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Dall'intelligenza artificiale al viaggio interstellare. Temi e forme della science-fiction

L’avventura spaziale in H. G. Wells

Considerato l’autore che ha condotto la fantascienza dal XIX al XX secolo, le sue storie prefigurano tutti gli elementi dell’attuale science-fiction, soprattutto attraverso la rappresentazione di una tecnologia e di una biologia partorite dal suo gusto utopistico dell’anticipazione avveniristica.
Nasce nel Bromley, contea del Kent, in Inghilterra, nel 1866, un anno dopo la pubblicazione di Dalla Terra alla Luna di Jules Verne; spesso sono stati proposti dei parallelismi tra questi due scrittori, che però hanno poco in comune oltre al gusto per la rappresentazione di vicende imperniate in parte sull’immaginario e in parte sull’elemento scientifico. Laddove Verne dimostra per la scienza non un interesse visionario ma, al contrario, ben ancorato alla realtà (non inventa congegni o ritrovati mirabolanti: i suoi personaggi cercano di risolvere le situazioni sfruttando le conoscenze scientifiche del loro tempo), Wells preferisce invece inventare totalmente tecnologie alternative, che permettono ai suoi personaggi di effettuare gli insidiosi viaggi spaziali. La scienza amata da Wells non è né contenitore di tutti i mali, né vento salvifico, mentre quella di Verne è da leggersi come un’apertura di credito nei confronti della scienza del suo tempo. Wells non si cura dei principi scientifici: se Verne basa molti dei suoi racconti sulla fisica, egli invece fa appello all’immaginario; di sicuro, però, insieme al roman scientifique di Verne, gli scientific romances e i racconti di Wells sono diventati la forma privilegiata grazie alla quale la fantascienza ha cominciato a diffondersi.
Wells è riuscito a vedere anche l’era atomica (è morto infatti nel 1946); entrato alla Normal School of Science di Londra, studia biologia con l’umanista T. H. Huxley fino al 1887. Laureatosi nel 1890, a partire dal 1893 diventa scrittore a tempo pieno; in questo periodo, tra i primi articoli da lui scritti, spicca The Man of the Year Million (1893), un’accurata descrizione dell’uomo così come Wells pensa dovrà diventare in seguito alla selezione naturale: testa e occhi iper sviluppati, mani delicate e corpo ridotto, immerso in fluidi nutrienti nelle viscere della Terra, a causa del raffreddamento del sole. Wells è un biologo evoluzionista, sa bene che i tempi dell’evoluzione sono lunghissimi, ed è per questo che per lui immaginare il futuro significa guardare molto lontano.
Ecco i punti fermi nelle sue storie: l’ambientazione in un futuro remoto che non somiglia affatto al presente, ma che ne porta alle estreme conseguenze le promesse; una società profondamente diversa da quella in cui vivono l’autore e il lettore, ma comunque conseguenza del presente; rappresentazione di altri mondi come metafora del futuro. Sono molti i suoi temi diventati ormai classici nella fantascienza (viaggi nel tempo, viaggi spaziali, alieni cattivi, lo scienziato pazzo); ma ciò che fa di Wells un autore moderno è la sua idea ambivalente di scienza: è sacra, e per questo suscita allo stesso tempo adorazione e timore. Da bravo evoluzionista, sa che la crescita della specie è affidata alla variante e alla crescita dei singoli individui: è per questo che punta sull’uomo, il quale può scegliere di investire sul bene o sul male il patrimonio di conoscenze che ha ereditato.
Nelle speculazioni evoluzionistiche di Wells […], l’evoluzione sembra avere un andamento parabolico (se non addirittura circolare): raggiunto un certo limite, identificabile con la specie umana, si trasforma in un processo di decadenza.
Nelle sue storie – dicevo - Wells non guarda alla veridicità dei ritrovati scientifici, bensì pone l’accento sulle conseguenze che tali invenzioni possono avere sulla società; ha inserito questi elementi soprattutto nel suo primo ciclo fantascientifico (che grosso modo arriva fino al 1904). Questo, come ha affermato Suvin, «[…] ruota attorno alla visione di un novum orribile come prospettiva futura dell’evoluzione sociobiologica dell’umanità».
In questo periodo la tonalità di base dei suoi racconti è l’oscurità, e l’unica luce che può rischiarare le tenebre in cui è immerso l’uomo è fornita dalla fiamma dell’evoluzione darwiniana. La lezione storica che sta alla base delle sue narrazioni è che la società borghese non è che un breve momento dell’evoluzione umana; le sue prime opere di fantascienza presentano il futuro come qualcosa di fortemente minaccioso, perché il legame tra di esso e i suoi portatori (Moreau, Griffin, i Marziani, i Seleniti, Cavor) si spezza sempre.
Il procedimento seguito mette in evidenza il contrasto tra una cornice esterna, costituita da ambienti familiari ed equilibrati (come ad esempio lo studio confortevole de La macchina del tempo o le cittadine e i villaggi dell’Inghilterra meridionale presentati in La guerra dei mondi e I primi uomini sulla Luna), e la storia dentro la storia, che descrive la graduale presa di coscienza che una forza aliena minaccia la vita e le sue certezze, proponendosi cioè come un qualcosa di tecnologicamente superiore, ma totalmente spietato. Torna lo “strano” quale elemento minaccioso che si profila nel futuro; Wells è un maestro nel tradurre le ancestrali paure dell’uomo (la paura del buio, di animali mostruosi, di insetti orripilanti) in una prospettiva evolutiva che fa leva sulla biologia darwiniana.
La scienza è il vero maestro demoniaco di tutti gli apprendisti stregoni di Wells che, come Frankenstein, scoprono e portano alla luce poteri e mostri distruttivi; dal Viaggiatore del tempo a Moreau, Griffin e Cavor, il protagonista è lo scienziato–avventuriero alla ricerca del nuovo, incurante del buon senso e delle opinioni correnti. Il mondo strano è in un altro tempo o in un altro luogo; lo si può raggiungere per mezzo di un’invenzione, oppure è esso stesso a irrompere direttamente nel mondo vittoriano sotto le spoglie di marziani invasori o dell’Uomo Invisibile. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Dall'intelligenza artificiale al viaggio interstellare. Temi e forme della science-fiction

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Informazioni tesi

  Autore: Isabella Benocci
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Cassino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Andrea Cedola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 232

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