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Il trattamento psicoanalitico delle psicosi: l’esperienza di un "apprendista segretario"

Il trattamento psicoanalitico delle psicosi

Per parlare di trattamento psicoanalitico della psicosi ci sembra utile, in prima istanza, fare riferimento alla questione che in questi casi pone il transfert. Il transfert, infatti, si basa sul concetto di “soggetto supposto sapere” e la sua messa in moto, ci ricorda Miller nella sua conferenza al teatro Coliseo di Buenos Aires su questo tema, risulta essere nei casi di psicosi un’operazione che presenta notevoli rischi. Tali rischi sono rappresentati dall’eventualità in cui si produca un vero e proprio delirio di interpretazione come conseguenza e deriva di un delirio fondato sul “non è per caso”. Tuttavia, ci ricorda ancora Miller, su tale enunciato, cioè quello secondo cui i nostri pensieri non sorgono per caso, si basa la pratica psicoanalitica, pertanto occorre una attenzione particolare affinché il soggetto supposto sapere di cui sopra non passi nel reale, così come in effetti tende ad accadere nei casi di psicosi. Se ciò avvenisse, infatti, il soggetto psicotico potrebbe entrare in un continuum che va dai primi segni deliranti fino a forme di paranoia conclamata o agli automatismi mentali, dove l’altro supposto malintenzionato ha il potere di invadere il soggetto con la propria voce.
Miller, nella su citata conferenza, offre un’indicazione clinica precisa a tale proposito, sottolineando come sia opportuno distinguere le persone che tendono a interpretare il soggetto supposto sapere come reale prima di portarle in analisi, e questo non per non introdurle alla pratica analitica, ma per adottare una modalità operativa molto moderata, messa in atto da un soggetto supposto non sapere; cioè in modo diametralmente opposto a quello su cui si fonda la pratica psicoanalitica con la nevrosi, che è possibile appunto solo a partire dal soggetto supposto sapere che, come si è visto, solleciterebbe una sorta di delirio di interpretazione.
Invero, J. Miller fa notare come «Silenziosamente, nell’analisi c’è un’atmosfera di delirio d’interpretazione in cui s’interpreta tutto quel che l’analista dice, fa, non dice, non fa. Non bisogna indietreggiare davanti a questo perché, in caso contrario, non potremmo lavorare. Lo stesso Lacan non aveva forse detto nei primi tempi della sua pratica che la psicoanalisi era una “paranoia diretta”?».
Come ha spiegato molto chiaramente Palomera nella sua conferenza di Milano del 2011, prendendo a riferimento proprio la succitata conferenza di Miller, la difficoltà, anche concettuale, di una possibile applicazione della Psicoanalisi alle psicosi parte già con Freud, il quale pensava ci fosse una difficoltà nella messa in moto del transfert per i soggetti psicotici, ciò a causa del fatto che lo psicotico prenderebbe se stesso e non l’analista come oggetto di transfert. Nonostante ciò, fa ancora notare Palomera, Freud segnala come nel caso Schreber sia stato proprio il transfert, nello specifico nei confronti dello psichiatra Flechsig, a rappresentare un fattore scatenante della malattia. [...]

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Il trattamento psicoanalitico delle psicosi: l’esperienza di un "apprendista segretario"

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Vignolo
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia ad indirizzo Psicoanalitico Lacaniano
Anno: 2013
Docente/Relatore: Domenico Cosenza
Istituito da: Istituto Freudiano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

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