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''Erasing the line in the sand'': confini e limiti della Modernità nella vita e nelle opere di Aleister Crowley

Nervi, percezioni e suggestioni

Se il presupposto comune ad ogni tentativo di riconoscimento, affermazione, definizione del concetto di corpo, è il ruolo chiave della sua naturale ambivalenza, comprendiamo allora come solo il simbolo, con i mondi inesprimibili che esso evoca, può restituirlo «alla sua libertà, […] alla libera circolazione dei corpi in un mondo di cose non ancora catturate da un significante, da una ragione, dalla verità di un unico senso.» Non a caso, il simbolo è, nell'Ottocento, oggetto privilegiato di ricerca e analisi da parte degli occultisti, e particolarmente, di Aleister Crowley. Inoltre, è proprio questa l'ambiguità tra il simbolo e il mondo fantastico a cui esso fa riferimento che si riflette nel romanzo moderno, e nel romanzo gotico inglese in particolare: gli avvenimenti non hanno una spiegazione univoca, non possono essere ingabbiati in lapidari assiomi, ma rappresentano una sfida continua, per i lettori e per i protagonisti stessi. Tra castelli cupi, notti senza luna, mostri crudeli ed intrighi fatali, si codifica quel modello di romanzo gotico che si diffonderà ovunque e assumerà molteplici forme nei secoli a venire, fino ai film horror che anche oggi sbancano ai botteghini di tutto il mondo. Non solo; durante la prima metà del Settecento, accanto ai primi segni della sensibilità romantica e al crollo delle rassicuranti certezze dell'Illuminismo, subentrano nuovi e sconcertanti cambiamenti politici ma soprattutto sociali (come la Rivoluzione Industriale, che trasforma radicalmente l'aspetto di città e campagne inglesi) che alterano e talvolta sconvolgono il rapporto degli uomini col mondo fino ad allora conosciuto. L'incursione improvvisa del soprannaturale non solo turba l'ordine delle cose, ma ne mette a nudo il disordine intrinseco, ne smaschera le pretese razionali, ci restituisce il riflesso dell'uomo moderno in tutta la sua problematicità e ambiguità.
Oggetto/soggetto privilegiato di tale ambiguità è appunto il corpo: i progressi della scienza medica sul finire del Seicento hanno portato alla nascita della neurologia, e ad una visione del corpo come «una macchina nervosa, certo regolata dall'anima ma provvista anche di una logica propria, che potremmo definire una logica della sensazione.».

I nervi […] vengono ora interpretati per la prima volta come i filamenti viventi responsabili della sensibilità corporea, ossia come la rete attraverso cui l'organismo riceve, trasmette, e archivia le informazioni provenienti dall'esterno. […] Le fibre nervose diventano così una matrice letteralmente impressa, “improntata” dagli stimoli sensoriali.

La sensazione è il reame misterioso della letteratura sette-ottocentesca: scrittori come Walpole, Radcliffe, Poe, Lovecraft, palesando ed evocando il terrore, i conflitti interiori, la follia ed infine la morte, mirano a sublimare quel perturbante che permea l'interno e l'esterno del loro corpo. Alla fascinazione per le percezioni, gli oscuri presagi che il corpo di volta in volta mostra o nasconde, si accompagna nelle grandi capitali europee la riscoperta di tradizioni magiche e la pratica delle arti occulte.
È in questo clima che avviene il breve ma significativo incontro che ispirerà a William Somerset Maugham il personaggio di Oliver Haddo. Il temibile Mago è difatti perfettamente ambivalente, ed proprio l'equivocità del suo aspetto a renderlo tale: tanto più incorporeo e inafferrabile nei suoi misteriosi intrighi quanto le sue dimensioni fisiche aumentano ed accrescono nel corso della vicenda. Più inquietante si fa il racconto, più le sensazioni si fanno vivide: alla presenza del Mago i nervi si eccitano, gli animali tremano in modo convulso o all'opposto restano immobili, il cuore batte dolorosamente, si manifestano insomma i sintomi di quell'isteria del «corpo nervoso, classificato e segmentato nell'archivio medico, che ricompare qui sotto forma di flusso energetico ed elettrico, e diventa un puro ornamento informe che esteriorizza […] i ritmi del disordine e della suggestione». Haddo, la cui voce seduce e attira, ipnotizza attraverso il suo potere fluido e misterioso, che scorre in Margaret la quale, al pari di un paziente mesmerizzato, sente il vibrare delle corde del suo cuore (p. 89) come segno della sua prossima resa all'incanto operato dal Mago. Persino il suo disperato tentativo di trovare rifugio nella «piacevole semplicità» (p. 108) della Chiesa di Saint Sulpice è destinato a fallire: non solo si sente un'eretica, ma avverte un profondo senso di estraneità alla fede, alla musica, alle parole di quella «sontuosa funzione priva di significato» (p. 108). Ora che ogni certezza è venuta meno, si sente abbandonata: non è più sorretta da alcuna verità, da alcuna aspettativa, da alcun giudizio. La sua realtà si è come frantumata, suddivisa in mondi accessibili a lei sola, che, dietro la terribile guida di Haddo, sperimenta la consapevolezza dell'esistenza di forze incommensurabili, pronte a scatenarsi in tutto il loro potere sul suo corpo e sulla sua mente lacerata. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

''Erasing the line in the sand'': confini e limiti della Modernità nella vita e nelle opere di Aleister Crowley

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Informazioni tesi

  Autore: Alice Guarente
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Alessandra Violi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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