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Il gruppo Ferruzzi e la figura di Raul Gardinii: la scalata alla Montedison

La filosofia di indipendenza del gruppo Ferruzzi e lo scontro con le multinazionali del grano

Abbiamo visto come il gruppo Ferruzzi, per assicurarsi una certa indipendenza ed evitare ritardi nella consegna delle merci avesse iniziato ad acquistare la merce non più C.I.F ma F.O.B., noleggiando delle navi e mandandole a caricare direttamente nei porti di imbarco. Ed è proprio questa scelta che genera i primi attriti con le multinazionali americane del grano, le grandi organizzazioni che originavano la merce direttamente sui luoghi di produzione. Le multinazionali difatti pretendevano che la Ferruzzi acquistasse la merce C.I.F., cioè franco arrivo. Serafino Ferruzzi aveva invece capito l'importanza di poter contare su approvvigionamenti certi, senza quindi dover attendere i tempi di consegna decisi dalle multinazionali.
Comincia pertanto a noleggiare le navi per andare a caricare le granaglie e la soia direttamente a New Orleans e a Buenos Aires e ciò infastidì queste società che controllavano i mercati di origine e che dettavano le regole del gioco, autentici colossi finanziari come Bunge, Continental Grain e Cargill. Ecco che alcune di queste società americane dichiarano "guerra" alla Ferruzzi, cercando di penalizzarla in diversi modi, come ad esempio rifiutando di venderle la merce, creando ritardi agli imbarchi o consegnando partite di qualità scadente. In questi anni la Ferruzzi avvia inoltre con successo l'importazione di semi di soia, generati in Usa, per la propria azienda italiana. E i problemi maggiori, alla Ferruzzi, arrivano proprio dall'Italiana Olii e Risi che, talvolta, riceveva merce di qualità difforme da quella scritta sui certificati delle autorità americane, come confermavano gli esami di laboratori dei tecnici della Ferruzzi.
Da qualche tempo, poi, le multinazionali americane stavano accentuando le ostilità nei confronti dell'espansione della società ravennate, inducendo i conduttori delle chiatte, cioè quelli che trasportavano dal cuore dell'America i cereali lungo il Mississipi, a chiedere alla società ravennate prezzi sempre più elevati. Oltre a ciò si aggiungevano le difficoltà agli imbarchi sul Golfo del Messico e i ritardi generalizzati.
Serafino decide allora che è il momento di rendere la società ravennate assolutamente indipendente da tutto questo. Pensa quindi di risolvere questo braccio di ferro a modo suo, liberandosi dal dominio opprimente delle società americane. Qui il suo progetto è ambizioso in quanto programma di spostare lo scontro dall'Italia agli Stati Uniti, trasformando il gruppo in una "casa d'origine", cioè insediando delle proprie filiali là dove si trova il regno delle multinazionali.
Pensa poi di stabilire "rapporti stretti con i governi dei paesi esportatori" o, meglio, di stringere dei rapporti di collaborazione con i piccoli esportatori di materie prime, cercando di aggirare quella sorta di embargo messo in atto nei suoi confronti dalle grosse compagnie americane.
La decisione assunta dal gruppo Ferruzzi a metà degli anni '50 di acquisire la merce F.O.B. anziché C.I.F., è di ampia portata e determina un cambiamento di strategia da parte del gruppo di Ravenna molto onerosa, che lo costringe ad affrontare inizialmente uno scontro con le multinazionali che poi si protrarrà negli anni seguenti sino a trasformarsi in una lotta nei primi anni '60. La decisione deriva sia dalla ricerca di un proprio autonomo spazio di manovra sia dalla naturale evoluzione del gruppo che da importatore e distributore di granaglie, con margini finanziari di fatto stabiliti dalle cinque sorelle, si trasforma in reale società di trading internazionale con la possibilità di sfruttare al massimo il margine esistente sulle diverse piazze estere, forte oramai di una solida posizione acquisita a livello nazionale. La reazione delle "cinque sorelle" ovviamente non si fa attendere e si traduce inizialmente, come già detto, in atteggiamenti e azioni ostili, per poi crescere di intensità sino a trasformandosi in una sorta di embargo tacito verso la Ferruzzi. Infatti, verso la fine degli anni '60 le ostilità manifestate dalle multinazionali del grano aumenteranno a tal punto da trasformarsi in lotta commerciale.
Lo scontro diretto con le cinque sorelle determina la "sconfitta" della ancor fragile società italiana che deve pertanto riformulare la propria strategia, adottando una manovra di dissimulazione.
La società ravennate, date le circostanze, decide di ritirarsi momentaneamente dal mercato nordamericano, vedendosi costretta a intraprendere un'altra strada, anche per la ricerca di autonome fonti di approvvigionamento, forse più obbligata che progettata, nel tentativo di entrare pertanto in diretta concorrenza con le multinazionali, scelta che la fa diventare un vero trader internazionale. Si sottolinea inoltre che, prima dello scontro diretto, le multinazionali del grano, forse sottostimando le capacità organizzative della Ferruzzi, e pur creandole barriere di vario tipo e disagi generalizzati, le lasciano la possibilità di divenire il più importante importatore e distributore italiano. Si ritiene che questo sia dipeso anche dalla reale offerta di efficienza e organizzazione dimostrata dalla società ravennate, a dispetto degli altri operatori esistenti in Italia quali Pagnan, De Ambrosio, Orlandi e Angelini. A queste ultime si aggiungono la Continental Grain e le filiali italiane della Cargill (Tradex) e della Dreyfus (Ceres) che operavano direttamente nel mercato interno, ma con quote di merce importata molto inferiori. A queste società operanti in Italia si aggiungono anche società europee, come la Tradex tedesca, il Gruppo Toepfler (francese) e le Cooperative Francesi Riunite, insieme con una rete consistente di operatori e brokers, che non riescono a scalfire la posizione dominante della Ferruzzi e rispetto alla quale si instaura invece un rapporto di dipendenza.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il gruppo Ferruzzi e la figura di Raul Gardinii: la scalata alla Montedison

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Ferracin
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Sergio Noto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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