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Politiche nazionali e istanze territoriali nel settore energetico: il caso del petrolio in Basilicata

Approccio storico. L'Italia e la produzione petrolifera

Le origini della storia italiana sull'approvvigionamento energetico (in primis di gas naturale e petrolio) rappresentano il giusto e necessario corridoio da attraversare nel labirinto della questione energetica. Infatti, i giacimenti e le risorse di cui il territorio italiano è ricco non possono essere sottovalutate: l'Italia è al quarto posto tra i Paesi europei produttori di petrolio e gas naturale.
I geologi fanno partire la storia della vicenda energetica dalla realtà della Tetide, del complesso di bacini oceanici formatisi in seguito al lungo processo di frammentazione della Pangea. Gli scienziati spiegano come i sedimenti della stessa Tetide hanno portato alla formazione delle Alpi e, in seguito, degli Appennini. Se circa 30 milioni di anni fa una serie di movimenti tettonici iniziavano a definire la conformazione dei continenti, con il passare degli anni gli stessi territori, soggetti a movimenti non solo rotatori, hanno cambiato la loro forma e posizione (si pensi alla Puglia che, in origine, era un'isola). Può sembrare esagerato il punto di partenza di questo discorso ma, in realtà, non lo è: i movimenti tettonici di milioni di anni fa sono ciò che hanno dato origine ai giacimenti petroliferi sparsi sul globo, giacimenti originati dalla sedimentazione di materia organica sul fondo marino, come già spiegato nel paragrafo secondo. La situazione appare molto complessa ma, in generale, è stato dimostrato che la grande parte di giacimenti sfruttabili si trovano nella parte Est e Sud degli Appennini, fonte soprattutto di gas naturale, e la valle Padana, deposito di gas che continua ad essere rifornito da rocce sorgenti.
Anche se l'esistenza del liquido nero sotto il suolo italiano era già cosa nota durante l'era degli etruschi, l'anno che ha segnato la scoperta dell'indispensabile risorsa è il 1944, quando fu rilevato il primo giacimento a Caviaga, in Lombardia, vicino Lodi. A partire da quest'anno fino al 1987 sono stati perforati circa 1800 pozzi esplorativi su tutto il territorio peninsulare, riuscendo nel ritrovamento di 300 giacimenti. Altra importante tappa nella storia petrolifera italiana è datata 1953 e porta la firma di Enrico Mattei; l'Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP), guidata da Mattei, ottiene il permesso esclusivo di esplorazione su tutta la zona (corrispondente a ben 1/6 del l'intero territorio italiano) della pianura Padana e del Veneto. Nello stesso anno è stato scoperto il primo pozzo commerciale nella zona del ragusano, in Sicilia (1500 metri di profondità), e a partire dagli anni Settanta le scoperte hanno riguardato diverse delle nostre regioni, sia a nord che a sud. Negli anni Ottanta uno dei giacimenti maggiormente importanti era quello scoperto a Villafortuna (Novara) che, infatti, è stato considerato come il maggiore giacimento continentale d'Europa. La ricerca energetica è proseguita nel tempo fino ad oggi, altri importanti e più recenti giacimenti sono stati ritrovati in Abruzzo, nel canale d'Otranto (Aquila), dove è attiva la nave piattaforma dell'Agip Firenze, ma anche in Basilicata (Val d'Agri, appunto) e Sicilia (Masseria Vecchia e Pizzo Tamburino). Le aree perforate sono state pari a 39 nel 1998 e 18 l'anno successivo. La produzione italiana raggiunge la percentuale del 7% del consumo totale di petrolio (la restante parte, come già detto, viene importata dall'estero). Se paragonata agli standard mondiali si nota come la produzione nazionale sia pari all'1% e, di conseguenza, le riserve di greggio presenti sul territorio corrispondono allo 0,1% di quelle mondiali.
La scarsa diversificazione delle fonti e dei Paesi di approvvigionamento rende l'Italia particolarmente debole e sensibile ai mutamenti che susseguono sul mercato mondiale. L'esempio principale è quello della Libia, appunto. In seguito alla revoca delle sanzioni economiche dell'Onu nel 2003, con l'apertura del settore energetico al mercato, il territorio libico è stato il fulcro dell'attenzione e dell'interesse dalla maggior parte delle compagnie produttrici mondiali. La quota dell'import italiano dalla Libia è pari al 27% e, sul territorio libico (e italiano), il ruolo principale è svolto dalla compagnia energetica Eni che trae ben il 14% della produzione di petrolio e di gas totale dalle estrazioni sul paese arabo. L'importanza della fonte libica è stata poi rimarcata con la firma degli accordi di esplorazione e produzione siglati tra l'Eni e il governo libico nel 2008, accordi del valore di circa 28 miliardi di euro. Questo ci fa capire come in realtà l'Italia può subire le conseguenze di fattori di incertezza energetica; nel caso di interruzione dell'export libico il nostro paese patirebbe in gran misura la chiusura del mercato anche se, nel breve periodo, potrebbe non risentirne molto per via dell'eccesso di offerta di gas naturale e per la dipendenza petrolifera italiana che, comunque, risulta essere notevolmente superiore rispetto a quella di gas naturale. Non è un caso, infatti, che il mercato del petrolio e la sua rigidità siano causa principale delle preoccupazioni sull'approvvigionamento energetico e sulla sopravvivenza italiana. In uno scenario del genere la "scoperta" di nuovi pozzi e aree sfruttabili all'interno dello stesso suolo italiano non può che suscitare grandi speranze e la corsa delle società petrolifere per cercare di assicurarsene il controllo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Politiche nazionali e istanze territoriali nel settore energetico: il caso del petrolio in Basilicata

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Informazioni tesi

  Autore: Veronica Cirillo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della Politica e del Governo
  Relatore: Enrico Carloni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

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