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Il concorso esterno in associazione mafiosa

L'ammissibilità del c.d. concorso esterno nei reati associativi: profili storici ed esigenze di politica criminale

La trattazione del problema concernente la configurabilità della tanto discussa figura del concorso esterno nei reati associativi desta negli operatori profondo interesse, sia per le notevoli difficoltà a definire quali sono i presupposti e i limiti, sia perché in grado, a causa delle oscillazioni interpretative a cui è esposta, di minare seriamente uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento, quello della certezza del diritto.
Prima di analizzare le recenti evoluzioni della vicenda appare opportuno prendere in considerazione taluni elementi storici a fondamento della fattispecie giuridica in esame.
Infatti, il condizionamento socio – criminologico e storico – politico è alla base per una completa comprensione degli aspetti fondamentali della figura del concorso esterno nel reato associativo e, in particolare, nel reato di tipo mafioso.
La genesi storica di tali problematiche deve ricondursi all'articolarsi e complicarsi degli scenari terroristici caratterizzanti la storia di molti Paesi.
In Italia, in particolare, il fenomeno terroristico aveva cominciato a generare casistiche giudiziarie caratterizzate da forme anomale, contingenti, talvolta temporanee, di contributi esterni dei quali era difficile sostenerne la rilevanza ai fini partecipativi.
Per questo motivo la magistratura si era vista costretta ad attuare strategie di politica giudiziaria contro il terrorismo in generale e contro la mafia in particolare, dotandosi di quegli strumenti giuridico – penali capaci di consentire il controllo penale su un tipo di criminalità, quella mafiosa, la cui pericolosità sociale cresceva superando qualsiasi altra realtà delinquenziale.
Di conseguenza, aumentava la sensibilità sociale, impregnata di valori in antitesi con il mondo mafioso.
Alcuni uffici giudiziari requirenti, iniziarono a qualificare, con il termine "contiguità" alla mafia quei comportamenti nei quali era possibile ravvisare delle condotte di collaborazione o collateralismo con la mafia da parte di soggetti che erano estranei all'organizzazione mafiosa.
La fattispecie del concorso cosiddetto esterno, dunque, affonda le radici in fenomeni criminali a sfondo collettivo fortemente legate al tessuto sociale.
Ciò non desta obiezioni se si legge alla luce del pensiero di un autorevole studioso tedesco, Claus Roxin: "separare nettamente la costruzione dommatica dalle giuste scelte di politica criminale non è assolutamente possibile. Anche la consueta contrapposizione tra il lavoro dommatico – penalistico e quello
criminologico perde il suo significato: infatti trasformare acquisizioni criminologiche in istanze di politica criminale ed istanze di politica criminale in regole giuridiche de lege lata o ferenda, rappresenta un procedimento i cui singoli stadi sono tanto necessari quanto importanti per la realizzazione del socialmente giusto
".
Da qui la tendenza a privilegiare un modello di rapporto tra la parte generale e la parte speciale del c.p. dove la prima si forma grazie all'inserimento dei principi in essa contenuti nelle singole fattispecie incriminatrici che compongono la parte speciale.
E' da queste vicende storiche, legate ad esigenze politico – criminali, che nasce la vicenda giuridico – penale della configurabilità o meno del concorso di persone nel reato associativo di tipo mafioso.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il concorso esterno in associazione mafiosa

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Informazioni tesi

  Autore: Benedetta Marino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessandro Bondi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

FAQ

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concorso di persone nel reato
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