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Scene felliniane: il circo, il teatro, la televisione.

I personaggi "felliniani"

Prima di diventare sceneggiatore cinematografico, Fellini svolse la professione di caricaturista, vignettista, autore radiofonico e si cimentò nella preparazione dei copioni per Aldo Fabrizi (si trattava di battute per l'avanspettacolo). Si sposerà nel 1943 con Giulietta Masina, all'epoca attrice presso il Teatro Universitario; intesserà amicizie e conoscenze con drammaturghi e alcuni di questi diventeranno suoi fidati collaboratori (in particolare Flaiano, Pinelli e Zapponi).
Acuto osservatore della realtà circostante, Fellini ha saputo appropriarsi in una maniera del tutto personale, anticonvenzionale e antiaccademica di elementi tratti dalla tradizione circense e teatrale.
Secondo la mia personale analisi è individuabile, in tutti i suoi film, una fusione tra circo (s'intende elementi, rimembranze, segni circensi, non il circo propriamente detto) e teatro (cioè segni teatrali, elementi di teatralità).
Se il circo, infatti, è stato strumento artistico utile a trasporre sul grande schermo la bestialità della vita (il suo lato più animale, più dionisiaco), il teatro ha permesso di costruire una dimensione più "umana", filosofica, spirituale (un lato più apollineo).
Ciò credo sia particolarmente evidente negli attori chiamati dal regista ad interpretare le parti: esistono perciò attori teatrali e attori circensi.
Grazie a Block-notes> di un regista (1969) abbiamo una piccola testimonianza della lunga carrellata di attori circensi, i quali andavano a rinfoltire la schiera di attori generici e comparse di cui Fellini si serviva. Con alcuni di loro aveva stabilito un rapporto particolare, quasi come fossero delle sue creature e instaurando una relazione dove gioca la parte di un moderno Victor Frankenstein con i suoi Freaks. Sono attori circensi dai caratteri molto variegati: la casalinga poetessa, un distinto signore libanese in giacca e cravatta, la sarta borgatara, la femminista americana, il padre che raccomanda il figlio capace di imitare il fischio del merlo, il venditore accanito, il calvo depresso, la svampita pseudointellettuale e così via. Sfilano nello studio del regista, una dopo l'altra, delle persone che non hanno difficoltà a diventare personaggi: alcune di loro diventeranno degli archetipi, quasi delle novelle maschere della Commedia dell'Arte al servizio delle creazioni cinematografiche del maestro.
Ho adoperato il termine "maschera" non casualmente: è la faccia, il volto, che risulterà decisivo nel rendere quel determinato individuo un personaggio, un attore circense. Fellini, come ci è stato testimoniato da più fonti, adorava classificare centinaia di queste "maschere", riunendole in bizzarre categorie come "FACCIACCE IMMONDE" – "BELLE TARDONE" – "LADRI" – "VANNO BENE COMUNQUE" – "FUMERIA (drogati)" – "CLERO" – "FACCE ANTICHE", solo per citarne alcune. Alcuni di questi attori circensi sono rimasti nell'immaginario collettivo, diventando maschere indimenticabili o assurgendo a ruoli non propriamente di secondo piano: tra questi ricordiamo la Saraghina (Eddra Gale), la tabaccaia di Amarcord (Maria Antonietta Beluzzi), il ballerino di tip-tap (Alvaro Vitali) e Paparazzo (Walter Santesso).
Vorrei comunque precisare che con attore circense non s'intende attore di secondo piano o comparsa bensì personaggio con caratteristiche circensi: esemplificando, lo sono anche il Matto de La strada, l'attempata coppia di ballerini Masina-Mastroianni in Ginger e Fred e il prefetto Gonnella ne La voce della luna.
L'attore teatrale (o personaggio con caratteristiche teatrali) è quello, paradossalmente, non dotato di un particolare tipo di maschera, si allontana dall'archetipo e si avvicina più al mondo delle idee. Per chiarire questo concetto, ricorrerò ancora a degli esempi: Guido Anselmi, Marcello Rubini, Baldwin Bass (il direttore alle prese con la sua orchestra, composta da attori circensi), Luisa in 81/2, Steiner ne La dolce vita.
Si può dire, più genericamente, che gli attori teatrali in Fellini dispongono di una psicologia più evoluta e di una caratterizzazione meno marcata; al contrario, gli attori circensi hanno una psicologia appena abbozzata, agiscono secondo meccanismi più semplici e prevedibili ma posseggono una forte caratterizzazione.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Scene felliniane: il circo, il teatro, la televisione.

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Abbatescianni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Anton Giulio Mancino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

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