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Il processo di formazione dell'identità in adolescenza: uno studio tra culture diverse

L’interazione tra processi di eterodefinizione e autoattribuzione di identità

Come abbiamo più volte sottolineato in questi ultimi anni si sta sempre più prendendo in considerazione la situazione in bilico dei ragazzi migrati che si trovano intrappolati tra due culture, spesso avvertite come antagoniste o comunque non in sintonia tra loro. Va inoltre considerato che, all’interno delle due culture, i minori sono divisi tra contesti diversi che rendono più complessa la definizione della propria identità: la famiglia, la scuola e il gruppo dei pari.
Una delle maggiori responsabilità che le famiglie e la società hanno verso i bambini e gli adolescenti immigrati è proprio quella di conciliare l’influenza di questi contesti. In questo processo, il passaggio dei figli all’adolescenza è il momento di maggiore problematicità, poiché agli elementi di frattura tra le diverse culture si aggiungono quelli attribuiti all’età.
Accanto alla condivisione di esigenze e desideri comuni agli adolescenti autoctoni, i ragazzi immigrati debbono confrontarsi con problemi legati all’apprendimento di una nuova lingua, di regole e valori non sempre condivisi, con la gestione di spazi e ritmi quotidiani diversi da quelli a cui erano abituati, all’interno di relazioni che richiedono continue negoziazioni di ruolo. I ragazzi immigrati, talvolta, non possiedono strategie adeguate a far fronte al cambiamento e spesso i microsistemi di nuova appartenenza mettono in discussione quelle certezze date dalla propria cultura che in passato potevano essere fonte di stabilità per l’immagine di sé (Villano e Zani, 2007).
La costruzione dell’identità coinvolge, oltre all’aspetto personale, anche quello relazionale e collettivo; a tale proposito emerge l’importanza dell’auto-accettazione, legata all’approvazione da parte del contesto sociale: spesso, negli individui che sperimentano situazioni di migrazione, l’immagine di sé che si tenta di proporre, mutuata anche dal contesto familiare, si scontra con l’immagine sociale, individuale o di gruppo, che viene imposta dall’esterno, causando veri e propri terremoti identitari (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento affari sociali, 1999).
Alla base di questo processo identitario vi è il sentimento di appartenenza. L’appartenenza è un sentimento che dispone e predispone i membri di una comunità a condividere idee, pensieri, modi di fare e tradizioni, mediante i quali si consolidano i legami sociali e si favorisce la costruzione del senso di identità sociale, etnica, religiosa, culturale, di genere. Non naturalmente sostanziale ed oggettivamente concreta, l’appartenenza rientra nell’ordine simbolico ed agisce come una categoria di pensiero le cui implicazioni emotive-cognitive regolano i rapporti tra persone e gruppi.
Il senso di appartenenza permette al gruppo di erigere un confine simbolico che ha il compito di separarli e distinguerli da quanti sono all’esterno. Paradossalmente è proprio l’esistenza degli altri che consente al gruppo di rimanere coeso e mantenere le sue caratteristiche distintive (Taylor, 1993).
Molte volte l’estremizzazione del senso di appartenenza ad un gruppo e l’ostilità nei confronti di chiunque è estraneo alla comunità è dovuta alla paura di perdere i propri punti di riferimento e di trovarsi soli in un mondo di sconosciuti.
Non è un caso, quindi, che proprio quando la globalizzazione sembra diventare un fenomeno molto forte capace di coinvolgere un numero sempre maggiore di paesi, da diverse parti del mondo sorgono localismi e rivendicazioni di identità (Taylor, 1993).
L’identità, come costruzione culturale e quindi relazionale, è modificabile, ma nella sua portata psicologica, è espressione di stabilità a cui è impossibile rinunciare, se non si vuole essere considerati emarginati, diversi. La sua natura culturale propone un orizzonte di precarietà e di instabilità, ma è proprio in questa instabilità che nasce il bisogno e il sentimento di appartenere ad un gruppo, soprattutto quello primario che è la famiglia, il quale crea garanzia e certezza.
Il rapporto con l’altro e il confronto con il mondo esterno, creano gli spazi all’interno dei quali più identità si costruiscono e contestualizzano.
In effetti, l’acquisizione di una serie di identità che coesistono, si presenta come un percorso in continua evoluzione e ridefinizione in rapporto con la diversità, e corrisponde alla visione che l’individuo ha delle proprie appartenenze e caratteristiche fondamentali (Taylor, 1993).
L’esperienza di essere, di esistere, è in questi termini radicata nell’essere in contatto, nell’essere in relazione di due persone, e sono queste le radici profonde dell’identità, che consentono successivamente gli atti di separazione e individuazione grazie ai quali l’identità di un soggetto umano prende a muoversi (Lèvinas , 1980).
Se osserviamo il costruirsi dell’identità come processo di continua elaborazione di parti del mondo interno di un individuo culturalmente motivato, la capacità dell’Io, si presenta di norma come volontà di mantenere la propria unità e continuità nel mutamento. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il processo di formazione dell'identità in adolescenza: uno studio tra culture diverse

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Sannicola
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Renata Tambelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

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