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La visione greca degli sciti tra epoca arcaica e classica

Atene e il mondo scitico

Atene non è stata coinvolta nella colonizzazione del mar Nero, ma a partire dal VI sec. a. C. ha probabilmente avuto intensi rapporti con la regione, testimoniati dall’abbondanza di ceramica attica ritrovata in questi luoghi, verosimilmente merce di scambio che serviva alla città per ottenere cereali.
Questo punto di vista non è condiviso da tutti gli studiosi: infatti, alcuni di essi ritengono che Atene nell’età arcaica non avesse bisogno di importare cereali da tali zone. Si può però ricordare che già nell’epoca di Pisistrato Atene fonda colonie sulla costa asiatica ed europea dello stretto dell’Ellesponto, zone fondamentali per il controllo della rotta verso il mar Nero.
A suggerire l’esistenza di contatti intensi si aggiunge la testimonianza dei vasi attici, su cui sono rappresentati personaggi identificati con gli Sciti per il copricapo a punta che copre tutta la parete posteriore del capo. Alcuni studiosi ritengono che si tratti di generici personaggi orientali e non di Sciti: si può però osservare che le rappresentazioni iniziano contemporaneamente ai suddetti rapporti commerciali con il mar Nero.
Nei primi decenni del V secolo a. C., dopo le guerre Persiane, si costituisce ad Atene una milizia di arcieri sciti il cui numero si accresce fino ad arrivare a 1000, e che aveva compiti di polizia: garantire l’ordine pubblico soprattutto in occasione di assemblee, arrestare e sorvegliare i detenuti, sorvegliare i mercati e vigilare durante le festività religiose. Da quanto dicono le fonti, questi arcieri sarebbero stati acquartierati, in un primo momento, in tende ubicate nell’agorà e trasferiti in un secondo momento sull’Areopago, che con la presenza del tribunale, e per la localizzazione del mito delle Amazzoni, appariva una dimora perfetta per un corpo del genere. È da ricordare che l’Areopago era un’area assai più ampia del piccolo spazio a cui attualmente si è ridotta; si estendeva in epoca antica dall’Acropoli sino alla base della Pnice, costeggiando l’agorà. Essendo stanziati proprio sull’Areopago, gli arcieri sciti si collocavano nel centro dello stato democratico. Essi non agivano mai motu proprio, bensì sempre agli ordini di magistrati superiori, quali i pritani e i probuli, in occasioni delle riunioni assembleari, e probabilmente gli Undici, per quanto riguarda gli incarichi di polizia.
Non è da escludere il loro utilizzo nell’esercito regolare ateniese, anche se la maggior parte degli studiosi sostiene che questo corpo di polizia urbana degli arcieri sciti non ne facesse parte. Invece, altri ritengono possibile un collegamento, pur se non vi siano testimonianze esplicite a questo proposito. La presenza, anche solo occasionale, degli arcieri sciti nelle fila dell’esercito è un dato importante perché avrebbe potuto costituire per questi una forma di integrazione nel corpo civico.
Non è possibile affermare con precisione che gli arcieri Sciti facessero parte dell’esercito ateniese in modo stabile, ma in determinate occasioni forse furono inseriti nei ranghi dell’esercito regolare. Sicuramente all’epoca vi era anche una certa resistenza a credere che schiavi (anche se pubblici) potessero entrare nell’esercito, dal momento che solitamente la guerra è propria degli uomini liberi; ma l’ipotesi secondo cui almeno in determinate circostanze, per necessità dovute a momenti gravi o a ristrettezze economiche che imponevano di reclutare contingenti di arcieri mercenari, ciò potesse accadere con l’inserimento di questi Sciti come corpo nell’esercito regolare sembra probabile.
Gli Sciti erano una realtà importante ad Atene: infatti, ci sono numerose fonti ateniesi che vi fanno riferimento, tra queste vanno ricordate in particolare alcune commedie di Aristofane, tra cui le Tesmoforiazuse.
Il quadro che emerge dalle testimonianze della commedia porta a pensare che faceva piacere ridere a teatro di questi goffi personaggi, dei quali gli Ateniesi avevano una visione sostanzialmente bonaria, caratterizzata da un diffuso senso di superiorità nei loro confronti, ma non da una radicata insofferenza. In conclusione, si evince che gli arcieri sciti occupavano una posizione abbastanza importante all’interno del tessuto sociale della polis, e la loro era una presenza attiva e rassicurante, in difesa della democrazia e delle sue istituzioni, non è da escludere una certa integrazione, sia pur progressiva e comunque parziale, forse realizzata e manifestata nella concretezza della vita quotidiana più che attraverso le vie ufficiali.
Alla luce di questi elementi, sembra abbastanza verosimile un’ipotesi che è stata avanzata di recente da Blavatskiy secondo cui gli Ateniesi avrebbero preso dagli Sciti, e non da un altro popolo, i membri di questo corpo perché gli Sciti erano visti positivamente come “buoni selvaggi” e perciò considerati particolarmente adatti a questa funzione. Se l’ipotesi coglie nel segno, se ne può ricavare che il miraggio scitico ad Atene doveva essere abbastanza diffuso.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La visione greca degli sciti tra epoca arcaica e classica

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Bevilacqua
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Archeologia
  Relatore: Luigi Gallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

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