progettò per volontà dell’imprenditore Raul Gardini un’imbarcazione passata alla storia per essere stato il primo yacht di un paese non anglofono a poter competere per la Coppa America in più di un secolo di storia: Il Moro di Venezia.
ITA 25, con questo numero velico il monoscafo veneziano, timonato dallo statunitense Paul Cayard riuscì nel 1992 a competere nella Louis Vuitton Cup ed a sconfiggere in finale i neozelandesi di New Zealand Challenge. Acquisì così il diritto a competere per la ventottesima edizione della Coppa America dello stesso anno dove però venne sconfitta dal defender statunitense America.
Da allora Venezia e l’America’s Cup non ebbero più occasione di ritrovarsi, ma la forte vocazione marinara e l’amore per la vela che fin dagli antichi tempi contraddistinguono l’isola veneziana non potevano inibirsi ancora per molto tempo, la via naturale delle cose sarebbe evoluta in un nuovo matrimonio. L’occasione d’oro era quella delle World Series per portare di nuovo a Venezia dopo dodici anni l’antica brocca d’argento, questa volta in veste di ospite d’onore e non più chimera di valorosi marinai.
“[…] E l’arrivo dell’America’s Cup è occasione per rilanciare la vocazione marinara della città e quella per lo yachting, ma anche per rinsaldare l’amore per la navigazione e per la vela in particolare. «L’isola della Certosa, le nuove darsene, la vela al terzo, la voga, l’attività della compagnia della Vela sono solo esempi di una rinnovata vitalità della città – spiega Alberto Sonino, delegato del sindaco all’organizzazione dell’evento – Venezia è per storia e vocazione il campo di regata ideale per la massima competizione velistica del mondo […]»”.
Un matrimonio solido si basa su robuste fondamenta e Venezia ha trovato nell’America’s Cup un amante naturale, con cui legarsi in un forte connubio. Entrambe si attraggono per tradizione, legate indissolubilmente da una storia leggendaria e plurisecolare e l’una e l’altra guardano al proprio avvenire con prospettive di cambiamento e mutazione per garantire al proprio passato un filo di continuazione in una nuova era d’impronta fortemente tecnologica. Tradizione e tecnologia dunque, queste le note essenziali promosse dagli organizzatori per dare un senso all’evento e sulle quali si è plasmata l’intera macchina organizzativa.
“«Tradizione e tecnologia sono lo spirito della Coppa America a Venezia: perché questo evento si sposa con la città che, a dispetto di chi la ritiene condannata alla decadenza, guarda al futuro». Parola di Giorgio Orsono, sindaco di Venezia e presidente della Compagnia della Vela, il circolo che nella Coppa America del 1992 a San Diego diede il suo guidone al Moro di Venezia […]. «La Coppa serve a rivitalizzare la città: a Napoli hanno pedonalizzato il lungomare ed è stato eccezionale, noi abbiamo aperto l’Arsenale»”.
L’evento è stato dunque promosso per offrire a Venezia una locomotiva capace di generare benefici in termini di promozione e visibilità, impulso economico e di riqualificazione urbana. Alcune zone della città sono bloccate in progetti decennali fermi ad una lenta o statica evoluzione, il più importante fra tutti e quello su cui si è focalizzata e concentrata l’intera macchina organizzativa è l’Arsenale. Lo storico complesso veneziano, che in passato garantiva alla Serenissima la continua produzione e costruzione di galee e galeazze che andavano ad infoltire la potente flotta navale veneziana, ormai già dagli inizi del Novecento vive un lento degrado. Solo negli ultimi anni alcune importanti realtà locali sono tornate a sfruttarlo e il Comune di Venezia, in sinergia con altre imprese private e con il Demanio ha sviluppato importanti progetti per il suo avvenire. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

America's Cup World Series: Venezia. Organizzazione e pianificazione di un grande evento sportivo

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Informazioni tesi

  Autore: Renato Campana
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione
  Relatore: Bruno Bernardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

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