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Libertà sulla carta. Per una visione d’insieme sul condizionamento dell’informazione in Italia

Dalla farsa alla tragedia

All’alba del terzo millennio si tenta di controbilanciare lo strapotere mediatico arcoriano con la legge sulla par condicio, omologa di quella sull’equal time americana (abolita da Ronald Reagan nel 1987). Una legge emergenziale che risponde a logiche di pluralismo interno, atta a fornire le stesse possibilità a tutti i competitori politici in periodo elettorale.
Ma quando entri in politica per curare meglio i tuoi affari personali attraverso leggi ad personam che beneficiano soprattutto te stesso e le cricche di tuoi affiliati è perfettamente comprensibile che il tuo impero politicomediatico debba allargarsi ed estremizzarsi nelle sue battaglie in tuo favore. Così la par condicio, inizialmente avversata da Berlusconi, viene deformata nel suo significato e sfruttata come arma contro gli avversari non solo politici, ma anche culturali, per silenziare qualsiasi critica o fatto in nome di non si sa bene quale imparzialità, come se i fatti avessero la stessa legittimità sia esposti in un modo che nel loro contrario. Da qui nascono tutti i salotti politici televisivi in cui, in sostanza, si parla di aria fritta. Tanto all’opposizione basta avere assicurata la propria parte di poltrone.
Guarino commenta in proposito: “Più il potere è corrotto e più ha bisogno dei media, indispensabili per depistare, coprire e/o minimizzare il più possibile le storture del sistema: l’andamento dell’economia, la situazione dello stato sociale, l’insediamento nei posti-chiave di propri uomini (anche a scapito della professionalità e dell’onestà). E, a maggior ragione, le collusioni con la malavita organizzata”. L’autore arriva addirittura a ricordare nero su bianco un episodio di tentata corruzione “letteraria” per cui un manager della Fininvest, Sergio Roncucci, che risulterà di nuovo uso a queste manovre illegali in ambito edilizio, nel 1986 venne a trovare lui e Giovanni Ruggeri, il coautore del libro Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv, sfoderando un libretto di assegni su cui loro avrebbero dovuto mettere la cifra che preferivano per cedere i diritti dell’opera che doveva ancora essere pubblicata. Tentativo infruttuoso.
Il citato Marzo, nella sua introduzione al volume di Guarino, scandisce diversi tipi di asservimento esemplificando: “Se dovessi scegliere i prototipi dei tre principali modi di espressione del sostegno offerto dal mondo giornalistico ad Arcore, non avrei dubbi. Innanzitutto abbiamo avuto il ‘patrocinatore ideologico’, che soprattutto nella squadra degli editorialisti del Corriere della Sera, Ostellino, Sergio Romano e Panebianco in testa. Poi c’è stata la ‘servitù furba’. Il primo posto va sicuramente a Vittorio Feltri. Infine, la ‘servitù sciocca’, e qui Augusto Minzolini non è secondo nemmeno a Sallusti”. C’è da aggiungere che questi venduti sono fieri dei loro lauti stipendi, ciò risulta evidente dal vergognoso convegno organizzato dal solerte Giuliano Ferrara a metà 2011 al cinema Capranica di Roma, il nome-programma è “Adunata dei servi del Cavalier Berlusconi” e partecipano anche direttori di testate del Cav: i citati Feltri, Alessandro Sallusti, ma anche Belpietro e Mario Sechi, già vicedirettore del settimanale di famiglia Panorama. Sono la versione moderna dei “canguri” mussoliniani, i “pennivendoli-mammiferi, interessati solo a riempire di denaro il marsupio”, il duce andava giù pesante coi “colleghi”: “I giornalisti sono come l’organetto di Barberia: basta una moneta per farlo suonare”, con la differenza che sotto il Fascio chi si discostava dalla linea veniva silenziato, mentre oggi si fa la fila fuori dalla porta del dittatore in sedicesimo. Questo tipo di “intellettuali” per Pellegrini sono: “felicemente organici al potere, con pervicacia, perseguono questo criminale obiettivo giorno dopo giorno, ascari coscienti e consenzienti di un potere che se li coccola con grande affetto attraverso giornali e tv compiacenti. Per loro l’uccisione dell’informazione libera, la morte dei contratti collettivi, la fine della democrazia che noi conosciamo e che è scritta nella nostra Costituzione, è l’obiettivo da raggiungere: e quindi questo è esattamente il loro lavoro”. Viene in mente il famoso avvertimento di Malcolm X: “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”. E Montanelli, forse ispirato dal trattatello dell’amico fraterno di Michel de Montaigne, Etienne de La Boétie, conia un aforisma adatto a questa schiavitù volontaria: “La servitù, in molti casi, non è la violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi”.
Nel 2001, la presa di potere avviene in pompa magna e sulla pelle della gente, infatti la campagna elettorale del centrodestra è giocata in buona parte sui temi della sicurezza, l’Osservatorio di Pavia analizza come prima delle elezioni le ore dedicate alla criminalità fossero sedici al giorno, mentre dopo la vittoria della parte politica che ha cavalcato la paura di questa, calano misteriosamente a sei, nonostante i fatti provino che i crimini tenderanno ad aumentare.
In carcere, i mafiosi si felicitano, due boss infatti si consigliano vicendevolmente giornalisti che potrebbero fare al caso loro nell’organizzazione di una campagna stampa in difesa dei compari detenuti. Salvatore Aragona, capomafia del quartiere palermitano di Brancaccio consiglia Ferrara e Lino Jannuzzi che: “ha scritto il libro contro Caselli e un libro pure su Andreotti ed è in intimissimi rapporti con dell’Utri”, il boss Giuseppe Guttadauro (l’intercettato) risponde che “Jannuzzi buono è!” e anche Lehner che “ha fatto un libro contro il pool di Milano” ( si tratta di Articolo 289 c. p. – Attentato a organo costituzionale, per cui verrà condannato per diffamazione aggravata).
La storia si nutre di ricorsi e così come Gelli si liberò di Ottone al Corsera Ferruccio de Bortoli riceve tali e tante pressioni politiche dagli sgherri berlusconiani che si ritirerà in buon ordine, la sua colpa è di essere un vero moderato di destra. Lui stesso in un consiglio di redazione del 2002 si esprime così: “Le pressioni si fanno sentire.
L’impressione è che vogliono un’informazione vassalla”. Le colpe consistono nella pubblicazione delle prove bancarie della corruzione giudiziaria nel caso SME giunte in rogatoria dalla Svizzera. L’autore dell’articolo Paolo Biondani riceve minacce dirette dall’avvocato-parlamentare forzista Gaetano Pecorella (poi condannato in via definitiva): “Non abbiamo fatto niente. Ma adesso basta, non ti perdono più nulla. Hai capito?” Anche all’editore moderato Cesare Romiti “sembra di vedere di nuovo una voglia di limitare la libertà”. Lo stesso direttore risponde alle continue accuse dell’altro avvocato-deputato-imputato Cesare Previti: “Spiace che, nella comprensibile ansia di difendersi, l’onorevole Previti esprima opinioni sull’informazione giudiziaria del ‘Corriere’ inesatte ed ingenerose […]. Ma le notizie sono notizie comprese quelle che provengono dal Parlamento e possono incidere sui processi in corso. Se sono fondate, si pubblicano senza chiedersi preventivamente se facciano gli interessi dell’accusa o della difesa”. E ancora: “La professione di giornalista [è] semplicemente impossibile. Il sospetto di parzialità è la regola.
La concessione del beneficio della buona fede nemmeno l’eccezione. Una preoccupante deriva morale. Non ci si confronta, ci si sospetta”. Altra colpa è lo schierarsi pubblicamente contro la guerra in Iraq. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Libertà sulla carta. Per una visione d’insieme sul condizionamento dell’informazione in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Fabio Giagnoni
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Paolo  Castiglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 145

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