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La persona in Emmanuel Mounier

La Rivoluzione Personalista

Per Mounier, “Una rivoluzione è pur sempre una crisi morbosa, che non porta automaticamente ad una soluzione. Rivoluzionario significa una cosa molto semplice, ma significa che non si rimedia al caos così radicale e così tenace del nostro tempo senza una contromarcia, una profonda revisione dei valori, una riorganizzazione delle strutture, e un rinnovamento delle classi dirigenti”.
La rivoluzione personalista è, essenzialmente, ciò che porta la persona ad una trasformazione della personalità stessa, con il fine di incrementare nel soggetto umano il senso di responsabilità, creatività e capacità di partecipazione sociale, attraverso l'armonizzazione del corpo, dello spirito e della comunione all'interno di una specifica situazione storica, per creare un nuovo uomo.
Mounier parla di rivoluzione personale, che impegna l'intero uomo alla presa di coscienza del disordine stabilito, del male pubblico, e al loro superamento per la realizzazione del bene comunitario.
“Questa necessità di proiettarsi e di rilanciarsi verso il futuro, passa dunque, secondo Mounier, nella logica della rivoluzione. Una parola abusata, connotata di un'accentuazione negativa, a cavallo degli eventi tragici che hanno siglato le cosiddette rivoluzioni di tanti paesi durante il XX secolo. Mounier, invece la riscatta dalle sue ambiguità semantiche e la rilancia alla luce del motore del cuore, il che esige fedeltà alla causa del cuore, e alla causa della civiltà dell'amore”.
Certamente non è facile poter porre qualcosa di nuovo, creare un mondo basato sulla centralità della persona, e, nello stesso tempo, non inciampare nel separatismo, nell'isolamento, nell'indifferenza.
La via è, per Mounier, costruire una nuova civiltà basata su una struttura radicale di essere non solo in relazione con gli altri, ma in comunione.
Campanini afferma che: “La proposta del personalismo si collocava nell'ottica generale della terza via, non solo e non tanto nel senso di un progetto politico, quanto piuttosto di una visione completa dell'uomo, intreccio di pubblico e di privato contro ogni tentativo di relegarlo ora nell'una ora nell'altra dimensione”.
Mounier ribadisce che all'interno della crisi del XX secolo, il compito del filosofo è quello di aiutare l'uomo nel mutarsi in questa società. La rivoluzione personalista deve offrire all'uomo un mezzo ragionevole per ottenere un organizzazione sociale giusta, e nello stesso tempo restituirgli uno spessore e un motivo per vivere e morire.
Per Mounier la rivoluzione, non è di tipo politico, ideologico o economica, ma piuttosto è una rivoluzione spirituale, un movimento di personalizzazione dell'umanità e della società tutta, una rivoluzione che spinga alla riappropriazione dell'essere, di se stessi, per allontanarsi dal mondo attuale sempre più proteso verso l'avere e le scelte impersonali: afferma Mounier: “Noi siamo doppiamente rivoluzionari, ma in nome dello spirito. In primo luogo, e finché vivrà il genere umano, perché la vita dello spirito è una conquista sulle varie forme d'indolenza che dobbiamo scuoterci di dosso a ogni istante per evitare il letargo, adattarci alla nuova rivoluzione, aprirci a un'orizzonte che si estende. In secondo luogo, negli anni '30, poiché lo sfascio del mondo moderno è arrivato a uno stadio così avanzato, così profondo, che è necessario un crollo di tutto il suo tarlato complesso per far risorgere nuovi germogli”.
Mounier non cerca di interporsi tra il capitalismo e il socialismo, ma vuole trovare una nuova via, una nuova strada.
A questo proposito scrive Mounier: “Questi pericoli non sono legati a un determinato partito o a un determinato movimento sociale. Sono stati spesso attribuiti al socialismo o al comunismo, poiché il socialismo e il comunismo, recando la prima analisi penetrante del mondo moderno, li trascinavano con sé. Essi partecipano dello stesso movimento delle cose, dello sviluppo riboccante di una potenza tecnica ancora da assimilare. L'uso delle tecniche, la vita nella massa, non sono necessariamente spersonalizzanti; divengono tali solo quando l'uomo, per pigrizia di conseguire una sintesi laboriosa, rinuncia a voler vivere personalmente e a stimare questo modo di vivere. Allora, ma allora solamente, un ordine troppo rigido nella produzione o nella vita pubblica introdurrà altrettanto disordine, dal punto di vista dell'uomo, quanto l'anarchia individualista di ieri. Non perciò dovremo spezzare le macchine e sospirare verso le utopie preindustriali […]; ma, in senso alla rivoluzione per l'ordine tecnico e sociale, che è urgente […], dobbiamo condurre una seconda rivoluzione meno appariscente, quella che, col nostro assestamento economico e collettivo, ci renderà nello stesso tempo quella virtù interiore che infonde autorità, indipendenza e libertà rispetto alle cose”.
Il mezzo per ottenere questa rivoluzione personalista e comunitaria è ristabilire un nuovo ordine poiché il disorientamento che è in noi va cercato in un disordine spirituale; per Mounier: “Lo smarrimento che è in noi non va dunque cercato al di là dei nostri sconforti, al di là, anche, del nostro equilibrio nella società. è la presa di coscienza di un disordine spirituale. Poco importa la storia, per ognuno di noi, di questa rivelazione interiore. In qualcuno può esservi portata senza resistenza, dall'impeto del temperamento. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La persona in Emmanuel Mounier

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Grazia Bartocci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Furia Valori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

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Parole chiave

francia
persona
personalismo
mounier
esprit
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