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Il significato contemporaneo del crocifisso

La vicenda del crocifisso in alcuni ordinamenti europei

Le perplessità che attengono l'esibizione del crocifisso nei luoghi pubblici, transitando attraverso le decisioni degli organi giurisprudenziali, sono state oggetto di attenzione in diversi Paesi europei.
Al riguardo le pronunce dei giudici esprimono in materia paradigmatica le evoluzioni che lo Stato laico ha conosciuto e ne traducono le oscillazioni tra una soluzione rigorosamente neutralista e una maggiormente sensibile ai bisogni religiosi; quelle sulla simbologia religiosa, in particolare, offrono una chiave di lettura privilegiata degli equilibri raggiunti sul versante della laicità attraverso le sue applicazioni concrete.
Per quanto riguarda l'Italia, avremo modo di approfondire l'analisi di quanto è scaturito dal dibattito sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche e, più in generale, nei pubblici nei prossimi capitoli. Ora possiamo, brevemente, limitarci a dire che: la posizione assunta dall'Italia rispecchia il parere del Consiglio di Stato, il quale ha sancito che l'operatività di queste norme si fonda sulla semplice e affrettata constatazione che né i Patti Lateranensi o l'Accordo di revisione con la Santa Sede, né tantomeno la Costituzione prescrivono alcunché in ordine all'esposizione di simboli religiosi nei luoghi pubblici.
Neppure è stata ritenuta ravvisabile una lesione dell'altrui libertà religiosa o é stata quanto meno ravvisata una costrizione delle libertà individuale a manifestare le proprie convinzioni in materia religiosa, dal momento che il crocifisso non esprime significati solo per i credenti, ma "rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendente dalla specifica confessione religiosa".
La domanda è d'obbligo: "non sarebbe stato più corretto ritenere che l'evidente rapporto di incompatibilità esistente tra l'accordo del 1984 e il fondamento legislativo delle norme regolamentari sul crocifisso (cui all'articolo 1 dello Statuto Albertino), abbia determinato l'abrogazione di queste ultime ai sensi dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale?" Di tale parere sono stati sia la Corte di Cassazione sia il Tribunale de L'Aquila, che disattendendo le argomentazioni del Consiglio di Stato, hanno ribadito l'importanza della laicità dello Stato, quale principio supremo riconosciuto dalla Costituzione della Repubblica italiana. Imponendo una netta distinzione tra questioni civili e religiose, riconoscendo la pari dignità dei differenti valori in materia religiosa e spirituale a tutti i cittadini, si è ribadito l'importanza della "neutralità degli spazi", ovvero che le pareti di quei luoghi siano spoglie di qualsiasi simbolo proprio ad una sola religione. La piccola "guerra dei crocifissi" è poi giunta sino davanti alla Corte Costituzionale, poiché il Tribuanale Amministrativo Regionale del Veneto non potendo chiedere un controllo diretto di costituzionalità delle norme regolamentari in discussione, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, in relazione al contenuto di tali fonti secondarie, per contrasto con il principio di laicità dello Stato.
Su questioni attinenti la simbologia cristiana nella sfera pubblica si sono espressi anche i massimi organi giurisprudenziali di altri ordinamenti europei, i quali nel pronunciarsi hanno fatto ricorso a parametri di giudizio strettamente interconnessi.
Il Tribunale Federale svizzero ha rinvenuto nella presenza imposta del crocifisso nelle aule scolastiche, l'espressione di un identificazione dello Stato con una religione (in questo caso della maggioranza), che lede la neutralità confessionale dell'insegnamento, potendo indurre l'alunno a credere che in ciò vi sia "la volontà di rifarsi a concezioni della religione cristiana in materia d'insegnamento o quella di porre l'insegnamento sotto l'influsso di tale religione". Il principio indicato, inoltre, esigendo dai pubblici poteri l'astensione da tutti gli atti orientati verso la confessione che possano compromettere la libertà di credenza e di coscienza dei cittadini, che di queste ultime costituisce un corollario necessario.
Pertanto, secondo i giudici, la manifestazione in ambito scolastico, da parte dello Stato, del proprio attaccamento ad una confessione religiosa può pregiudicarne il libero esercizio, nella misura in cui è suscettibile di offendere le convinzioni religiose e l'evoluzione spirituale degli alunni appartenenti a fedi diverse.
Indubbiamente più articolata è l'argomentazione della Corte Costituzionale tedesca, che si sofferma sulla necessità di trovare un giusto equilibrio tra la libertà religiosa positiva (dei genitori e degli alunni cattolici) e la libertà religiosa negativa (dei non credenti e delle minoranze religiose). Il diritto della maggioranza ad esercitare la prima non può non trovare il suo limite naturale nella tutela di beni di pari rango, primo fra tutti l'esercizio dello stesso diritto da parte delle minoranze; nel caso in cui i due aspetti entrino in conflitto, non resta, dunque, che dar vita ad una equilibrata ponderazione, in guisa di non favorire in modo sbilanciato una sola delle situazioni giuridiche in contrasto. Ma i legislatori dei Lander, che impongono l'affissione del crocifisso nelle scuole, vanno ben oltre il minimo indispensabile alla realizzazione di tale compromesso, perché creano una situazione in cui il singolo viene esposto all'influenza di una fede particolare, agli atti in cui questa fede si manifesta e ai simboli in cui essa si autorappresenta. Gli alunni si trovano così impegnati in un confronto costante con un simbolo religioso, cui non possono sottrarsi, mentre la loro libertà religiosa negativa dovrebbe, all'opposto, garantirne la facoltà di tenersi lontani dall'attività e dai simboli implicati nell'esercizio del culto. Né vale fare appello alla ricorrente giustificazione storico-culturale del crocifisso come parte della tradizione cristiana, poiché corrisponderebbe ad "una violazione dell'autonomia confessionale dei cristiani ed una sorta di profanazione della croce non considerare questo simbolo come segno di un culto in collegamento con uno specifico credo religioso".

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il significato contemporaneo del crocifisso

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Griffo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Calogero Di Carlo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 243

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