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Le immunità dalla giurisdizione dei militari in missione all'estero

L’incidente del Cermis

Il 3 febbraio 1998, un aereo militare appartenente alle forze americane dislocate ad Aviano, in provincia di Pordenone, causò la rottura dei cavi della funivia che collega l’abitato di Cavalese al Monte Cermis durante un volo di esercitazione. In questo incidente persero la vita 20 persone, situate all’interno della cabina che si schiantò al suolo, mentre il velivolo riuscì ad atterrare senza gravi conseguenze.
La Procura di Trento avviò un’inchiesta sull’incidente e avanzò una serie di capi d’accusa, quali omicidio colposo plurimo, disastro colposo e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti, nei confronti dell’equipaggio e dei supervisori.
Il Tribunale di Trento respinse le richieste della Procura e con sentenza n.161 del 13 luglio 1998 dichiarò il difetto di giurisdizione delle corti nazionali. Le ragioni addotte furono le seguenti: secondo la Convenzione di Londra del 1951 sullo statuto dei militari NATO, la competenza esclusiva a giudicare, del Paese d’origine o del Paese di soggiorno, è prevista per i reati che sono considerati tali soltanto in uno dei due ordinamenti. Negli altri casi, ovvero di competenza concorrente, la priorità è dello Stato di origine “per il caso di condotte lesive esclusivamente degli interessi di questo” o “per le ipotesi di reati commessi nell’esecuzione del servizio”. Il Tribunale osservò inoltre che, nel momento in cui il Governo italiano formulava la richiesta nei confronti del Governo americano di rinunciare alla giurisdizione prioritaria, la medesima richiesta avrebbe implicitamente confermato l’esistenza di una giurisdizione esclusiva degli Stati Uniti, risolvendo dunque politicamente la questione giuridica di chi fosse competente a giudicare. Riprendendo la sentenza del 1997 sul caso Thierry Bone, il Tribunale aggiunse che il “giudice italiano è tenuto a prendere atto della propria mancanza di giurisdizione” nel caso in cui “per un reato commesso da militare NATO nell’esecuzione di un servizio, risulti la volontà dello Stato d’origine di esercitare la propria giurisdizione”.
Dopo aver concluso l’esposizione di questa premessa, il Tribunale fornì una risposta ad ogni tesi formulata dall’accusa e volta ad affermare la giurisdizione nazionale. Di seguito ne riportiamo i tratti salienti.
Secondo la tesi sostenuta dal p.m. in sede di rinvio a giudizio, la Convenzione di Londra dovrebbe essere considerata inapplicabile al caso in esame, in quanto l’incidente del Cermis sarebbe stato scaturito da un’iniziativa statunitense e non da un’attività NATO. In realtà, come fece notare il Tribunale, lo stesso preambolo della Convenzione sottolinea che lo scopo dell’accordo è quello di “determinare lo statuto delle forze armate di una delle parti […] in servizio nel territorio di un’altra parte”. Inoltre, considerando l’art. VII risulta evidente che “la disciplina è riferita ad ogni ipotesi di condotta” realizzata “dal personale militare o civile appartenente alla Forze alleate presenti nel territorio nazionale”, senza “alcun limite di carattere oggettivo”.
Una seconda tesi sosteneva invece che “gli accordi internazionali successivi alla Convenzione di Londra e produttivi dell’estensione dei suoi effetti” fossero contrari all’art. 80 della Costituzione. Il tribunale affermò che la questione fosse irrilevante e ribadì che “tutte le successive vicende dei rapporti tra le Nazioni alleate sono di rilievo solo per la storica determinazione del suo ambito di applicazione”, ma “non influiscono sul suo contenuto”.
La terza tesi che il Tribunale si ritrovò a fronteggiare asseriva che l’applicazione della Convenzione di Londra e della norma che promuove la giurisdizione concorrente e il diritto di priorità “sottende una condizione implicita ma imprescindibile” e cioè “che i fatti […] non abbiano destato forte turbativa nello Stato ospitante, ovvero che la violazione non coinvolge in modo preponderante i suoi interessi”. Il Tribunale rispose che “nessun sintomo che si possa trarre dalla lettura dell’art. VII della Convenzione” autorizza a ritenere che le ipotesi indicate “siano espressive della stessa ragione di rinuncia alla giurisdizione da parte dello Stato di soggiorno”, trattandosi “all’evidenza di due ipotesi differenti” che vanno fatte risalire “la prima ad un concreto disinteresse”, la seconda “alla pur limitata riaffermazione di una norma consuetudinaria”.
Un’ulteriore tesi evidenziò come il reato in esame non fosse stato commesso nell’esecuzione del servizio, in quanto la condotta tenuta dai piloti del velivolo era in contrasto con le direttive dello Stato maggiore dell’Aeronautica italiana; la quota alla quale viaggiava il mezzo, infatti, era minore a quella consentita. Il Tribunale tuttavia considerò l’attività dei militari americani come un volo di addestramento e concluse che “solo la considerazione della rilevanza delle regole imposte alle esercitazioni militari può condurre ad affermare la loro concreta violazione”.
Tra tutte le tesi formulate, quella che il Tribunale considerò di maggiore interesse concerneva “la legittimità della doppia incriminazione”. Secondo il Tribunale, “tale tesi ammette che si è di fronte ad un’ipotesi astratta di giurisdizione concorrente, con priorità dello Stato d’origine”, tuttavia “la mancata persecuzione nell’ordinamento americano del reato di attentato a mezzi di trasporto, un per quelli per cui si procede in questa sede”, causava la mancanza del “presupposto per una completa concorrenza di giurisdizione. […] Se si omettesse di procedere per tale reato, verrebbe anche ad essere violato il principio costituzionale dell’obbligatorietà”, in quanto “si lascerebbe non perseguito un fatto di reato non assorbito da quello per il quale l’azione penale è esercitata”. Inoltre, “il Trattato di Londra disciplina con cura la ripartizione della giurisdizione”, attribuendola “ora all’uno ora all’altro ordinamento”, ma “mai consentendo la doppia persecuzione dello stesso fatto” ed “al comma 8 dell’art. VII prevede esplicitamente un divieto di ne bis in idem, con riferimento […] allo stesso reato”. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le immunità dalla giurisdizione dei militari in missione all'estero

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Informazioni tesi

  Autore: Michele Milano
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Carlo  Focarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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relazioni internazionali
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