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La riforma della previdenza complementare in Italia: tratti evolutivi ed esemplificazioni pratiche

Gli effetti sui mercati finanziari dei fondi pensione

Un aspetto interessante è costituito dagli effetti che lo sviluppo dei fondi pensione può avere sul contesto economico finanziario. La previdenza privata non comporta come unico vantaggio la possibilità di contenere l’onere pensionistico a carico del bilancio dello Stato, ma ha anche una valenza per l’intero sistema economico.
L’elemento chiave di questo aspetto è costituito dalla particolare natura che caratterizza il risparmio gestito dai fondi pensione: si tratta infatti di risparmio previdenziale a natura contrattuale, cioè di risorse finanziarie accantonate ed investite per garantire ai lavoratori un reddito futuro.
Si tratta, quindi, di risparmio che per sua natura è caratterizzato dalla presenza di due elementi importanti:
- la stabilità dei flussi connessa alla regolarità con cui vengono effettuati ogni anno i versamenti presso i fondi pensione;
- il lungo orizzonte temporale di impiego dipende dal fatto che il risparmio previdenziale è destinato a soddisfare un bisogno lontano nel tempo.
Grazie alla natura previdenziale del risparmio, i fondi pensione possono beneficiare di importanti economie di scala e godere dei vantaggi connessi alla possibilità di realizzare importanti strategie di diversificazione: la gestione collettiva del risparmio infatti permette di ridurre i costi unitari e allo stesso tempo la gestione di una grossa quantità di risparmio consente di realizzare una più efficiente diversificazione del portafoglio.
I fondi pensione, dunque,grazie alla dimensione dei volumi gestiti e alle politiche di impiego possono contribuire in modo rilevante a una maggiore vitalità dei mercati finanziari e al finanziamento dello sviluppo.
Un aspetto che riveste particolare importanza è quello relativo agli effetti della previdenza privata sia sul volume che sull’allocazione del risparmio.
Dal punto di vista teorico non sembra possibile giungere ad una conclusione univoca riguardo l’impatto che l’introduzione dei fondi pensione è in grado di generare sul risparmio individuale e aggregato; non consente cioè di affermare con certezza che lo sviluppo dei fondi pensione aumenta il risparmio individuale e collettivo di un paese. Secondo la teoria economica il fine previdenziale è una delle principali motivazioni alla base delle scelte di risparmio, quindi, è evidente la presenza di un forte legame tra previdenza e risparmio, ma allo stesso tempo risulta difficile riuscire ad individuare le relazioni causali esistenti tra le due variabili. L’approccio più diffuso nell’analisi dell’impatto delle previdenza sul risparmio fa riferimento alla teoria del ciclo vitale di Modigliani.
In base alla teoria del ciclo vitale gli individui tendono a suddividere il proprio flusso di reddito in modo da stabilizzare il livello dei consumi durante la vita, tenendo conto sia dei possibili imprevisti sia delle esigenze legate all’avanzare dell’età. In altri termini, gli individui accumulerebbero risparmio durante la vita lavorativa al fine di poter finanziare i consumi durante il periodo di pensionamento: ciascun lavoratore, dunque, realizza il proprio risparmio previdenziale nell’ambito di una libera allocazione temporale del proprio reddito. Secondo questa teoria, in assenza di imperfezioni di mercato e di incentivi fiscali a favore dei fondi pensione, l’introduzione di un sistema di previdenza privato non avrebbe alcun impatto sul volume complessivo del risparmio personale, piuttosto si verificherebbe una contrazione del risparmio discrezionale di ciascun individuo in misura pari all’incremento dei contributi versati alla previdenza complementare.
Il sistema pensionistico privato modificherebbe, dunque, la forma in cui gli individui detengono le risorse necessarie per finanziare i consumi nel periodo pensionistico, ma l’effetto netto sul risparmio personale sarebbe nullo: il risparmio indirizzato verso i fondi pensione sostituirebbe il risparmio previdenziale.
Le cose cambiano nel caso in cui siano previste delle agevolazioni fiscali come incentivo allo sviluppo della previdenza privata: in questo caso, infatti, rendimento del risparmio previdenziale risulterebbe superiore a quello percepito sul risparmio non previdenziale. Il maggior rendimento del risparmio previdenziale genera due effetti di segno opposto sull’ammontare del risparmio personale:
1) effetto reddito: il maggiore rendimento offerto dal risparmio previdenziale indurrebbe gli individui ad aumentare il livello dei consumi durante l’intero arco della propria vita, riducendo la quota di risparmio corrente;
2) effetto sostituzione: il maggiore rendimento offerto dal risparmio previdenziale può essere visto come un incentivo a posticipare i consumi al momento del pensionamento, dal momento che il consumo attuale risulterebbe più costoso in termini di consumi futuri.
In sintesi, gli individui potrebbero accumulare risparmi in misura sufficiente a finanziare un determinato livello di consumi futuri a un tasso di risparmio più basso, ma la più elevata remunerazione del risparmio previdenziale può indurre gli individui a programmare un livello di consumi più elevato durante periodo di pensionamento.
L’impatto complessivo generato dall’introduzione del sistema previdenziale privato a questo punto risulta incerto visto che è legato alla forza relativa dei due effetti opposti e da quale, quindi, riesce a prevalere.
Una corretta valutazione del sistema previdenziale deve considerare anche ulteriori possibili effetti attraverso i quali le pensioni private possono determinare un incremento del risparmio personale.
Per alcuni individui, in particolare quelli che percepiscono redditi più bassi, il risparmio previdenziale può rappresentare una sorta di risparmio forzoso, ovvero un livello di risparmio superiore a quello che avrebbero volontariamente effettuato.
Infine, altri soggetti potrebbero attribuire al risparmio previdenziale un coefficiente di rischio superiore a quello assegnato al risparmio discrezionale, proprio a causa dell’orizzonte temporale di investimento più basso. In questo caso, essi ridurrebbero il risparmio non previdenziale in misura inferiore rispetto all’incremento subito dal risparmio previdenziale. Quindi, sii può arrivare alla conclusione che minore è il grado di sostituibilità tra risparmio previdenziale e risparmio non previdenziale, minore sarà la probabilità che la pensione privata possa ridurre il risparmio personale netto. [...]

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La riforma della previdenza complementare in Italia: tratti evolutivi ed esemplificazioni pratiche

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Abbrescia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari
  Relatore: Stefano Toso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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