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Il distretto biomedicale mirandolese. Analisi dei flussi di conoscenza esterni alle imprese del distretto

Storia e contesto della nascita del Distretto biomedicale mirandolese

Mirandola fa parte, insieme ad altri otto comuni limitrofi, dell'Area Nord della provincia di Modena. L'ampiezza di questo territorio è di circa 460 km e la popolazione conta quasi 100.000 abitanti.
Le attività industriali rilevanti nella zona sono: il biomedicale, la meccanica di precisione, l'agroalimentare, il tessile abbigliamento, l'industria del mobile e il ceramico. La specializzazione produttiva più interessante, però, è certamente quella biomedicale. Il comprensorio di Mirandola, infatti, risulta essere uno dei leader assoluti nella produzione di materiale usa e getta per applicazioni biomedicali. È a partire dagli anni 60 del secolo scorso, che nella zona di Mirandola si è andata progressivamente sviluppando una fiorente industria biomedicale specializzata, in un primo tempo, nei prodotti disposables (usa e getta) in plastica per la dialisi, la plasmaferesi, le terapie trasfusionali ed infusionali, e in seguito anche nella progettazione e produzione delle macchine utilizzate per queste tecnologie.
I distretti produttivi sono spesso caratterizzati da una vocazione territoriale o dalla presenza di risorse particolari. Nel caso del distretto di Mirandola, se di distretto e di risorsa si può parlare, quest'ultima è stata nella persona di Mario Veronesi. Infatti la storia del Distretto Biomedicale di Mirandola è in realtà la storia di Mario Veronesi, un ex rappresentante di medicinali che nel 1962 viene a conoscenza, tramite un amico anch'esso rappresentante di una casa farmaceutica, di un mercato assolutamente vergine in Italia: quello dei prodotti biomedicali ed in particolare dei prodotti usa e getta per fleboclisi. Si può dire che il Dott. Veronesi abbia creato dal nulla questa realtà produttiva in Italia e l'abbia fatta evolvere fino alla condizione in cui si trova oggi. Infatti il Dott. Veronesi non aveva a disposizione conoscenze specifiche e non aveva nemmeno capitali particolarmente consistenti. La sua caratteristica vincente fu, invece, la capacità imprenditoriale con cui riuscì ad integrare nel migliore dei modi le competenze/risorse che in quel dato momento erano presenti nel territorio (mercato dei prodotti usa e getta in probabile espansione, scarsa competizione per soddisfare la domanda, presenza delle officine meccaniche di Carpi, presenza di manodopera disponibile, relativa vicinanza all'approvvigionamento iniziale delle materie prime, spirito creativo e imprenditoriale diffuso nella zona). Unendo le conoscenze sulle strutture sanitarie, che si era fatto durante il periodo di rappresentante, all'intuizione di un mercato completamente nuovo, inizia a valutare l'ipotesi di investire in questa idea imprenditoriale. Ed è così che ha dato vita all'attuale Distretto Mirandolese. Il suo scopo era quello di sostituire, in campo ospedaliero, i vecchi tubi in gomma riutilizzabili, i quali presentavano l'inconveniente di dover essere sterilizzati prima dell'uso, con il monouso sterile. Grazie ad una collaborazione con un'impresa meccanica della zona, Veronesi inizia a produrre i primi tubicini di plastica nel garage della sua abitazione fondando la Miraset (1962) e creandosi anche una prima rete di contatti nelle strutture ospedaliere attraverso le persone che aveva conosciuto quando lavorava come rappresentante. Quando gli affari iniziano a crescere Veronesi crea lo stabilimento della Sterilplast (1964) in cui realizza, grazie a varie collaborazioni, il primo rene artificiale italiano. Successivamente la Sterilplast diventa Dasco (divisione apparecchi scientifici ospedalieri) e al suo interno si iniziano a produrre reni artificiali. Ad un certo punto il Dott. Veronesi si rende conto che gli affari vanno bene ma mancano risorse finanziarie per poter investire nuovamente; inoltre il mercato italiano inizia ad essere troppo piccolo date le possibilità dell'impresa. Però, se da un lato c'era la necessità di commercializzare il prodotto in tutto il mondo, dall'altro lato servirsi di agenti di vendita avrebbe sottratto tempo e risorse alla ricerca, inoltre Veronesi sosteneva di essere molto bravo nel "fare" ma molto meno a "commercializzare". Ecco allora che inizia a rivolgersi alle multinazionali, già strutturate a livello commerciale e presenti in tutto il mondo. Nel 1969 nasce, infatti, il contatto con la multinazionale svizzera Sandoz. Successivamente le differenze culturali tra Sandoz e lo staff Veronesi giungono ad un accordo di uscita e collaborazione tra il gruppo di Veronesi, che fonda la Bellco (bella compagnia), e la multinazionale svizzera. Bellco rappresenta il primo spin-off della lunga storia di Veronesi. L'accordo di uscita stipulato vieta l'utilizzo dei brevetti Dasco da parte di Bellco, stimolando quest'ultima a ricercare nuove invenzioni e nuovi mercati. In pratica, la formula imprenditoriale che aveva già avuto successo non veniva mai ripresa, ma si cercava di individuare nuovi settori di impiego. Da questo punto in avanti, nella storia del distretto, si innesca un circolo virtuoso riproponendo più volte (con Dasco, Bellco, Dideco, Dar) lo schema che sarà il vero stimolo alla creazione del distretto e all'incentivo a innovare: nuova impresa, realizzazione del prodotto sviluppato nell'impresa venduta, utilizzo del personale formato nell'azienda venduta, ricerca di nuove competenze, espansione dei mercati, bisogno di sostegno economico-organizzativo-commerciale-finanziario, cessione ad una multinazionale, nuovo desiderio di autonomia imprenditoriale per sviluppare il nuovo prodotto che nel frattempo aveva studiato. Notiamo la straordinarietà di questo imprenditore che, resosi conto di non avere le possibilità di continuare ad espandersi ed evolversi e di commercializzare il suo prodotto in tutto il mondo a causa della ridotta dimensione delle imprese, fondava le imprese, si concentrava sulla R&S e sulla produzione, formava i collaboratori e poi le vendeva alle multinazionali già strutturate a livello commerciale e presenti in tutto il mondo. Lui nel frattempo fondava una nuova impresa per realizzare il nuovo prodotto che aveva quasi terminato di creare nei laboratori dell'impresa ceduta. Gruppi multinazionali quali Sorin, Gambro, Mallinckrodt, Fresenius, B. Brown, attratti dalle straordinarie capacità tecnologiche che la zona offre, si sono insediati o hanno acquisito aziende nel territorio mirandolese, contribuendo a potenziare lo sviluppo di questo settore industriale. Altri imprenditori, dopo Veronesi (come l'Ing. Poggioli di Consobiomed), hanno fondato nuove aziende per poi venderle, con la differenza che spesso questi nuovi imprenditori erano nati come dipendenti delle prime imprese del distretto e avendo spirito imprenditoriale, oppure avendo un'idea nata sul posto di lavoro, si sono messi in proprio. Altre imprese invece sono nate dalla spinta delle grandi imprese di decentrare parte della produzione per "alleggerirsi" e concentrarsi solo su alcune fasi. Veniva infatti chiesto ai dipendenti del ramo da delocalizzare se volevano continuare a svolgere quel lavoro mettendosi in proprio, con la garanzia comunque che la grande impresa gli avrebbe affidato le forniture. In questo modo, le industrie cominciarono ad essere più di una e cominciarono così a necessitare di un indotto ben più consistente. Questo meccanismo fu la vera leva della nascita di un distretto.
Quindi il distretto comincia a svilupparsi quando il Dott. Veronesi inizia a rivolgersi alle multinazionali e questa rappresenta una delle caratteristiche peculiari del distretto. "È doveroso riconoscere quanto abbiano contribuito le multinazionali allo sviluppo delle vendite di Dasco, Bellco e Dideco ed ai relativi investimenti produttivi e logistici. Non credo assolutamente che se le stesse aziende fossero rimaste di proprietà di investitori privati sarebbero state in grado di far fronte alla concorrenza delle multinazionali del settore" afferma Veronesi nel convegno del cinquantesimo. Per dare un'idea dell'importanza delle multinazionali porta questo esempio: "Nel 1993 (anno in cui fu venduta a Mallinckrodt) DAR fatturava 40 miliardi. Alla fine del 2000 DAR, sempre gestita da me, fatturava 120 miliardi. Qui vi confermo l'estrema importanza che hanno avuto e che avranno le multinazionali nello sviluppo di questo distretto".
Dalla metà degli anni 70, si è avuta non solo la crescita dei maggiori complessi industriali, ma si è anche assistito ad una forte diffusione di questa specifica cultura produttiva, che ha portato alla nascita e allo sviluppo di moltissime piccole imprese di produzione e di servizi nell'ambito biomedicale.
Come si può notare, la storia del distretto segue un andamento inizialmente simile agli altri distretti, ma successivamente si differenzia in quanto ad un certo punto entrano in gioco le multinazionali.

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Il distretto biomedicale mirandolese. Analisi dei flussi di conoscenza esterni alle imprese del distretto

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Facchini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia, Mercati e Management
  Relatore: Sandrine Labory
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 130

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Parole chiave

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