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Immigrazione italiana in Australia e il fenomeno dell'australitaliano

Il fenomeno dell'emigrazione italiana

Fra il 1947 e il 1987 arrivarono in Australia 360.000 italiani di cui 280.000 vi si stabilì in modo permanente. Oggi questi immigrati, insieme ai loro figli e nipoti, costituiscono la seconda comunità etnica australiana in ordine di grandezza dopo quella angloceltica, venuta dal Regno Unito e dall'Irlanda.
Nel corso di questi decenni, la situazione linguistica di questa comunità si è evoluta gradualmente: il processo di anglicizzazione della lingua ha infatti cominciato a svilupparsi dalla prima generazione, negli immigrati contadini prevalentemente dialettofoni che, in ogni caso, dovettero inserirsi in un nuovo contesto e quindi apprendere la nuova lingua per comunicare. Gli insegnanti proibirono di parlare italiano a casa, questo non riuscì a soffocare del tutto il mantenimento della lingua italiana, infatti, dopo gli anni di politica assimilazionistica, il multiculturalismo degli anni '70 ha posto fine a queste restrizioni favorendo la diffusione e il mantenimento di tutte le lingue etniche.
Il programma di immigrazione postbellica in Australia fu agevolato anche dagli Stati Uniti, i quali preferirono contribuirvi economicamente piuttosto che vedere aumentare il numero degli immigrati nel loro Paese.
Solo verso la fine degli anni Quaranta si pensò di iniziare a reclutare gli italiani settentrionali perché, secondo la convinzione australiana, erano più vicini alla razza bianca.
Sovente i lavoratori italiani, per sentirsi più vicini in situazioni di difficoltà, riuscivano ad organizzarsi in gruppi e costituire piccole aziende in proprio. Questo fu senz'altro un modo per creare ulteriori opportunità di lavoro per i famigliari ed amici che erano rimasti in Italia. Lavorare insieme ai connazionali in un Paese straniero alimentava il senso di solidarietà e la buona volontà, caratteristiche tuttora molto evidenti tra gli italiani in Australia.
Lo spirito d'iniziativa e la solidarietà delle ‘famiglie allargate' ebbero successo, ma non fecero altro che acuire l'ostilità angloaustraliana nei confronti del ‘popolo lavoratore' e far sì che, durante la Seconda Guerra Mondiale, venisse proibita la vendita delle fattorie agli italiani.
A seguito di una recessione economica (dopo il 1929), i primi immigrati non ebbero vita facile: si ritrovarono senza lavoro, confinati in campi di raccolta e dovettero sostenere notevoli disagi.
La situazione insostenibile portò queste masse contadine alla rivolta, che fu soppressa dalle autorità australiane. Molte manifestazioni di lavoratori italiani ebbero luogo a Sydney, Melbourne e Brisbane ed i flussi migratori calarono drasticamente.
Con la ripresa economica nel 1954 crebbe l'immigrazione e fu firmato un accordo con l'Italia, ma questa volta le autorità italiane si preoccuparono di informare meglio gli immigrati su quello a cui andavano incontro.
Ma cosa stava succedendo in Italia? Quali motivi li spingevano ad emigrare pur sapendo che non avrebbero trovato una vita facile in Australia?
Le prime emigrazioni italiane di inizio secolo avevano coinvolto tutte le ragioni a causa del rapido mutamento economico e sociale in Italia. L'emigrazione era diventata una possibilità di svolta ad una situazione generale che non offriva alcuna sicurezza, per questo motivo, famiglie intere si erano trasferite oltreoceano. Gran parte di coloro che hanno deciso di trasferirsi in Australia, non hanno più fatto ritorno in Italia, alcuni per paura di non riuscire più ad abbandonare una seconda volta la loro terra, altri per impossibilità economica.
Talvolta, è capitato che alcuni anziani mi dicessero orgogliosi, che in Australia avevano l'impianto della fognatura, inconsapevoli che anche l'Italia, paragonando la situazione precaria che vi era negli anni '50, ha progredito molto.
Nella seconda guerra mondiale l'Italia venne devastata e questo portò alla crisi economica, alla povertà e alla disoccupazione, e la sovrappopolazione del Paese di certo non aiutava.
Per questi motivi l'emigrazione di massa costituì l'ancora di salvezza. Se da una parte l'emigrazione fu una condizione del sottosviluppo, dall'altra essa non aiutò a migliorare la situazione del nostro Paese. I primi a partire erano gli uomini giovani seguiti dalle donne, il cui lavoro contribuì a costituire la città all'estero ma non poté contribuire a migliorare le condizioni in Italia.
Nonostante tutte le difficoltà, l'Australia era vista come la terra delle opportunità economiche e soprattutto libera da agitazioni politiche e sociali; era un Paese che stava cominciando la sua storia in quegli anni.
Seppure non in modo equo, offriva una minima assistenza agli immigrati, i quali, diversamente che negli altri paesi, avevano la possibilità di prendere la cittadinanza, e così acquisire tutti i diritti sociali, civili e politici dopo un periodo di cinque anni.
La nascita della Comunità Europea nel 1957 portò un risvolto positivo alla situazione economica: la libera circolazione di forzalavoro all'interno dei confini europei, migliorò la situazione lavorativa rendendo più allettante il trasferimento temporaneo in Europa anziché oltreoceano; le emigrazioni subirono così un'impennata negli anni Settanta favorendo il ritorno in Europa.
Dopo un secolo di emigrazione di massa avvenne così un'inversione di tendenza, ancora oggi visibile: l'Italia è diventata un paese di immigrazione straniera.
Oggi siamo davanti a "una nuova emigrazione di massa, paragonabile a quella che negli anni Sessanta ha portato in Australia la maggior parte della popolazione di origine italiana. La differenza è che allora a partire era gente senza educazione, che veniva da zone rurali poverissime, mentre ora sono giovani specializzati o laureati".

Questo brano è tratto dalla tesi:

Immigrazione italiana in Australia e il fenomeno dell'australitaliano

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Informazioni tesi

  Autore: Danila Giardinelli
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze della Mediazione Interlinguistica e Interculturale
  Relatore: Flavio Santi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

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