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Stati Uniti e Cina Popolare: nascita di un'intesa 1969 – 1972

La diplomazia del ping pong

Nel mese d'aprile del 1971, si tenne a Nagoya, in Giappone, il trentunesimo campionato del mondo di tennis da tavolo. Per la prima volta dopo diversi anni, anche la Repubblica Popolare Cinese partecipava ad una competizione sportiva internazionale e inviò la propria squadra di pong pong in Giappone. Anche la squadra di ping pong degli Stati Uniti era iscritta al torneo e, nel corso delle gare, i giocatori delle squadre cinese ed americana fecero amicizia. Fu in particolare Glenn Cowan, uno studente della California poi divenuto famoso, ad avvicinare la controparte cinese, il tre volte campione del mondo Chiang Tse – tung, ottenendo con l'astuzia un passaggio sull'autobus insieme ai giocatori cinesi, per una gita al vivaio di perle coltivate della penisola di Mie.
L'amicizia tra le due squadre fu suggellata dall'invito a visitare Pechino fatto dai cinesi alla squadra americana, tra la meravigliata sorpresa di tutti.
E così il 14 aprile, nel grande Palazzo del Popolo, la squadra di ping pong degli Stati Uniti fu accolta calorosamente dal Premier Zhou En – lai, "un risultato che", disse Kissinger, "costituiva un'ambizione ancora insoddisfatta per la maggior parte dei diplomatici occidentali di stanza a Pechino".
Nel suo aspetto più profondo, l'invito fatto ai giovani americani rassicurava più di qualunque nota diplomatica attraverso qualunque canale, che l'emissario, che ora sarebbe stato sicuramente invitato, avrebbe messo piede su un suolo amichevole.
È ovvio come non sia stato Glenn Cowan, ad allacciare quei rapporti che hanno condotto la squadra americana a Pechino. L'invito ai quindici giocatori, accompagnatori e dirigenti USA nella Cina Popolare non è stato così casuale come gli stessi cinesi hanno voluto far credere.
Lo sport venne messo al servizio della politica, cosicché il ping pong rientrava perfettamente nel quadro di quella diplomazia di apertura sulla scena mondiale che Pechino aveva iniziato da oltre un anno, e che aveva per obiettivo la riassunzione del ruolo che spettava ad un paese di ottocento milioni di abitanti : un ruolo di grande potenza. La sapiente regia di Zhou En lai aveva fatto sì che un evento di per sé di poco conto (si trattava di un invito agli sportivi americani a recarsi in Cina per qualche partita di tennis da tavolo) suscitasse scalpore in tutto il mondo, che ignaro dei progressi compiuti fino ad allora nelle relazioni tra i due Paesi, considerò l'evento una svolta epocale. "Un ponte ê stato gettato questa settimana dall'Oriente rosso agli USA", scriveva il 14 aprile il Washington Post, "ed esso ha la forma di un tavolo da ping pong" . L'immagine della Cina nel mondo ebbe un rilancio senza precedenti e la diplomazia del ping pong fu quasi una campagna pubblicitaria.
La Cina riuscì, per giorni, ad essere sulla prima pagina di tutti i giornali del mondo, i commenti di quelli che uscivano dai suoi confini, dopo una visita di tanto peso politico, sono stati unanimi. Li riassunse per tutti, il Presidente dell'Associazione americana del tennis da tavolo: "Abbiamo l'impressione di uscire da un mondo pulito e di rientrare in uno sporco".
Diversi furono i risultati conseguiti dalla Cina in ogni caso, aldilà del rilancio dell'immagine di un Paese, che da anni veniva visto come l'origine di tutti i mali del mondo. Eccone alcuni aspetti:
1 ) Grazie al ping pong, la Cina aveva nuovamente dato un colpo al fragile equilibrio USA – URSS nel quale Pechino vedeva il più pericoloso elemento di stabilizzazione della situazione mondiale.
A soli pochi giorni dalla conclusione del XXIV Congresso del PCUS, che aveva riaffermato il potere burocratico nell'Unione Sovietica e che aveva nuovamente tentato una condanna corale della "deviazione cinese", Pechino ribadì, col dialogo aperto verso Occidente, l'impossibilità di qualsiasi soluzione dei problemi mondiali senza la sua partecipazione.
Le foto di Zhou En – lai sorridente che riceveva i giocatori americani a Pechino e s'intratteneva a discutere della cultura hippie avevano fatto il giro del mondo, simbolo di un nuovo tono nelle relazioni internazionali e di un Paese che aveva ritrovato la sua "ragionevolezza".
Al generale atteggiamento ottimista della stampa occidentale corrispose in Unione Sovietica, una forte campagna propagandistica anticinese, al punto che l'agenzia sovietica Novosti arrivò a comprare intere pagine dei più grandi quotidiani di lingua inglese ("Times" e "New York Times") per fare la pubblicità al rapporto di Brezhnev al XXIV Congresso.
2) La Cina, dopo il ping pong, aveva messo i suoi rapporti con gli Stati Uniti in modo tale da poterli sviluppare in futuro a vari livelli.
Basti pensare che Nixon aveva ulteriormente "rilassato" l'embargo commerciale con la Cina, spinto dalle stesse aziende americane. La Casa Bianca infatti, concesse permessi di esportazione alle aziende automobilistiche, chimiche e aeronautiche (i cinesi erano interessati ai jet di linea) e non fu certo un caso che fra gli accompagnatori della comitiva americana a Pechino ci fossero un alto dirigente della Chrysler Corporation ed uno di un'importante azienda chimica.
Così come la presenza di studiosi e giornalisti americani, lasciava presagire l'inizio di scambi culturali tra i due Paesi con una certa continuità.
3) La Cina gestendo l'invito al ping pong contribuì a rendere più evidenti non solo le contraddizioni della politica estera americana, come se fosse caduto quel velo che mistificava la Cina Popolare, il nemico di sempre; ma anche quelle della politica interna, con il dissenso tra il Vicepresidente Agnew e il Presidente Nixon.
4) Il nuovo corso della politica estera cinese, così come si manifestò al mondo, fu un grosso passo avanti nella realizzazione di uno degli obiettivi prioritari della sua politica estera: la "liberazione" di Taiwan.
Gli avvenimenti del mese di aprile furono per il governo di Chiang Kai – shek il colpo più duro sofferto in ventidue anni di sopravvivenza sotto la protezione americana, un colpo che aveva indotto per la prima volta, seriamente, i nazionalisti a confrontarsi con nuovi possibili scenari che implicavano un generale ripensamento.
Taipei avrebbe dovuto dunque rivedere la propria politica di alleanze, giungere a una forma di coesistenza con Pechino ed eventualmente rinunciare al seggio che occupava alle Nazioni Unite.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Stati Uniti e Cina Popolare: nascita di un'intesa 1969 – 1972

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Informazioni tesi

  Autore: Luca Cristiano Cavaliere
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Alfredo Breccia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 277

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