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Il Centro Culturale Italiano a Pechino - Dai documenti dell’Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri (1939-1943)

Gli italiani in Cina

Una delle mete della diffusione culturale italiana durante il periodo fascista fu la Cina, ma i primi rapporti tra i due lontani Paesi risale a secoli prima.
Dal I secolo a.C. i Romani vennero a conoscenza dell’esistenza di un grande impero ad oriente abitato dai seres, ossia dai produttori di seta, la merce maggiormente esportata dai cinesi. Il popolo di Roma cominciò a comprare grandi quantità di questo prodotto, con grande vantaggio economico per l’Impero cinese. La seta giungeva ad occidente compiendo un lungo viaggio:

"La «via della seta» partiva da Chang’an ed attraversava il territorio del Gansu; a Dunhuang si divideva in due strade. Una via volgeva verso nord-ovest e costeggiava il bordo settentrionale del bacino del Tarim, toccando Turfan, Karashahr, Kucha e Kashgar, quindi raggiungeva il Ferghana, attraversando i monti del Pamir, e si dirigeva verso il Mediterraneo, passando per Merv, Ctesifonte e Palmira. L’altra via volgeva verso sud-ovest e costeggiava il bordo meridionale del bacino del Tarim, toccando Shanshan (Loulan), Khotan e Yarkand, quindi attraversava i monti del Pamir e giungeva a Bactra (Balkh); da qui partivano due percorsi, uno diretto verso l’India, l’altro diretto verso il Mediterraneo, attraverso Merv".
Anche l’Impero cinese, allora sotto la dinastia Han, sapeva di un grande impero che si trovava nel lontano Occidente. Per proteggere la via della seta dagli attacchi dei Xiongnu 匈奴, l’imperatore Mingdi 明帝 inviò nell’Asia centrale il generale Ban Chao 班超 con il compito di riportare sotto il controllo imperiale le vie commerciali. Ban Chao riuscì nell’impresa e venne nominato Reggente Generale della zona.
Nel 97 Ban Chao arrivò con le proprie truppe al Mar Caspio, da dove spedì un inviato ad ovest alla ricerca dell’imperatore dei Da Qin大秦, i Romani. La spedizione però fallì in quanto l’inviato venne bloccato dal popolo dei Parti prima che arrivasse alle sponde del Mediterraneo; questi infatti agivano da tramite per gli scambi commerciali tra i due Imperi, non potevano quindi permettere che si instaurassero rapporti diretti tra di loro.

Notizie più attendibili sui contatti tra l’Italia e la Cina risalgono al periodo della dinastia Yuan 元, quando sul trono sedevano imperatori che tolleravano la presenza degli stranieri a corte in quanto, essendo essi stessi degli stranieri, poco si fidavano dei cinesi, ostili ai nuovi dominatori Mongoli. Questi infatti divisero la popolazione in 4 gruppi: la popolazione mongola, i semu ren色目人(letteralmente "persone con gli occhi colorati" in contrasto con gli occhi scuri dei Mongoli, quindi gli stranieri) e, ai gradini più bassi della scala sociale, gli han ren 汉人 (i cinesi del nord di etnia Han) e i nan ren 南人 (gli abitanti della Cina del sud); si trattò di una chiara discriminazione razziale a scapito dei cinesi.

Durante il periodo di regno mongolo, a mercanti e religiosi occidentali, fra cui molti italiani, fu permesso di varcare i confini del Celeste Impero. Fu così che nel 1265, due mercanti veneziani, i fratelli Niccolò e Matteo Polo arrivarono alla corte dell’imperatore Yuan Khubilai Khan. Questi li incaricò di chiedere al papa di inviare degli eruditi cristiani in Cina; nel 1269 tornarono quindi in Italia, per poi ripartire nel 1271 alla volta del Paese di Mezzo con il figlio di Niccolò, Marco Polo, ma non con gli eruditi. Il giovane Marco Polo rimase in Cina per oltre due decenni svolgendo alcuni incarichi ufficiali affidatigli dalle autorità Yuan.

Qualche secolo più tardi un altro italiano arrivò in Cina: il gesuita Matteo Ricci da Macerata. I gesuiti furono il primo ordine religioso occidentale che riuscì nell’impresa di farsi accettare dai cinesi, nonostante la diffidenza nutrita nei confronti degli stranieri venuti dall’ovest. Ma come riuscirono nell’impresa? Ebbero la geniale intuizione che l’unico modo per svolgere l’azione evangelizzatrice per cui erano stati mandati in missione nel lontano Impero era quello di mostrare rispetto e dedicarsi allo studio della lingua e della cultura cinese.

Per questo Matteo Ricci, uomo di grande ingegno e cultura, decise di presentarsi come un "mandarino occidentale". Ricci arrivò a Macao nel 1582 e nel 1588partì da Nanchang, capoluogo del Jiangxi, alla volta di Pechino, dove ottenne l’autorizzazione a stabilirsi definitivamente solo nel 1601. Qui vestì i panni del letterato confuciano per adattarsi alla cultura locale, mostrandosi al contempo "portatore dei più alti livelli raggiunti dalla civiltà europea dei suoi tempi". A Pechino conquistò la stima dell’imperatore Wanli 万历 grazie alla sua profonda conoscenza in varie materie: astronomia, geografia, geometria, matematica e filosofia.
Per quanto riguarda la "questione dei riti", Ricci affermò che sarebbe stato meglio lasciare liberi i cinesi di praticare i riti confuciani, come quello di onorare gli antenati, in quanto tali cerimonie non erano fonte di idolatria.

Le relazioni culturali tra la Cina e l’Italia continuarono anche dopo la caduta dell’Impero cinese nel 1911, con l’instaurarsi di rapporti diplomatico-culturali tra la Cina nazionalista e il regime fascista negli anni Trenta. Si nota una certa continuità: quasi a voler continuamente ricordare un certo primato dell’Italia rispetto ad altri Paesi europei per quanto riguarda i rapporti con la Cina, molti discorsi e articoli che si occupano di questo argomento cominciano con l’esaltazione dei contatti tra i due Paesi che risalgono a remote epoche, dai Romani appunto. "Gli italiani e i cinesi non fanno altro che congratularsi a vicenda per l’appartenenza al club ristretto dei paesi di antica e famosa civiltà". Ciò si piò facilmente notare in un articolo scritto da Vincenti Mareri per la rivista "Il Marco Polo", inviato tramite telespresso alla Regia Ambasciata d’Italia di Shanghai nel 1939. In questo articolo Vincenti Mareri prende spunto dai precedenti contatti tra la Cina e l’Italia per presentare un nuovo Centro di cultura che dal 1939 avrebbe fatto da tramite tra la cultura italiana e quella cinese. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Garibaldi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Studi Orientali
  Corso: Lingue e Civiltà Orientali
  Relatore: Federica Casalin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

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